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Il mondo della prostituzione in Ticino dopo il Covid

Il racconto di chi si reca direttamente nei luoghi del sesso a pagamento per fornire supporto e prevenzione alle prostitute.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 luglio 2022 - 08:46
Guido Mariani e Vince Cammarata

Il settore della prostituzione legale in Svizzera ha vissuto un vero boom tra gli anni ‘90 e l'inizio del nuovo secolo. Tuttavia nell’ultimo decennio ha quasi dimezzato il fatturato e la pandemia ne ha messo ancora più in luce i punti deboli.

Il lockdown, la difficoltà negli spostamenti e la paura delle varianti del Covid, hanno portato diversi locali alla chiusura e molte professioniste sono state costrette a esercitare il mestiere in forma illegale, o a vivere dei propri risparmi e a rivolgersi a servizi di assistenza anche per far fronte ai beni di prima necessità.

Oggi, come ieri, lavorare in questo campo può dare soldi "veloci", ma non facili, spiega Vincenza Guarnaccia responsabile di Primis (acronimo di “prevenzione informazione e mediazione nell’industria del sesso”) un servizio pubblico che si rivolge al mondo delle sex worker (lavoratrici del sesso) che lavorano in Canton Ticino e che promuove la salute sessuale e i diritti di chi si prostituisce.

L'importanza della fiducia

L’idea che il lavoro in questo settore sia fonte di ricchezza è solo un falso mito, spesso anche rischioso. La pandemia lo ha dimostrato, evidenziando anche la necessità del servizio di prossimità che Primis svolge coadiuvato da una rete più ampia costituita da operatori, enti e associazioni. «Andiamo direttamente nei luoghi dove si lavora – spiega Vincenza Guarnaccia – sia nei locali erotici che negli appartamenti, anche in situazioni di illegalità per offrire la nostra consulenza. In particolare proprio sulla salute, offrendo sia preservativi, sia un aiuto in caso la persona debba affrontare controlli medici di prevenzione. È necessario creare un legame di fiducia che ci consente di diventare un punto di riferimento più ampio anche in caso di bisogni non necessariamente sanitari, come gli aspetti di assistenza sociale o questioni legate all’esercizio legale della professione o il tema della violenza».

Lavorare in questo campo può dare soldi "veloci", ma non facili

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Riguardo a quest’ultima delicata questione, Primis ha portato avanti un progetto dedicato alla prevenzione che ha coinvolto le lavoratrici del settore. Il messaggio principale, presentato anche in un video, è quello che la sex worker è una professionista e come tale va rispettata.

Differenze tra Svizzera e Italia

Tra Svizzera e Italia il tema della prostituzione è affrontato in modo radicalmente diverso. Se in tutta la Confederazione è disciplinata da leggi cantonali, in Italia è un’attività che può essere esercitata solo come libera scelta, non riconosciuta dalla legge, ma non illegale anche se posta in essere con fini di lucro personale (come ha ribadito una sentenza della Corte di Cassazione del 2004). La vecchia norma che abolì i luoghi di meretricio, la cosiddetta “Legge Merlin” del 1958, puntava in realtà non solo a porre fine a ogni forma di sfruttamento, ma anche a scongiurare il fenomeno tutelando, nel nome dello Stato, il buon costume e la pubblica moralità.

Lungi dall’essere scomparsa, a sud del confine, la prostituzione è diventata un’attività clandestina e a rischio, così i pendolari del sesso italiani che varcano la frontiera per diventare clienti di prestazioni sessuali sono in cerca non solo di emozioni, ma anche di sicurezza personale e di un certo anonimato, garantito dalla trasferta in un paese estero. Secondo Vincenza Guarnaccia, la legalizzazione in Svizzera ha portato, se non alla fine della clandestinità e di ogni forma di tratta, comunque all’emersione di un sottobosco illegale e a una maggior tutela delle persone.


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