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I diplomatici svizzeri che agirono come Wallenberg

Oltre al diplomatico svedese Raoul Wallenberg, anche cittadini di vari altri Paesi, tra i quali gli svizzeri Carl Lutz, Harald Feller e Friedrich Born sono riusciti a salvare decine di migliaia di ebrei ungheresi dall'Olocausto. Ecco un loro ritratto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2001 - 13:25

Carl Lutz (1895 - 1975) era in servizio all'ambasciata di Svizzera a Budapest quale console alla fine della guerra. Dopo l'occupazione dell'Ungheria nel marzo 1944, Lutz aveva fornito a migliaia di ebrei passaporti collettivi svizzeri, ciò che li pose sotto la protezione della legazione elvetica.

Lutz disponeva di soli 5.000 salvacondotti: di propria iniziativa ne estese la validità ad intere famiglie e riuscì così a salvare più di 62.000 persone. Lutz beneficiò dell'appoggio di Peter Zürcher, uomo d'affari che lo rappresentava a Pest.

Dopo la conquista della capitale magiara da parte dell'Armata rossa, Lutz fu espulso. I superiori a Berna lo rimproverarono per aver preso delle iniziative in modo arbitrario e Lutz non ebbe più che impieghi insignificanti. Fu onorato da Svizzera, Israele ed Ungheria solo dopo la morte nel 1975.

Di Harald Feller, classe 1913 incaricato d'affari a Budapest tra il 1944 e il 1945, abbiamo scritto nell'altro articolo. Qui aggiungiamo però che intervenne personalmente per strappare alle SS ebrei ungheresi e ne nascose a casa sua.

Infine Friedrich Born (1903-1963) era nella capitale ungherese quale capo della delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa nello stesso periodo. Contribuì a salvare migliaia di vite in collaborazione con Nutz, Wallenberg e il nunzio apostolico Angelo Rotta. Fornì circa 15.000 documenti di protezione della Croce rossa: riuscì così a salvare dalla morte 6.000 bambini. Pose inoltre sotto la protezione del CICR le istituzioni ebraiche.

Anche Born fu espulso dai sovietici, rimproverato in patria e«riabilitato» solo dopo la morte. Approssimativamente il 20 percento di tutti i superstiti dell'Olocausto che vivono in Europa devono la loro vita all'attività di una trentina di diplomatici, che rischiarono vita e carriera per sottrarli ai carnefici nazisti.

swissinfo e agenzie

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