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Gli sconti sulla benzina in Francia "aiutano i ricchi svizzeri"

In Francia il prezzo di un litro di senza piombo e di diesel è di circa venti centesimi di euro più basso rispetto alla Svizzera. Copyright 2022 The Associated Press. All Rights Reserved

La sovvenzione di 18 centesimi di euro per litro di carburante introdotta dal Governo francese per far fronte all'impennata dei prezzi alla pompa ha fatto scoppiare una polemica a cavallo della frontiera tra Ginevra e l'Alta Savoia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 agosto 2022 - 11:21
tvsvizzera.it/mar

Ad accendere la miccia è stato il senatore dell'Alta Savoia Loïc Hervé che sulle reti sociali e in interviste ad alcuni media ha criticato il sistema di sconti sulla benzina instaurato dal Governo francese e ha preso di mira i turisti del pieno con automobili con targhe svizzere che varcano la frontiera per approfittare dei prezzi più bassi.

Dal primo aprile, il prezzo alla pompa nelle stazioni di servizio francesi è diminuito di 18 centesimi di euro per litro di carburante in seguito a un decreto del Governo francese per far fronte all'aumento dei prezzi di benzina e diesel. Lo sconto salirà addirittura a 30 centesimi al litro in settembre e in ottobre. Questa misura costa alle casse dello Stato circa 4,5 miliardi di euro.

Il risultato: nelle stazioni di servizio francesi della regione di confine un litro di senza piombo costa circa due euro, mentre in Svizzera il prezzo si aggira attorno ai 2,20 euro.

"Non dobbiamo aiutare i ricchi, i nostri amici svizzeri, i turisti stranieri: dobbiamo sostenere i francesi che lavorano", ha dichiarato Loïc Hervé, intervistato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS. Per il bilancio dello Stato – ha proseguito – è uno sforzo importante, ma a trarne profitto sono appunto anche i turisti del pieno. Il senatore dell'Alta Savoia preferirebbe un aiuto mirato versato dai datori di lavoro e coperto dallo Stato.

"Non posso rimproverare ai nostri vicini svizzeri di approfittare della solidarietà nazionale del paese confinante", ha inoltre sottolineato Hervé. "Ma immaginatevi se la Svizzera sovvenzionasse ogni litro di benzina di 30 centesimi. Non ci sarebbero polemiche sul fatto che i francesi vengono a Ginevra per fare il pieno?".

"Una tempesta in un bidone di benzina"

La controversia è naturalmente rapidamente rimbalzata nella vicina Ginevra. Il consigliere di Stato Mauro Poggia, il cui partito – il Mouvement des citoyens génévois – è da sempre in prima linea sul tema dei frontalieri.

Nel dibattito organizzato dalla RTS con Hervé, Poggia ha dato ragione al senatore francese quando quest'ultimo afferma che gli aiuti statali francesi non devono a priori avvantaggiare persone che non vivono sul territorio. Tuttavia, secondo il consigliere di Stato si tratta di una "tempesta in un bidone di benzina". "Per decenni, i francesi e le francesi sono venuti a fare il pieno in Svizzera. Se iniziamo a mettere sul tavolo i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le parti, potremmo stilare un bilancio non così favorevole allo Stato francese", ha sottolineato.

"Dovrebbe esserci un prezzo per i residenti e un prezzo per i 'frontalieri svizzeri' anche per altri beni di consumo, al fine di ridurre il turismo degli acquisti dalla Svizzera alla Francia e ripristinare così una sana concorrenza tra i due paesi?", si è inoltre chiesto su Facebook.

Situazione difficile in Ticino

La differenza di prezzo dei carburanti tra Italia e Svizzera si sta facendo sentire anche nelle regioni di confine in Ticino, dove le stazioni di servizio devono pure fare i conti con il turismo del pieno. Il taglio delle accise in Italia è infatti di 30 centesimi e il litro è sceso intorno a 1,80 euro, mentre al di qua del confine è di circa due euro.

Se per anni i benzinai ticinesi hanno potuto approfittare della clientela italiana, negli ultimi mesi la situazione si è invertita e sono molte le automobili con targhe svizzere che varcano la frontiera per fare il pieno nei distributori a ridosso del confine.

Interpellato dal sito Ticinonews, il presidente dell'Associazione ticinese delle stazioni di servizio, Matteo Centonze, ha indicato che "alcuni punti vendita sono stati chiusi, altri sono stati girati in automatico" e altri ancora hanno fatto richiesta per il lavoro ridotto.

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