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Heidi, dalle Alpi al mondo

Heidi e Peter nel film di Werner Jakobs, 1965. Museo della montagna, Torino

Sulla cresta dell’onda da più di cent’anni, Heidi è ormai assurta a mito della montagna, un mito nato dalla penna di Johanna Spyri e consacrato dai cartoni animati giapponesi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2004 - 09:53

Il Museo della montagna di Torino dedica una mostra al fenomeno Heidi, ripercorrendo le tappe del suo successo.

Era il 1880 quando Johanna Spyri diede alle stampe la prima parte delle avventure di Heidi. Chissà se immaginava il successo che avrebbe arriso al personaggio uscito dalla sua fantasia. Certo ne ebbe sentore, perché «Heidis Lehr- und Wanderjahre» («Gli anni di formazione e peregrinazione di Heidi», un titolo altisonante che ricorda il romanzo di Goethe «Gli anni di formazione e peregrinazione di Wilhelm Meister») riscosse subito il favore del pubblico.

La storia dell’orfanella che vive felice col nonno sulle sue montagne prima di essere costretta ad andare in città sembrava essere fatta apposta per coniugare in chiave Ottocentesca i miti romantici del «buon selvaggio» e delle Alpi taumaturgiche. Heidi è la consacrazione popolare di un ideale di vita semplice e salutare, una consacrazione che arriva proprio nel momento storico in cui il mito delle Alpi scivola dalle vette della poesia verso il mercato del turismo.

Ma il successo di Heidi ha radici più profonde. Heidi è buona, ingenua ma non sprovveduta, ottimista, pronta ad aiutare ma non a scendere a compromessi con i propri sentimenti, fiduciosa in Dio e in armonia con la natura. Un personaggio tutto sommato semplice ma che proprio per questo risulta universale.

Heidi il tuo nido è sui monti…

Ed è proprio quest’universalità ad aver convinto il Museo nazionale della montagna di Torino ad allestire una mostra sulla pastorella svizzera. «Con più di 50 milioni di copie vendute ed edizioni apparse in 50 paesi, Heidi è probabilmente il volume sulle Alpi che ha avuto la maggiore diffusione a livello planetario», ci dice Aldo Audisio, direttore del museo torinese.

«Nel libro della Spyri c’è il mondo tradizionale alpino, soprattutto quello del versante nord, che se per certi versi è diverso da quello delle nostre montagne, per altri è molto simile, penso alla vita sull’alpeggio, alla realtà di paese, al mondo rurale…»

Per quanto figlia delle Alpi, Heidi è però riuscita ad aprirsi la strada anche in altri continenti. La prima traduzione americana è del 1884, la prima traduzione in giapponese del 1920, lo stesso anno in cui esce «Heidi of the Alps» il primo film dedicato al personaggio della Spyri.

Accipicchia, qui c’è un mondo fantastico…

«Il successo di Heidi è dovuto in parte ai contenuti», spiega Aldo Audisio «e in parte ad una certa dose di fortuna e al cinema». Nel 1937 esce la pellicola interpretata da Shirley Temple, la bambina prodigio di Hollywood. «Di lì Heidi prende una strada decisamente aperta che culminerà nella serie a cartoni animati giapponese».

«Oggi, almeno in Italia, la maggior parte della gente quando pensa ad Heidi vede la bambina ideata da Takahata, Kuroda e Hayakawa». Un dato che non stupisce se si pensa che ormai quest’ultimo modello rappresenta l’ottanta percento dell’iconografia conosciuta.

I registi giapponesi che tra il 1972 e il 1977 crearono la serie di animazione per la tv, hanno restituito ad Heidi i capelli e gli occhi scuri del libro, caduti nel dimenticatoio dopo il successo dei boccoli biondi di Shirley Temple, ma forse l’ hanno caratterizzata al punto da renderla quasi immutabile. «Heidi ormai è collegata ad una certa immagine ben consolidata», conferma Audisio. «Non mi pare sia un caso se il film di Markus Imboden del 2001, dove Heidi è una bambina contemporanea, non ha avuto molto successo».

Ciò non toglie che Heidi continui ad essere fonte d’ispirazione anche per gli artisti contemporanei e la mostra rende atto anche di questo aspetto. «Abbiamo cercato di realizzare una mostra che non costituisse solo un elemento di documentazione, ma che si proiettasse in qualche modo verso il futuro. Ecco perché ci sono le opere di una serie di artisti contemporanei che hanno reinterpretato a modo loro il mondo di Heidi».

Heidi, eri triste laggiù in città…

Se il mondo alpino esce con un’immagine tanto positiva dal romanzo di Johanna Spyri, è anche perché è messo in contrapposizione con la città. A un certo punto della storia Heidi è costretta a lasciare il nonno. La zia, che l’aveva depositata senza troppo pensarci a casa del vecchio quando aveva perso la madre, viene a riprendersela per portarla a Francoforte. In città la bambina soffoca e deperisce, anche se è sorretta dall’amicizia di Clara, una ragazza costretta sulla sedia a rotelle.

Dietro consiglio del medico, il padre di Clara rimanda Heidi sulle Alpi, dove rifiorisce. Anche Clara, che renderà visita all’amica, riacquisterà, grazie al potere della montagna, l’uso delle gambe. «Il rapporto che Heidi ha con la città è un po’ il rapporto che i nostri montanari hanno avuto con Torino», constata Audisio. «Al sud delle Alpi non abbiamo personaggi così caratteristici come Heidi o Guglielmo Tell, ma in qualche modo le storie alpine si ripetono».

Questo forse spiega il buon successo della mostra, tutto sommato semplice, visitata da «studiosi, ma anche da molti bambini e da bambini un po’ cresciuti che si ricordano di Heidi e dei sogni che hanno fatto conoscendola».

E se poi vi ritrovate, come molti, a canticchiare la sigla televisiva di Heidi sul piazzale del Museo, potrete proiettare i vostri sogni sui 400 chilometri di panorama di sviluppo alpino che si stagliano alle spalle di una Torino che in attesa dei giochi olimpici invernali del 2006 sta riscoprendo il suo legame con la montagna.

swissinfo, Doris Lucini, Torino

Fatti e cifre

1880: Johanna Spyri pubblica «Gli anni di formazione e peregrinazione di Heidi», qualche tempo dopo segue la seconda parte «Heidi mette in pratica ciò che ha imparato».
50 milioni di copie vendute in più di 50 paesi
1920: prima trasposizione cinematografica di Heidi (USA)
Una ventina in totale le versioni cinematografiche
1972-1977: Nasce la serie di animazione tv giapponese, coprodotta dalla Germania occidentale, 52 episodi di 22 minuti

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In breve

La mostra «Heidi, un mito della montagna» è al Museo nazionale della montagna di Torino fino al 2 maggio 2004.

Si può ammirare una vasta iconografia che va dai libri stampati nei vari paesi del mondo, a illustrazioni e immagini di ogni tipo, passando per manifesti e materiali promozionali degli innumerevoli film prodotti in Europa e negli Stati uniti.

Non potevano poi mancare l’eroina dei cartoni animati giapponesi e un rapido sguardo all’immagine di Heidi come veicolo pubblicitario: della cittadina di Maienfeld nei Grigioni, dell’acqua minerale, del formaggio da spalmare e di quant’altro.

Accanto alle testimonianze del passato, sono esposte le opere di dodici artisti contemporanei che hanno rispolverato il mito di Heidi. La mostra è accompagnata da un catalogo ricco d’immagini ed informazioni.

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