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Fondation Barry San Bernardo, dalle valanghe al lavoro sociale

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Tutti li conoscono per la loro botticella di legno attaccata al collo e per essere cani da salvataggio abili a ritrovare le persone in mezzo alla neve. Come i viandanti che si avventuravano sul passo del San Gran Bernardo e si perdevano o venivano travolti dalle slavine. Oggi però i cani San Bernardo sono utilizzati per attività e scopi sociali.

“Il San Bernardo è un cane che ha vissuto a stretto contatto con i canonici dell’ospizio del passo situato a 2’469 metri sul livello del mare: si è occupato di salvataggi e di accompagnamenti di viandanti ed è il primo cane che ha vissuto a stretto contatto con l’uomo in questa zona che collega la Svizzera all’Italia”. Comincia così la sua presentazione al Centro svizzero di Milano - strapieno per l’occasione - Claudio Rossetti, dal 2015 direttore della Fondation Barry du Grand St BernardLink esterno. Un’istituzione nata nel 2006 e costituita col preciso intento di salvare i cani dell’Ospizio del San Bernardo. I canonici ormai, dopo trecento anni, non potevano più occuparsi di loro.

Claudio Rossetti dirige dal 2015 la Fondation Barry du Grand-St-Bernard.

(Keystone)

E così da dieci anni è la fondazione guidata da Rossetti che si fa carico dell’allevamento dei cani e di tramandarne la tradizione nel museo di Martigny (Barryland) aperto al pubblico tutti i giorni tutto l’anno. Qui si possono ammirare i cani che scorrazzano liberi per la gioia di grandi e piccini. Sono una cinquantina in tutto: una parte di loro viene venduta a chi ne fa richiesta (ma la lista d’attesa è davvero lunga) e una parte viene tenuta per le attività sociali. A giugno, la transumanza verso l’Hospice del Passo. Una quindicina di loro che si fermano tutta l’estate per poi ritornare a Martigny a fine settembre.

“A differenza di altre razze canine il San Bernardo, diventato il cane nazionale svizzero nel 1887, ama il contatto con l’uomo, ha bisogno di lui e con lui riesce a lavorare e a motivarlo: per esempio seguiamo dei bambini autistici che hanno un problema relazionale coi genitori e il cane interviene come guida e sostituisce il genitore per una giornata alla settimana e aiuta il bambino a svilupparsi e a gestire le reazioni”, aggiunge Rossetti, che ha intenzione di ampliare i parchi dei cani per dare loro ulteriore benessere e di dotare il museo di Martigny anche di un cinema.

Sono cani speciali i San Bernardo, come Magnum, di proprietà della famiglia di Rossetti, a suo agio sul palco del Centro svizzero di Milano: arriva come una star, si fa accarezzare e coccolare da tutti, abbaia agli applausi. Una simpatia la sua che ha contagiato anche Papa Francesco in occasione della visita in San Pietro, nel maggio del 2016, per presentare la candidatura della Regione del San Bernardo come patrimonio culturale dell’UNESCO.

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