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Il nuovo ultrà: un patriota locale

Thomas Busset: Cosa passa per la testa di un ultrà? privat

Gli atti di violenza legati al mondo del calcio seguono un percorso ciclico: prima l'Inghilterra, poi l'Italia ed ora anche la Svizzera, proprio alla vigilia di Euro 2008. Il sociologo Thomas Busset ha fatto di hooligan e ultrà un tema privilegiato di studio scientifico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 giugno 2008 - 08:38

Per meglio comprendere l'ambiente delle tifoserie calcistiche in Svizzera, e varare così misure più efficienti, bisogna innanzitutto considerare cosa passa nella mente degli ultrà e capire come si svolge la loro quotidianità.

Per raggiungere questo scopo, Thomas Busset e i suoi collaboratori non si sono basati sull'analisi di questionari o sull'interpretazione di statistiche. Al contrario hanno preferito seguire dal vivo le partite di calcio, in modo da poter conoscere i tifosi più accaniti e intervistarli direttamente.

Grazie a questa strategia, i sociologi hanno raccolto informazioni preziose, non solo a livello sociologico ma anche per la politica di sicurezza elvetica, soprattutto in un periodo particolarmente a rischio come quello degli Europei di calcio.

swissinfo: Hooligan – qual è l'origine di questo termine?

Thomas Busset: Questo termine deriva probabilmente da un clan famigliare irlandese o inglese chiamato Hoolihan o Hooligan, distintosi all'inizio del secolo scorso per la sua particolare violenza.

swissinfo: Per quale ragione queste persone hanno risvegliato il suo interesse?

T.B. : Per quanto mi riguarda, m'interessa meno la nozione di hooligan, quanto piuttosto il concetto più ampio di "tifosi militanti di calcio". In questo gruppo vi sono diverse tipologie di comportamento, di cui soltanto una minima parte è rappresentata dagli hooligan.

L'interesse socio-scientifico del nostro gruppo di lavoro porta sullo sport e la società. E in questo senso, anche i tifosi di calcio in generale sollevano molti interrogativi.

swissinfo: C'era prima il calcio o gli ultrà? E il gioco del pallone è sempre un elemento determinante ?

T.B.: Il fenomeno degli ultrà non è necessariamente legato al calcio, ciò che conta è la presenza di un folto pubblico in un determinato luogo.

Gli atti di violenza non sono certo un fatto recente: già lo scrittore bernese Jeremias Gotthelf (1757-1854) raccontava come durante il gioco dell'hornuss i giovani venissero spesso alle mani. La novità consiste, a partire dagli anni '60, nella nascita di una sottocultura che trova le sue origini in Inghilterra. Da allora, questo modo di agire si è progressivamente strutturato ed esteso fino a trasformarsi in quello che noi oggi conosciamo come "fenomeno hooligan".

swissinfo: Per quale ragione i cicli di violenza si sviluppano in modo così diverso nei singoli Stati europei ?

T.B.: Con l'internazionalizzazione del gioco del calcio, il tifo violento si è diffuso anche a livello europeo, radicalizzandosi. In origine, il fenomeno britannico degli hooligan era più sociale che politico. A partire dagli anni '70, invece, l'estrema destra ha cercato di politicizzare questi gruppi di tifosi e di reclutare nuovi membri.

A metà degli anni '80 questo processo ha preso il via anche in Svizzera. Dopo l'Inghilterra, un ruolo importante l'ha giocato anche l'Italia, dove i fanatici del calcio, così come i giovani in generale, erano da tempo politicizzati e tendevano all'estremismo. I tifosi hanno dunque importato il loro modo di agire dall'ambiente socio-politico, nel quale vivevano, fino agli stadi: da qui il termine "ultrà".

swissinfo: Se inizialmente gli ultrà erano legati ad ambienti di destra, ora vi sono più "sciovinisti locali". Quale sarà il prossimo passo?

T.B.: Dipende da paese a paese. Gli appassionati di calcio possono simpatizzare per l'estrema destra oppure non appartenere a nessun gruppo politico. In Svizzera, i tifosi più giovani si definiscono ultrà, ma tendono a distanziarsi dai comportamenti tipici degli hooligan.

Questi gruppi ci tengono ad apparire come politicamente neutrali perché, dal loro punto di vista, la politica non ha nulla a che vedere con lo sport. Il loro obiettivo, con l'ausilio di coreografie e bandierine, è di ottenere una partecipazione massiccia alle partite. La politica, così come le donne, vengono considerati come elementi di divisione interna.

swissinfo: Gli ultrà sono quasi sempre giovani, di sesso maschile e nazionalità svizzera. Si dice che in passato il servizio militare insegnava una certa disciplina. Oggi, a parte lo stadio, c'è solo il Forum economico di Davos per scatenarsi. È vero?

T.B.: È vero che la maggior parte dei tifosi ha il passaporto rossocrociato, ma ci sono molti più svizzeri di seconda generazione di quanto si pensi. Pienamente integrati nella loro città o regione, hanno una vasta rete sociale e si identificano nella loro squadra di calcio come nella loro "nuova patria".

Dall'esterno questi gruppi di tifosi sembrano compatti. Dall'interno, invece, si possono individuare diverse fazioni, che si ritrovano anche nella vita di tutti i giorni, a scuola o nei quartieri.

Tuttavia, i giovani da poco immigrati in Svizzera, intenzionati a dare nell'occhio, agiscono più facilmente per le strade che negli stadi, poiché possono farsi notare, ad esempio con azioni di violenza, durante le manifestazioni pubbliche.

swissinfo: Nel frattempo questi "sciovinisti locali" hanno già causato un danno d'immagine durante le partite del campionato svizzero, prima di Euro 2008. Per quale motivo i responsabili della sicurezza non hanno sfruttato le vostre conoscenze ?

T.B.: È importante riconoscere che gli ultrà legati ad una squadra locale tendono difficilmente ad associarsi a tifosi di altre città per sostenere in modo unanime la nazionale elvetica.

In quanto "individui" amano seguire assieme una manifestazione calcistica, ma difficilmente si identificano in "gruppi unitari". A volte accade che si uniscano con ultrà di altri paesi per acquisire maggiore visibilità nelle città in cui hanno luogo le partite o per agire uniti in modo provocatorio.

Questo tipo di comportamento si ritrova comunque difficilmente negli stadi, poiché le norme di sicurezza sono più rigide. Più pericolosa invece è la situazione nelle città, nei luoghi pubblichi o negli accampamenti dei tifosi. Involontariamente, si è dunque venuto a creare un problema supplementare.

swissinfo: Cosa ci sarebbe ancora da fare ?

T.B.: Da un lato ci sono quei tifosi che si fanno notare durante tutto l'anno e dall'altro coloro che agiscono in occasioni straordinarie come gli Europei di calcio.

Si parla sempre più spesso di intensificare la repressione, invece di mettere l'accento sul concetto di prevenzione, ad esempio attraverso un maggiore dialogo con i tifosi. La presenza massiccia della polizia non è certo indice di prevenzione, quanto piuttosto di dissuasione.

Più imponente è la presenza delle forze dell'ordine, più alta la probabilità che i tifosi si assembrino e che sorgano contrasti. Anche se la frequenza degli scontri è inferiore, il grado di violenza è più alto.

swissinfo, Alexander Künzle
(traduzione e adattamento di Stefania Summermatter)

BIOGRAFIA

Lo storico Thomas Busset è stato assistente e collaboratore in diversi istituti, all'Università di Losanna, al Politecnico di Zurigo e alla CIE, Commissione indipendente d'Esperti Svizzera per la Seconda guerra mondiale.

Busset è particolarmente attivo nell'ambito urbano e regionale delle scienze sociali (politica locale, partecipazione) e si occupa inoltre della storia delle statistiche ufficiali della Svizzera.

Da qualche tempo si occupa inoltre della questione degli hooligan e della storia degli sport invernali in Svizzera .

Dal 2004, infine, lavora al Centro internazionale di studio dello sport (CIES), integrato all'Università di Neuchâtel.

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Fatti

Nell'ambito del programma del Fondo nazionale di ricerca denominato "Estremismo di destra, cause e contromisure" (NFP 40+), il sociologo Thomas Busset e i suoi collaboratori hanno osservato e studiato i tifosi più accaniti di tre squadre elvetiche di Super e Challenge League (Serie A e B), l'FC Basel, il BSC Young Boys e l'FC Servette.

I ricercatori hanno assistito a 60 partite, la metà giocate in casa, e hanno intervistato 30 tifosi tra i più violenti o appartenenti a gruppi ritenuti tali.

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