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Il Giardino dei ghiacciai di Lucerna

Il Giardino dei ghiacciai di Lucerna piace sia ai grandi che ai piccoli. Keystone

Il Gletschergarten di Lucerna è molto più di un museo: è un viaggio nel tempo dagli albori della terra ai giorni nostri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 maggio 2006 - 10:14
Michel de Marchi, Lucerna, swissinfo.ch

Pannelli didattici, filmati, ritrovamenti e ricostruzioni permettono al visitatore di ripercorrere la storia del nostro pianeta dall'inferno iniziale fino alle ultime glaciazioni.

È difficile credere che appena 20'000 anni fa la Svizzera – così come il resto del continente – fosse ricoperta da uno strato di ghiaccio spesso quasi un chilometro.

Ancora più inverosimile l'idea che 20 milioni di anni prima l'odierna 'mite' Elvezia assomigliasse più ad un'isola dei Caraibi che a un paese alpino.

Ed invece è proprio così. Non ci credete? Allora visitate il Giardino dei ghiacciai di Lucerna...

Una scoperta straordinaria

Era il 2 novembre 1872 quando Joseph Wilhelm Amrein-Troller, un mercante di vini lucernese perennemente in bolletta, durante i lavori per la costruzione di una cantina scoprì qualcosa di straordinario: una marmitta gigante risalente all'Era glaciale.

Questa specie di imbuto a spirale – di 8 metri di diametro e quasi 10 di profondità - che penetra nel terreno e sembra voler scendere fino alle viscere della terra, è il risultato del lento scioglimento dello strato di ghiaccio che per quasi 200'000 anni ha ricoperto la tranquilla cittadina della Svizzera centrale.

L'azione turbinosa delle acque di disgelo, mischiate alla sabbia e alla ghiaia, ha levigato la roccia sottostante il ghiacciaio formando dapprima un buco che poi col tempo, svariati secoli, si è trasformato in una voragine.

Non chiamatelo museo...

La sensazionale scoperta cambiò i piani dell'intraprendente commerciante lucernese: nel giardino attorno casa non sorgerà più una cantina per il vino, bensì un parco tematico dedicato ai ghiacciai. Secondo Joseph Wilhelm Amrein-Troller, in questo modo si potevano fare più soldi. Fu così che nacque il Gletschergarten.

Il Gletschergarten (in italiano Giardino dei ghiacciai) fu inaugurato il 1° maggio 1873. Gli scavi nella zona circostante il ritrovamento proseguirono per altri tre anni. Altre marmitte giganti – tuttavia di dimensioni inferiori – furono trovate nelle vicinanze.

Ora il Giardino dei ghiacciai è aperto 364 giorni all'anno. Dalla sua inaugurazione ad oggi, più di 12 milioni di persone lo hanno visitato. "Ogni anno accogliamo circa 130'000 visitatori", indica a swissinfo Peter Wick, direttore del museo.

"Il nostro pubblico è composto in prevalenza da famiglie con bambini. Più di un terzo dei visitatori giunge dall'estero", precisa Wick.

I ghiacciai, una fonte di vita

In questi ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare di effetto serra, di surriscaldamento del pianeta, di buco nell'ozono e di scioglimento dei ghiacciai.

Dal 1850 ad oggi, i ghiacciai svizzeri si sono ritirati drammaticamente: la loro superficie si è ridotta di circa un terzo, passando da 1'800 a 1'300 chilometri quadrati.

Questo fenomeno non si limita purtroppo alla sola Svizzera, ma colpisce l'intero pianeta. L'unica eccezione – fortunatamente – è l'Antartide, il Continente di ghiaccio, che al contrario si è espansa.

I ghiacciai – delle spesse masse di neve compatta e cristallizzata – ricoprono circa il 10% della superficie terrestre e rappresentano la più grande riserva di acqua dolce del mondo.

Anche in futuro le cose non dovrebbero migliorare. Anzi: le temperature si alzeranno, aumenteranno le precipitazioni e le catastrofi naturali. E i ghiacciai continueranno a ritirarsi. Secondo alcuni studiosi, entro il 2100 tutti i ghiacciai della terra potrebbero essersi sciolti.

Dove la storia incontra la modernità

Se i ghiacciai svizzeri si ritirano, il Gletschergarten si espande. Le minacce ambientali hanno chiaramente rafforzato l'interesse nei confronti del Giardino dei ghiacciai, dove non vi sono soltanto marmitte giganti da vedere. Nella casa che un tempo fu residenza del suo fondatore, oggi la storia lontana va a braccetto con la tecnologia più moderna.

Se da una parte vi sono infatti le pietre e i fossili ritrovati nel corso degli anni sulle sponde del Lago dei quattro cantoni e nel resto della Svizzera, dall'altra vi sono pannelli didattici, filmati e guide interattive.

Nel GeoWorld, ad esempio, con un semplice clic del mouse si possono ottenere immagini e informazioni su migliaia di ghiacciai, svizzeri e del resto del mondo. Tra le cose che più colpiscono al Gletschergarten c'è sicuramente lo Jahrenmillionen-Show (lo Spettacolo dei Millenni). Una rappresentazione multimediale che ripercorre, sull'arco di 20 milioni di anni, la trasformazione della città di Lucerna da oasi tropicale a regno dei ghiacci.

Per finire una curiosità: all'uscita dal parco si può ammirare il famoso "Löwendenkmal" – il leone scolpito nella roccia – un monumento in onore dei soldati svizzeri morti nel 1792 a Parigi mentre difendevano il re di Francia dalle ire dei rivoluzionari.

Lo scrittore giramondo americano Mark Twain ha definito il Löwendenkmal "il più triste e commovente pezzo di roccia del mondo".

Fatti e cifre

In conseguenza del riscaldamento climatico, dal 1850 ad oggi la superficie dei ghiacciai svizzeri si è ridotta di circa un terzo, passando da 1'800 a 1'300 chilometri quadrati.
Considerando l'intero arco alpino, il ritiro dei ghiacciai è stato di circa due terzi.
Secondo alcuni studiosi, entro il 2025 i ghiacciai delle Alpi saranno quasi completamente spariti e quel poco che resterà non arriverà alla fine del secolo.

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In breve

Il Gletschergarten di Lucerna non è un semplice museo. È una rappresentazione – in parte a cielo aperto – dedicata ai ghiacciai e ai fenomeni naturali ad essi connessi.

Il Giardino dei ghiacciai è stato inaugurato il primo maggio del 1873 dopo la scoperta, l'anno prima, di una marmitta gigante risalente all'ultima glaciazione.

Il "museo" è aperto 364 giorni all'anno. Il Gletschergarten attira ogni anno dai 100'000 ai 150'000 visitatori.

Dal 1930 il Gletschergarten è gestito dalla fondazione Amrein-Troller.
Il museo si finanzia con le entrate dei visitatori, i contributi dei membri della fondazione e le donazioni dei privati.

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