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Guardie svizzere pontificie nel cuore degli italiani

A Roma le guardie in divisa d'onore sono fotografatissime dai turisti swissinfo.ch

Mentre in Svizzera vengono spesso ignorate, le guardie svizzere del Papa riscuotono grandi consensi in Italia, dove la gente le considera simboli di pace e di fedeltà.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 maggio 2006 - 17:58

Lo testimoniano le innumerevoli manifestazioni d'affetto tributate al drappello di ex-guardie che per celebrare il loro 500° anniversario hanno ripercorso il cammino delle prime guardie dalla Svizzera verso Roma lungo la storica via Francigena.

«Viva le guardie del Papa, viva gli svizzeri!». Acclamazioni gioiose e applausi scroscianti hanno accolto i marciatori elvetici lungo l'intero tragitto nella vicina Penisola.

Ad Acquapendente, un villaggio di 5000 abitanti immerso nell'incantevole campagna viterbese, le ex-guardie hanno fatto tappa e partecipato a un ricco calendario di eventi organizzati in loro onore.

Con indosso l'inconfondibile divisa in stile rinascimentale a righe rosse e blu hanno sfilato lungo le vie del paese, che per l'occasione si è riversato sulle strade a rimirarle e complimentarle. «La popolazione locale ci ha riservato ovunque un benvenuto caloroso», spiega Pascal Joye, attivo fra i soldati del Papa dal 1999 al 2001.

Dalla tasca dei pantaloni sfila un mazzetto di bigliettini. Contengono preghiere, messaggi di speranza, ambasciate di pace: «La gente incontrata lungo il cammino me li ha consegnati chiedendomi di portarli a Roma», spiega.

Nessuno è profeta in patria

L'affetto tributato dagli italiani agli ex-soldati del Papa non solo ad Acquapendente ma in tutta Italia, lascia un poco sbalorditi. «Nemmeno io mi aspettavo un simile benvenuto», ci dice Pascal Joye, «soprattutto se si pensa che il giorno della partenza dei marciatori da Bellinzona solo pochi curiosi avevano voluto assistere all'evento».

Paradossalmente infatti, nella loro patria d'origine le guardie pontificie non destano particolare interesse e sono considerate più che altro come un'istituzione essenzialmente folcloristica.

In Italia invece sono molto popolari. «Da noi sono importantissime, perché rappresentano un'icona della pace, della fede, della cattolicità. Poterle vedere per un credente è fonte di grande gioia, un po' come andare in pellegrinaggio a Roma», sottolinea Massimiliano Vinci, che nella Penisola è stato consulente del comitato organizzatore della marcia.

Nelle sue vesti di vicepresidente nazionale della Confraternita dei Romei della Via Francigena, Vinci ha personalmente tracciato la mappa dell'itinerario delle ex-guardie lungo la storica via dei pellegrini. «Un vero rompicapo! Molto villaggi situati sulla Via dei Franchi (la Francigena appunto) avrebbero voluto che la marcia celebrativa passasse sul loro territorio, ma evidentemente non abbiamo potuto accontentare tutti e c'è chi è rimasto deluso».

Siccome esistono pochissime prove che testimoniano del tragitto seguito dalle prime guardie, è infatti stato necessario fare delle scelte, pur rispettando in linea di massima il percorso originale.

Tutte le strade portano a Roma

Del passaggio nella Penisola dei soldati svizzeri che 5 secoli fa, di preciso si sa solo che fecero tappa a Milano e ad Acquapendente, dove ricevettero parte del soldo per il loro operato, registrato in documenti depositati negli archivi vaticani.

Per il resto, ragioni sociopolitiche portano a ipotizzare che dopo essere transitati dalla via più diretta e frequentata che portava da Milano a Fidenza, gli svizzeri rinunciarono a passare da Bologna e Firenze, predilette invece da mercanti e pellegrini.

«Difficilmente 150 uomini armati guidati da un condottiero (Pietro di Hertenstein) e diretti verso Roma avrebbero potuto entrare in queste due città che all'epoca erano in contrasto con il Papa», spiega Massimiliano Vinci.

Preferirono quindi seguire vie più discoste attraverso Lucca, Siena, Acquapendente, Viterbo per giungere poi finalmente alle porte dello Stato pontificio il 21 gennaio di cinque secoli fa.

Dopo avere indossato l'uniforme con i colori della famiglia della Rovere di Papa Giulio II, fecero il loro ingresso ufficiale nella Città Eterna il 22 gennaio del 1506, giorno di fondazione della guardia svizzera pontificia: l'esercito più piccolo, longevo e ammirato del mondo.

swissinfo, Anna Passera ad Acquapendente (Italia)

Fatti e cifre

Dal 7 aprile al 4 maggio, un centinaio di ex-guardie ha percorso 723 km a piedi da Bellinzona a Roma per celebrare i 500 anni di costituzione dell'esercito vaticano.
Il 6 maggio parteciperanno alla cerimonia di giuramento delle nuove guardie.
Sarà presente anche il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger, che sabato mattina sarà ricevuto in udienza privata dal Papa.

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In breve

La guardia svizzera pontificia fu fondata il 22 gennaio del 1506 da Papa Giulio II della Rovere.

Oggi, i 110 uomini che la compongono si occupano della difesa e della guardia d'onore del pontefice.

In passato le guardie non furono impiegate solo come scorta personale del Papa, ma parteciparono a numerose battaglie, durante le quali ebbero modo di dimostrargli grande fedeltà.

L'esempio più emblematico di tale dedizione risale al 6 maggio del 1527 durante il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, quando 147 guardie persero la vita per salvare quella di Papa Clemente VII.

Da allora il 6 maggio è il giorno in cui le nuove reclute prestano giuramento di fedeltà al capo della Chiesa cattolica.

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