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Il Neuchâtel Xamax passa in mani cecene

Tra i tifosi neocastellani l'arrivo di un ceceno alla testa del club suscita nello stesso tempo timori e speranze. Keystone

La squadra svizzera di calcio del Neuchâtel Xamax è stata acquistata dall'uomo d'affari ceceno Bulat Chagaev, vicino al presidente Ramzan Kadyrov. Appassionato di pallone, Chagaev afferma di nutrire grandi ambizioni per il club. Molti però si interrogano sulle sue reali intenzioni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 maggio 2011 - 20:15
swissinfo.ch

Il passaggio di consegne avverrà durante l'assemblea generale del club, prevista il 12 maggio. Una semplice formalità, poiché l'attuale uomo forte del club Silvio Bernasconi, che detiene la maggioranza delle azioni della società, ha già dato il suo avallo. L'ammontare della transazione è stato finora mantenuto segreto.

L'acquisto della squadra da parte di un investitore straniero, oltretutto legato a una personalità controversa come il presidente ceceno, accusato di violazione dei diritti umani, suscita nello stesso tempo timori e speranze a Neuchâtel. «Non è la soluzione migliore, ma non c'era altra scelta», afferma Jean Robert, tifoso di lunga data, riferendosi alle perdite ricorrenti del club, che Silvio Bernasconi, presidente e mecenate dal giugno 2005, non è più disposto a coprire in continuazione.

«Neuchâtel Xamax ha una lunga storia. Condivido le preoccupazioni di numerosi neocastellani», reagisce dal canto suo Jean Studer, ministro cantonale delle finanze. Per il consigliere di Stato, l'operazione mostra che il cantone è «forse troppo piccolo e non può contare solo sulle sue risorse quando vuole affermarsi a un alto livello».

Tra i frequentatori abituali delle tribune dello stadio della Maladière vi sono numerosi politici, tra cui ad esempio il ministro dell'interno Didier Burkhalter e l'ex consigliere federale Samuel Schmid. A parte esprimere la loro opinione di tifosi, questa volta non avranno però voce in capitolo. «Neuchâtel Xamax è una società privata, che agisce con tutta la libertà concessa alle società private; non vi è nessun margine di intervento per le autorità», sottolinea Jean Studer.

Cattive frequentazioni

La Lega svizzera di calcio è pure impotente: «Sette anni fa abbiamo imposto ai club di costituirsi in società anonima, affinché i presidenti possano essere perseguiti in caso di fallimento. Non possiamo in alcun caso intervenire nel riacquisto delle azioni del club da parte del signor Chagaev», afferma Edmond Isoz.

Il direttore della Swiss Football League mette in guardia contro i pregiudizi nei confronti del nuovo uomo forte della Maladière: «Possiede delle aziende in Svizzera e a priori rispetta completamente le leggi di questo paese. Quando dei russi aprono delle società di trading di materie prime a Ginevra nessuno si pone domande. La Lega serve ad occuparsi della gestione del campionato e non a emettere opinioni politiche».

I legami che Chagaev intrattiene con il presidente ceceno Kadyrov - «è come un fratello», ha dichiarato in un'intervista concessa alla Televisione della Svizzera romanda – fanno sorgere non poche perplessità. Cosa ne pensano le associazioni di difesa dei diritti dell'uomo? Per bocca del suo portavoce Alain Bovard, Amnesty International rimane prudente: «Amnesty non deve pronunciarsi sull'acquisto di un club di calcio da parte di un apparatchik ceceno, qualunque siano le sue relazioni con persone conosciute per aver commesso gravi violazioni dei diritti umani. Il signor Chagaev non ha mai occupato incarichi ufficiali in Cecenia. L'unica cosa che possiamo confermare è che ha delle cattive frequentazioni».

Precedenti scomodi

Ciò che è certo, è che Chagaev dispone di una fortuna colossale: «Non so a quanto ammonta il mio patrimonio. Non conto il mio denaro, né quello degli altri», ha dichiarato nell'intervista. E a proposito dei timori legati al riciclaggio di denaro, ha risposto: «Non so cosa sia il denaro sporco o pulito. In Svizzera quando vado ad acquistare un paio di scarpe nessuno rifiuta i miei soldi dicendo che sono sporchi. La Svizzera può rifiutare il mio denaro su pretesto che è sporco. Ma come può farlo, se non lo sa? I soldi non hanno un nome o una cittadinanza. Sono solo dei soldi».

Sul piano sportivo, le esperienze fatte negli ultimi anni con investitori stranieri non incitano all'ottimismo. «In Svizzera i tentativi da parte di stranieri di assumere il controllo di club di calcio sono tutti falliti miserevolmente», scrive Nicolas Willemin, capo redattore de L'Express di Neuchâtel, che in un commento ricorda i casi di Marc Roger a Ginevra, finito in carcere per truffa, e di Waldemar Kita a Losanna.

«Finora queste operazioni hanno toccato soprattutto i club ticinesi e romandi, ricorda Edmond Isoz. La Svizzera francese ha effettivamente fatto delle brutte esperienze. A queste persone generalmente non importa molto della realtà locale e possono andarsene rapidamente come sono arrivati. È un rischio, ma lo ripeto, non dobbiamo avere dei pregiudizi sul comportamento del signor Chagaev».

Sogni di gloria

Gli interrogativi riguardano anche le ragioni che hanno spinto l'uomo d'affari ceceno a rilevare un club svizzero che attualmente sta lottando per rimanere nella massima lega. «Sono molto felice di poter condurre il Neuchâtel Xamax sulla strada del titolo nazionale, ha dichiarato Chagaev in un comunicato. Con una squadra motivata e ben preparata, potremo rapidamente raccogliere le sfide più incredibili in Europa, a cominciare dalla Champions League».

Bulat Chagaev sarebbe solo un semplice patito di calcio, come Roman Abramovitch al Chelsea o altri oligarchi russi, che può permettersi di saziare la sua passione grazie ai petrodollari? «In ogni caso non spera un ritorno su investimenti: con un club di calcio non solo non si guadagna nulla, ma ogni anno bisogna coprire le perdite. Per quanto concerne il riciclaggio di denaro sporco, esistono investimenti ben più discreti di un club sportivo sempre confrontato alla curiosità dei media», afferma Nicolas Willemin.

Avvicinarsi a Blatter

Un'altra ragione suggerita dal giornale Le Temps sarebbe legata alla megalomania del presidente ceceno in persona, autoproclamatosi capitano della nazionale di calcio del suo paese. Ramzan Kadyrov sognerebbe di organizzare delle partite a Grozny durante la Coppa del mondo 2018, attribuita alla Russia. Per raggiungere i suoi obiettivi, avrebbe orchestrato una grande operazione di seduzione che passerebbe dalla Svizzera, sede della FIFA e dell'UEFA.

Molto sensibili all'aspetto relazionale, scrive ancora Le Temps, i ceceni spererebbero anche di avvicinarsi a Sepp Blatter, presidente della FIFA e… presidente onorario del Neuchâtel Xamax.

Bulat Chagaev

L'uomo d'affari ceceno Bulat Chagaev ha una residenza a St-Sulpice, nel canton Vaud. È attivo sulla piazza ginevrina dall'inizio degli anni '90 e possiede due società iscritte al registro di commercio: Envergure Management SA e Envergure Real Estate 1 SA, riunite in seno alla holding Envergure Holding SA, e attive nei settori delle materie prime, dell'immobiliare e della finanza.

Chagaev ha legami molto stretti con il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, che è pure presidente del club del Terek Grozny. Dalla fine del 2010, la squadra è sostenuta finanziariamente proprio da Chagaev. Da gennaio l'allenatore del Terek Grozny è l'ex stella del Milan e della nazionale olandese Ruud Gullit. Apparentemente è stato proprio Chagaev a convincere Gullit, naturalmente anche a suon di quattrini (guadagnerebbe 900'000 euro all'anno).

Uomo influente, Chagaev è riuscito ad organizzare in marzo a Grozny una partita di gala con delle ex glorie brasiliane, in onore del presidente ceceno.

Mercoledì 11 maggio, in occasione dell'inaugurazione del nuovo stadio, sono attese a Grozny per una partita amichevole diverse vecchie stelle, tra cui Diego Maradona, Jean-Pierre Papin, Fabien Barthez, Luis Figo e Franco Baresi.

A Neuchâtel, Chagaev non ricoprirà l'incarico di presidente. Il compito sarà affidato a Andreï Rudakov. L'ex attaccante dello Spartak Mosca ha giocato anche in Svizzera, a Friburgo durante la stagione 1990/1991 e a Bulle tra il 1992 e il 1994.

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