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La fine del segreto bancario è vicina

Quanto resisterà ancora il segreto bancario? Keystone

Dopo l’annuncio di Lussemburgo e Austria di volersi dirigere verso un sistema di scambio automatico delle informazioni fiscali, la posizione della Svizzera in Europa è sempre più insostenibile. Per gli editorialisti elvetici, il segreto bancario appartiene oramai al passato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 aprile 2013 - 10:25
swissinfo.ch

«Il segreto bancario non è più di moda. Per lo meno non lo è più in Europa e presto o tardi scomparirà dal panorama internazionale», scrive La Regione Ticino. «Sì, rimarranno esotiche località caraibiche che cercheranno di perpetuare questa prassi - puntualizza - ma soltanto fino a quando le varie ‘madrepatrie’ (Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti) lo permetteranno».

Il colpo di grazia al segreto bancario è giunto mercoledì dal Lussemburgo. Rivolgendosi al parlamento, il primo ministro Jean Claude Juncker ha annunciato che il paese potrà introdurre lo scambio automatico di informazioni a partire dal 1° gennaio 2015.

Con la defezione del Lussemburgo, «la Svizzera perde un importante alleato nella sua lotta contro lo scambio automatico d’informazioni fiscali», sottolinea il romando Le Temps.

Una Svizzera che si trova sempre più isolata. L’Austria si è infatti detta disponibile a negoziare un alleggerimento del segreto bancario, mentre Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna hanno annunciato l’avvio di un progetto pilota per rafforzare lo scambio automatico d’informazioni.

Svizzera più sola

Il primo ministro del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, ha annunciato mercoledì che il suo paese adotterà lo scambio automatico d’informazioni a partire dal 1° gennaio 2015.

Anche l’Austria sembra sempre più intenzionata ad andare in questa direzione. La Svizzera si ritrova quindi ancora più isolata a livello europeo, nel suo tentativo di difendere il segreto bancario.

Anche la Confederazione ha tuttavia già notevolmente allentato in questi ultimi anni lo storico pilastro della sua piazza finanziaria.

Ad esempio, ha soppresso la distinzione tra frode e sottrazione fiscale. Finora, forniva assistenza amministrativa ad altri paesi solo in caso di frode.

Il governo svizzero ha inoltre deciso di introdurre nel corso di quest’anno una nuova strategia per una piazza finanziaria pulita, adeguandosi agli standard internazionali.

Negli ultimi mesi, diverse banche svizzere hanno poi comunicato ai loro clienti che accetteranno esclusivamente averi dichiarati al fisco.

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Attacco generalizzato

A sorprendere non è tanto la decisione del Lussemburgo in sé, quanto la rapidità della svolta, commenta Le Temps, rammentando che ancora negli ultimi mesi il Granducato era fermamente opposto allo scambio automatico.

Secondo il giornale romando, l’attualità - con l’affare Cahuzac in Francia e le rivelazioni di Offshore Leaks - non è probabilmente estranea a quest’accelerazione. «Le rivelazioni sui paradisi fiscali hanno mostrato che l’evasione fiscale non è commessa soltanto da una manciata di ricchi».

Anche la Tribune de Genève rileva che la vicenda Cahuzac e l’inchiesta Offshore Leaks hanno provocato «una reazione a catena di una velocità e di una violenza stupefacenti». In una settimana, annota, «gli attacchi a lungo focalizzati sulla sola Svizzera si sono allargati all’insieme dei paradisi fiscali del pianeta».

Scambio automatico ineluttabile

In futuro, difficilmente la Svizzera potrà sottrarsi allo scambio automatico delle informazioni, stima l’editorialista di Le Temps. Berna «non potrà rifiutare agli europei ciò che ha accettato con gli americani tramite l’accordo FATCA».

L’intesa FATCA, il cui progetto di legge è stato adottato il 10 aprile 2013 dal governo svizzero, stabilisce che i conti posseduti nelle banche elvetiche da contribuenti americani saranno dichiarati al fisco statunitense.

Malgrado i dubbi che si possono avere sulla sua efficacia, «il sistema di scambio automatico delle informazioni sarà adottato su grande scala in modo quasi ineluttabile», insiste Le Temps. Il giornale fa d’altronde notare che alcune banche elvetiche si stanno già preparando e che certi istituti hanno imposto un ultimatum ai loro clienti tedeschi affinché regolarizzino la loro situazione.

«È prevedibile che la Commissione europea dirà che lo scambio automatico è diventato uno standard europeo, che anche la Svizzera, in qualità di partner bilaterale, dovrà riprendere», pronostica la Neue Zürcher Zeitung (NZZ).

Offshore-Leaks

L’anno scorso, il Consorzio internazionale di giornalisti ha ricevuto un disco rigido contenente 2,5 milioni di file.

Nel corso di vari mesi, i giornalisti di 58 testate hanno esaminato i dati, che illustrano un complesso sistema di evasione o “ottimizzazione” fiscale a livello internazionale.

I documenti concernono 120'000 società, 12'000 intermediari e 130'000 titolari di conti in 140 paesi. Tra le persone implicate vi sono dirigenti politici, imprenditori, artisti e ricchi eredi di tutto il mondo.

Al centro di questa rete figurano due società specializzate in domiciliazioni offshore: Commonwealth Trust Limited, delle isole Vergini britanniche, e Portcullis Trustnet, con base a Singapore, operativa alle isole Cayman, Cook e Samoa.

I fondi, provenienti anche dalla Svizzera, venivano “ripuliti” dal profilo fiscale attraverso la creazione di migliaia di trust e società di comodo.

Nella vicenda sarebbero coinvolte anche diverse banche svizzere, tra cui i due principali istituti bancari, UBS e Credit Suisse.

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Prima gli USA, poi gli altri

«L’unica strada percorribile è trattare con l’Ue lo scambio automatico», ritiene La Regione. In un’intervista riportata sul giornale ticinese, il responsabile del Centro di competenze tributarie della Scuola universitaria della Svizzera italiana (Supsi) Samuele Vorpe rammenta che l’accordo FATCA «non è altro che lo scambio d’informazioni con un altro nome».

«A un certo punto - afferma Vorpe - la Svizzera non potrà negare agli europei quello che già concede agli americani. È stato sempre così nel corso degli ultimi 50 anni: prima agli USA e poi agli altri. È solo una questione di tempo. La data è stata fornita dal Lussemburgo: il 1° gennaio 2015».

Se non vuole perdere tutto, insiste La Tribune de Genève, «la Svizzera deve allinearsi alle norme europee». Per il foglio romando, si tratta di una prerogativa essenziale per tentare di conquistare ciò che le è stato in passato negato: l’accesso vitale al mercato dei servizi.

Secondo Le Temps, si potranno comunque ottenere delle concessioni. «L’esempio di FATCA - sottolinea - mostra che è possibile negoziare degli aggiustamenti, seppur limitati».

Meglio Rubik

Di avviso diverso, la NZZ si rammarica che «l’appetito fiscale sia oggi più forte della ragione». Secondo il quotidiano liberale di Zurigo, vicino agli ambienti economici, l’opzione elvetica di imposta liberatoria alla fonte (modello Rubik) rimane tuttora la migliore soluzione.

Permette infatti di «garantire efficacemente il substrato fiscale e, al contempo, di proteggere la sfera privata». Lo scambio automatico d’informazioni, prosegue la NZZ, provoca invece un enorme flusso di dati e l’esplosione della burocrazia.

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