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I guardiani della libera circolazione

Stefan Hirt (in mezzo) durante un controllo con due piastrellisti tedeschi a Vinelz swissinfo.ch

La libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE è in vigore da ormai quasi 10 anni. Per evitare il dumping salariale e sociale, la Confederazione ha introdotto delle misure d’accompagnamento, sulle quali vigilano gli ispettori del lavoro.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 gennaio 2012 - 10:57
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«Buongiorno, ci siamo già visti nel 2009». Stefan Hirt saluta i due piastrellisti tedeschi in maniera cordiale, mantenendo però una certa distanza. A Vinelz, sulle rive del lago di Bienne, gli operai specializzati stranieri stanno posando delle piastrelle scure al pianterreno di una casa appena costruita.

L’uomo dalla statura imponente presenta il suo tesserino di ispettore del mercato del lavoro del canton Berna e inizia a digitare sui tasti di un computer portatile appoggiato su un tavolo improvvisato. Stefan Hirt vuole appurare se il datore di lavoro tedesco ha appianato le irregolarità che erano state constatate nel controllo di tre anni prima.

Dopo aver verificato con la carta d’identità i dati personali dei due piastrellisti, l’ispettore del lavoro compila il questionario. Nella maschera inserisce con premura le informazioni. Durata della permanenza in Svizzera: cinque giorni. Salario orario: 14 euro e settanta per uno, 14 euro per l’altro. Tempo di lavoro: 10 ore al giorno, straordinari compensati.

Il datore di lavora paga anche il pernottamento e la colazione e versa un contributo di 15 euro per i pranzi e le cene. I due piastrellisti hanno 30 giorni all’anno di ferie. Il tempo impiegato per la trasferta è considerato come tempo di lavoro, anche se solo a partire dalla frontiera svizzera. I due operai confermano inoltre che il loro datore di lavoro paga effettivamente la differenza tra il salario tedesco e i minimi svizzeri.

18 franchi per pranzo e cena

«La somma per coprire le spese giornaliere è presumibilmente troppo bassa», afferma Hirt, che dopo un quarto d’ora abbondante ha ripreso il volante della sua auto.

L’ispettore esigerà inoltre dal datore di lavoro le prove che paga veramente la differenza tra il salario tedesco e quello svizzero, come previsto dalla legge. I suoi rapporti e documenti saranno in seguito trasmessi alla commissione paritetica, composta da rappresentanti dei datori di lavoro e dei sindacati. Se fossero constatate delle violazioni della legge sui lavoratori distaccati in Svizzera, il datore di lavoro incorrerebbe in sanzioni (dall’avvertimento alla multa, fino al divieto di inviare lavoratori distaccati).

«Il nostro principale compito è di controllare che la legge sui lavoratori distaccati sia rispettata», spiega Stefan Hirt. Il carpentiere di formazione vanta una lunga esperienza sui cantieri e grazie a una pluriennale pratica come ispettore conosce a memoria il diritto del lavoro.

Oltre che su Hirt, capo ad interim, il servizio del controllo del mercato del lavoro del canton Berna può contare su altri cinque ispettori, tra cui una donna.

Migliaia di controlli ogni anno

Nel 2011, il servizio ha controllato quasi 3'400 lavoratori distaccati. In un caso su due sono state constatate delle violazioni. Per Hirt, il compito degli ispettori è importante per salvaguardare la piazza lavorativa svizzera. «I nostri controlli permettono di garantire che vi siano condizioni eque nell’aggiudicazione degli appalti», sottolinea Hirt, che poi aggiunge: «Il mio desiderio è che in futuro i miei figli possano vivere qui del proprio lavoro».

In assenza di controlli, le imprese svizzere farebbero capo sempre più spesso a lavoratori provenienti dall’estero, in particolare dall’Europa orientale. Ciò che spingerebbe i salari verso il basso. Inoltre subappalterebbero più facilmente dei lavori a ditte di paesi dell’Unione Europea.

Le condizioni lavorative dei salariati distaccati sono relativamente facili da controllare. La ditta che li invia in Svizzera deve annunciarsi presso le autorità cantonali. Gli ispettori sono perfettamente a conoscenza del luogo dove sono impiegati e della durata del loro lavoro.

La situazione è diversa per i lavoratori provenienti dall'estero che si dichiarano indipendenti. In questi casi si osserva un aumento delle infrazioni. Dimostrare però che vi siano delle violazioni delle norme è estremamente difficile.

2,50 franchi all’ora

La prossima tappa di Stefan Hirt è una ditta svizzera che ha sede nelle vicinanze di Lyss. L’azienda ha fatto costruire da una società tedesca un sistema di trasporto per materiali da costruzione. Il fabbro tedesco, responsabile dell’assemblaggio dell’infrastruttura, guadagna 14,50 euro all’ora. Il padre di famiglia di 45 anni lavora per la stessa ditta dal 1996. Non riceve la tredicesima, ma solo una gratifica di 500 euro a Natale. Un rimborso spese per la permanenza all’estero? Il fabbro non sa se riceverà qualcosa. La sola cosa di cui è sicuro è che le ore supplementari saranno pagate.

Dopo pochi minuti di ispezione, Stefan Hirt giunge alla stessa conclusione che per i due piastrellisti: chiederà all’azienda tedesca di fornire informazioni dettagliate sul regolamento per il rimborso delle spese e gli adeguamenti salariali.

Malgrado i rimborsi spese ridotti all’osso, i lavoratori tedeschi ispezionati oggi possono comunque essere definiti dei principi se paragonati al gruppo di carpentieri lituani che Hirt aveva controllato alla fine del 2010 nel Giura bernese. I lituani lavoravano per un salario orario di 2,50 franchi. Il poco che avevano da mangiare se lo erano portati da casa, racconta.

«Mi dispiace veramente, perché non riceveranno mai il salario che spettava loro di diritto», afferma Hirt. Per i piastrellisti, invece, grazie alla settimana di lavoro in Svizzera la busta paga ‘peserà’ 300 euro in più. Ciò che rappresenta pur sempre quasi il doppio rispetto a quello che guadagnano normalmente in una settimana. Svizzera – Germania 2 a 1, quindi, perlomeno per quanto concerne lo stipendio dei piastrellisti.

Migliorare le misure

Le misure d’accompagnamento sono state introdotte nel 2004 allo scopo di proteggere i lavoratori dal rischio di dumping sociale e salariale legato alla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.
 
In particolare prevedono che un datore di lavoro estero che distacca lavoratori in Svizzera debba rispettare le condizioni lavorative e salariali minime svizzere.
 
L’applicazione delle misure d’accompagnamento è affidata a diversi settori (commissioni paritetiche e tripartite).
 

Nella seduta del 20 gennaio 2012, il governo svizzero ha incaricato il Dipartimento federale dell’economia (DFE) di migliorare la gestione strategica ed operativa di tali misure.

Il DFE dovrà in particolare fornire maggior sostegno alle commissioni paritetiche e tripartite, assicurando

controlli e assistenza sul posto. Dovrà inoltre essere migliorata la collaborazione tra questi organi e le autorità cantonali e federali.

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Infrazioni in crescita

Nel 2010 gli ispettori del lavoro hanno effettuato complessivamente 18'000 controlli presso aziende svizzere (quasi 100'000 persone) e 16'000 controlli presso aziende distaccate e lavoratori indipendenti, per un totale di oltre 40'000 persone.

Il 38% delle aziende che hanno distaccato lavoratori non ha rispettato le condizioni salariali vincolanti stabilite nei contratti collettivi di lavoro (l’anno precedente la percentuale era del 25%). Nei rami dove non esiste un contratto collettivo, il 12% delle ditte ha offerto salari inferiori a quelli usuali. Per quanto concerne le aziende svizzere, la percentuale era del 6%.

Complessivamente nel 2010 sono stati annunciati 147'000 residenti di breve durata (fino a 90 giorni). Il 50% di loro ha lavorato per un datore di lavoro svizzero, il 40% come distaccati e il 10% in qualità di indipendenti.

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Falsi indipendenti

Sempre più datori di lavoro esteri cercano di aggirare la legge sui lavoratori distaccati in Svizzera attraverso dei falsi lavoratori indipendenti.

Provare che una persona lavora veramente come indipendente e non dipende da una sola azienda è compito però assai arduo.

Il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann vuole porre un freno a questo fenomeno rafforzando i controlli, segnatamente in materia di documenti che una persona deve presentare per poter lavorare come indipendente.

Secondo gli ispettori, circa un quarto dei 3'500 indipendenti controllati nel 2010 in Svizzera in realtà non lo erano.

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