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Il negoziatore in capo all'OMC traccia un bilancio mitigato

L'ambasciatore Luzius Wasescha ha il difficile compito di difendere gli interessi svizzeri presso l'OMC Keystone

Secondo Luzius Wasescha, il progetto di compromesso discusso all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) è una buona base negoziale, ma la Svizzera dovrà battersi per migliorarlo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 luglio 2007 - 22:06

Allo stato attuale delle cose, le proposte di compromesso sono tutt'altro che ottimali dal punto di vista elvetico.

Le trattative in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) proseguono, ma la Svizzera dovrà impegnarsi a fondo a partire da settembre per "correggere il tiro". Questo è il giudizio espresso mercoledì – dopo numerose riunioni – da Luzius Wasescha, ambasciatore elvetico presso l'OMC.

Le proposte di compromesso presentate nelle ultime settimane dai due gruppi di lavoro - uno sull'agricoltura e uno sui prodotti industriali - costituiscono soltanto "una buona base" per la continuazione dei negoziati del ciclo di Doha, ha dichiarato il capo della delegazione svizzera.

Per giungere a un accordo ci vorrà probabilmente ancora tempo: infatti, "i due progetti sono troppo buoni per essere rifiutati, ma allo stesso tempo troppo svantaggiosi per essere accettati", ha commentato il diplomatico grigionese.

Impresa ardua

Dal punto di vista della Svizzera e del "G10" – gruppo di paesi che riunisce gli importatori netti di prodotti agricoli – vi sono ancora molti problemi, ha detto Wasescha. Al momento, "la pillola sarebbe difficile da ingoiare per il nostro paese", ha aggiunto.

Il testo sull'agricoltura prevede infatti che i paesi industrializzati riducano del 65-75% i dazi più elevati prelevati sulle importazioni di prodotti agricoli.

Secondo Wasescha, tale percentuale è esagerata: "Per la Svizzera, che dovrebbe abbassare il 44% delle voci tariffarie, sarebbe uno choc". L'aumento dei prodotti beneficiari di tariffe ridotte minaccerebbe inoltre la produzione indigena.

Cammino ancora lungo

La Svizzera critica anche la mancanza di impegno in favore dell'estensione della protezione delle indicazioni geografiche. Per quanto riguarda i prodotti industriali, la proposta di abbassamento dei dazi è invece "molto modesta", ha affermato Wasescha.

"Certi paesi in via di sviluppo vogliono ottenere tutto nel settore agricolo, senza però concedere niente nell'ambito dei prodotti industriali", ha sottolineato l'ambasciatore svizzero alludendo alla posizione del gruppo dei paesi del G20, di cui fanno parte il Brasile, l'India e la Cina. Inoltre, secondo Wasescha, gli Stati Uniti vogliono concedere poco e ricevere il massimo.

Il capo della delegazione svizzera mantiene comunque la speranza che il ciclo di Doha, iniziato nel 2001, possa essere concluso alla fine dell'anno o all'inizio del 2008. "Aggiungo però un punto interrogativo", ha detto Wasescha. Negli altri dossier, come quello dei servizi, non vi è infatti ancora nulla di concreto.

swissinfo e agenzie

Progetto di compromesso

Dopo parecchi tentativi di rilanciare il ciclo di negoziati, i presidenti dei gruppi di lavoro "agricoltura" e "prodotti industriali" hanno presentato la scorsa settimana un doppio progetto di compromesso.

Tale proposta prevede delle cifre precise in merito alla riduzione dei diritti doganali, agricoli e industriali così come l'accesso al mercato.

La maggior parte dei goveni sembra considerare questo doppio progetto come un progresso; il rischio del naufragio del Ciclo di Doha, anche alla luce delle numerose riunioni in corso questa settimana a Ginevra, sembra dunque scongiurato.

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Ciclo di Doha

I 150 membri dell'OMC difficilmente negozieranno una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali nel quadro del Ciclo di Doha avviato nel 2001.

In particolare, vi è disaccordo in merito all'entità delle agevolazioni doganali, alle riduzioni delle sovvenzioni agricole interne e al grado di flessibilità da accordare ai paesi in via di sviluppo per quanto concerne l'apertura dei loro mercati.

Nel quadro dei negoziati, la Svizzera presiede un gruppo di paesi (G 10) importatori netti di prodotti agricoli. Sulla difensiva per quanto concerne il dossier agricolo, la Svizzera caldeggia una liberalizzazione dei servizi e una diminuzione dei dazi doganali sui prodotti industriali.

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