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Gli svizzeri dell'estero chiedono più considerazione

swissinfo.ch

Riunito venerdì a Lucerna, il Consiglio degli svizzeri dell'estero (CSE) ha espresso un certo malessere per la mancanza di una "politica dell'emigrazione". Al centro dei dibattiti anche il destino di swissinfo e della Schweizer Revue.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 agosto 2009 - 19:08

"Nei discorsi del primo d'agosto si dice spesso che gli svizzeri dell'estero sono i migliori ambasciatori del nostro paese. Ma in realtà gli espatriati sono dimenticati dalla Confederazione. Sono degli ambasciatori poco amati. Vi è una contraddizione tra le parole e gli atti".

La consigliera nazionale friburghese Thérèse Meyer-Kaelin, membro del Comitato dell'Organizzazione degli svizzeri dell'estero (OSE), non ha risparmiato le critiche venerdì a Lucerna in occasione del congresso annuale del cosiddetto parlamento della Quinta Svizzera.

"Che in Svizzera vi sia una politica dell'immigrazione forte va benissimo. Non avere però una politica dell'emigrazione è un curioso paradosso", ha dal canto suo dichiarato il presidente dell'OSE Jacques-Simon Eggly.

Ampio sostegno a swissinfo

Le preoccupazioni emerse nella sala del Gran Consiglio lucernese, dove si sono svolti i dibattiti, sono numerose: ristrutturazione della rete consolare, tagli alla "Schweizer Revue" (Gazzetta Svizzera), progetto di risparmio che pende su swissinfo.ch (riduzione del budget di 7 milioni su un totale di 26), crescenti difficoltà che incontrano i giovani espatriati per ottenere dei contributi cantonali volti a finanziare un apprendistato o degli studi in Svizzera...

Dopo aver preso atto degli scenari previsti per swissinfo, presentati dal direttore Peter Schibli, il CSE ha accolto praticamente all'unanimità (tre i voti contrari) una risoluzione con la quale si oppone ad ogni progetto che mira allo smantellamento del portale d'informazione. "Non tocca all'OSE dire come deve essere organizzata l'informazione per gli svizzeri dell'estero, poiché questo è un compito del Consiglio federale e della SSR SRG idée suisse", ha osservato Jacques-Simon Eggly. "Per l'OSE è però importante sottolineare la necessità di mantenere un'informazione mirata per gli svizzeri dell'estero".

"Anche in futuro – si legge nella risoluzione – swissinfo dovrà disporre di risorse finanziarie e umane sufficienti per poter fornire all'estero informazioni di alto livello qualitativo nelle lingue appropriate". Ad esempio lingue come l'arabo, ha sottolineato un partecipante all'assemblea, che permette di contribuire in maniera importante al dibattito sul divieto di costruzione di minareti.

Se per swissinfo una riduzione delle prestazioni non è ancora realtà, non altrettanto invece si può dire per la Schweizer Revue, ormai pubblicata solo quattro volte l'anno e non più sei. Il CSE ha chiesto alle autorità federali di fare marcia indietro sulla decisione di ridurre di 500'000 franchi il budget destinato alla rivista per i 120'000 svizzeri dell'estero iscritti nei registri elettorali.

Falle nella rete

La ristrutturazione della rete consolare, con la soppressione di alcune rappresentanze, è un stato un altro dei temi abbordati durante la sessione. Da qualche anno, infatti, il Dipartimento federale degli affari esteri ha tendenza ad aprire nuove sedi nei paesi emergenti e a chiuderne in altri paesi, dove spesso risiede un'importante comunità elvetica.

Come illustrato da un rappresentante del CSE in Germania, Peter Simon Kaul, la chiusura dei consolati generali di Dresda (fine 2006) e di Amburgo (tra un mese) non rischia soltanto di avere ripercussioni sui cittadini svizzeri che abitano in queste regioni, i quali in alcuni casi si vedranno costretti a percorrere oltre 400 km per raggiungere la rappresentanza più vicina, ma anche sulle attività delle diverse associazioni elvetiche in Germania, vettore importante per l'immagine della Svizzera nel paese.

Basi giuridiche solide

Più in generale, dall'assemblea è emersa la volontà di battersi affinché la politica che riguarda gli svizzeri dell'estero poggi finalmente su fondamenta giuridiche solide.

In tal senso, nel 2004 il consigliere agli Stati Filippo Lombardi, membro del comitato del CSE, aveva chiesto al governo di elaborare un rapporto sull'importanza dei cittadini elvetici espatriati. Una richiesta che però finora è rimasta lettera morta.

"Non siamo rimasti con le mani in mano, ma per avere una politica d'emigrazione bisogna avere basi scientifiche solide. Sfortunatamente, però, quando abbiamo cercato di approfondire il tema ci siamo resi conti che queste non esistono e ciò ha sorpreso anche i ricercatori", ha replicato l'ambasciatore Markus Börlin, responsabile della Divisione politica VI del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che include anche il Servizio degli svizzeri dell'estero.

La Confederazione sta comunque cercando di colmare la lacuna: "Abbiamo incaricato l'Istituto di studi delle migrazioni dell'Università di Neuchâtel di approfondire queste basi". Börlin ha poi difeso l'operato del DFAE e ha sottolineato che il dipartimento diretto da Micheline Calmy-Rey ha a cuore le preoccupazioni degli espatriati. Da qualche giorno, del resto, Börlin è assecondato nei suoi compiti da un nuovo collaboratore, l'ex console generale a San Francisco Jean-François Lichtenstern, che d'ora in poi si occuperà esclusivamente del Servizio degli svizzeri dell'estero.

Daniele Mariani, swissinfo.ch, Lucerna

Risoluzione per i clienti delle banche

Durante l'assemblea di venerdì, il Consiglio degli svizzeri dell'estero ha espresso profonda preoccupazione per la situazione dei clienti elvetici delle banche svizzere residenti negli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi gli istituti elvetici chiudono infatti progressivamente i conti.

Nella risoluzione il CSE sottolinea che "non è accettabile che dei beni, acquisiti in maniera legale e sottoposti a tassazione, siano rifiutati dalle banche svizzere e che delle relazioni d'affari vengano interrotte".

"Il CSE esige dalle banche che i cittadini svizzeri dell'estero che possiedono dei beni possano continuare ad avere un conto presso una banca elvetica".

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SVIZZERI ALL'ESTERO

Nel 2008 quasi 680'000 svizzeri vivevano all'estero. Due terzi di loro risiedono nell'Unione europea (per la maggior parte in Francia). Negli Stati uniti abitano circa 74'000 svizzeri.

Tre espatriati elvetici su quattro possiedono la doppia cittadinanza.

La comunità degli svizzeri all'estero (la Quinta Svizzera) costituirebbe il quarto cantone più popoloso della Confederazione, dopo Zurigo, Berna e Vaud.

Gli interessi degli svizzeri dell'estero in patria sono rappresentati dal Consiglio degli svizzeri all'estero (CSE), il quale costituisce una sorta di parlamento della diaspora.

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