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I timori del Bangladesh di fronte al mare che sale

Le foreste di mangrovie non bastano più a proteggere la costa del Bangladesh swissinfo.ch

Ai margini della foresta di mangrovie più vasta del mondo, in Bangladesh, gli abitanti della provincia di Satkhira assistono con rassegnazione e fatalismo al mutamento del clima.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 dicembre 2009 - 18:05

L’alta marea diventa sempre più alta e le tempeste sempre più violente, raccontano gli abitanti del villaggio. «Abbiamo notato parecchi cambiamenti negli ultimi 15-20 anni, in particolare l'aumento del livello del mare», dice Antu, docente di scuola elementare. «Ora dobbiamo rialzare la nostra vecchia strada».

Nel mese di maggio 2009, il suo villaggio di Jhapa e altri insediamenti della zona sono stati colpiti dal ciclone Aila. Gli edifici danneggiati sono stati migliaia, gli sfollati milioni.

Nonostante la protezione naturale offerta dalle Sundarbans, la zona protetta di mangrovie che si estende tra Bangladesh e India, i fiumi hanno rotto gli argini. Il ciclone ha spazzato via gli allevamenti di pesci e gamberetti, portando ancor più acqua salata nelle fragili risaie.

I danni all’abitazione di Antu ammontano a 70'000 Taka, circa un migliaio di franchi. La maggior parte della gente del villaggio vive in capanne di fango dal tetto in lamiera. Tra le 700 famiglie di Jhapa, qualcuno sta pensando di andarsene via.

Convivere con il cambiamento

L’idea di veder le proprie vite cancellate ancora una volta dall’acqua non rallegra nessuno, ma per il momento gran parte degli abitanti ha deciso di rimanere. Alcuni potranno ritrovare un lavoro tramite il programma finanziato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

Ad ogni economia domestica, l’agenzia elvetica per l’aiuto allo sviluppo offre 15'000 Taka (225 franchi) da investire in attività quali l’allevamento di gamberetti o la pesca.

«Bisogna fare in modo che le comunità, specialmente quelle povere, imparino a convivere con i cambiamenti climatici», spiega Urs Herron, ambasciatore svizzero a Dacca e responsabile dell’ufficio in loco della cooperazione elvetica.

Il Bangladesh fa parte degli interventi prioritari della DSC; è inoltre uno degli otto paesi in cui si stanno intensificando le attività volte a ridurre le perdite economiche legate elle catastrofi naturali.

Reddito alle famiglie

«L’adattamento ai cambiamenti climatici costituisce un aspetto nuovo», dice Herron a swissinfo.ch. «Tre o quattro anni fa non si affrontava la questione nello stesso modo di oggi».

La strategia della DSC si focalizza, come da tradizione, sulla lotta alla povertà. Prevede poi programmi in favore della diversificazione delle coltivazioni, del miglioramento del “buongoverno” e dell’accesso ai mercati per la popolazione rurale.

Rupantar, un’organizzazione non governativa locale, collaborerà con la DSC nella distribuzione del denaro. I soldi potranno essere usati per ricostruire un allevamento di gamberetti, acquistare una barca o realizzare altri tipi di investimenti. L’obiettivo è di garantire un reddito alle famiglie.

La decisione finale sull’impiego dei soldi spetterà alle singole famiglie. Questo modo di procedere, indica la DSC, sta ottenendo buoni risultati.

Lavoro insufficiente

La concentrazione salina dell’acqua è in aumento da vent’anni, rileva Rafiqul Islam, cofondatore di Rupantar. L’acqua potabile del pozzo è oramai salata. Otre dieci anni orsono, spiega Islam, diverse persone hanno abbandonato la coltivazione del riso per dedicarsi ai gamberetti di mare.

«Le risaie costituivano un’opportunità di lavoro per la gente povera», racconta Islam. «Con gli allevamenti di gamberetti, l’attività è ora invece diminuita: non c’è abbastanza lavoro per tutti. Alcune persone lavorano soltanto 100 giorni all’anno».

Sui terrapieni di Jhapa il lavoro non manca. Per meno di due dollari al giorno c’è chi si dà da fare a mani nude: perlomeno si guadagna qualcosa. Il riparo, che protegge risaie e allevamenti di gamberetti, non è sufficientemente solido; gli strati superiori di fango non si sono ancora induriti e in alcuni punti la struttura si è già sgretolata.

«Nella maggior parte delle zone costiere - conclude Rafiqul Islam - quando il terrapieno cede la popolazione locale si ritrova sommersa».

Justin Häne, swissinfo.ch, di ritorno da Jhapa, Bangladesh
(traduzione e adattamento dall’inglese di Luigi Jorio)

Bangladesh

Popolazione: 162 milioni (Svizzera: 7 milioni)

Superficie: 148'000 km2 (Svizzera: 45'000)

Capitale: Dacca

Lingua ufficiale: bengalese

Prodotto interno lordo pro capite: 530 franchi

Il Bangladesh è uno dei paesi più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici. Le piogge monsoniche inondano ogni anno vaste superfici, mentre le terre costiere stanno lentamente scomparendo sotto il livello del mare.

Nel novembre 2007, il ciclone Sidr ha devastato il sud paese facendo 10'000 vittime.

Nel maggio 2009, il ciclone Aila ha colpito le provincie meridionali, provocando estese inondazioni nelle foreste di mangrovie delle Sundarbans (dove vivono tra l’altro 265 tigri del bengala a rischio di estinzione).

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Cooperazione svizzera

Il Bangladesh è uno dei 13 paesi prioritari della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Ogni anno riceve aiuti per 15 milioni di franchi.

La cooperazione allo sviluppo elvetica è impegnata nel paese asiatico sin dall’indipendenza, nel 1971.

L’obiettivo della DSC consiste nel contribuire alla riduzione della povertà e nella promozione di uno sviluppo sostenibile.

Il programma 2008-2012 pone l’accento su due ambiti prioritari: miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri fornendo una formazione di qualità e ampliando le possibilità di accesso al lavoro; sviluppo di politiche e pratiche di “buongoverno” a livello locale.

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