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Fate il vostro gioco, "rien ne va plus"

La rincorsa al numero vincente può diventare un'ossessione Keystone

Quasi 10'000 persone si sono viste vietare l’entrata nelle case da gioco svizzere nel 2004. La loro colpa? Essere affette dalla malattia del gioco eccessivo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2005 - 15:32

Sempre più persone cadono nella spirale ossessiva dei giochi d’azzardo: scommettere di più per recuperare i soldi persi. Ma nel frattempo i debiti si accumulano.

Alcuni ricercatori avanzano l’ipotesi di una causa genetica o biochimica. Altri parlano invece di fattori psicologici. Sigmund Freud evocava addirittura una certa tendenza all’autopunizione.

La cosa certa, è che quando il "piacere di giocare" si trasforma progressivamente in un "bisogno di giocare", siamo di fronte ad un vero e proprio caso patologico, come ci conferma Laurence Aufrère: «La malattia del gioco è considerata una patologia».

La terapeuta specializzata del Centro del gioco eccessivo (CJE) di Losanna conosce molto bene questo problema, che coinvolge circa l’1% della popolazione elvetica.

«Registriamo una ventina di nuovi casi ogni trimestre», indica Laurence Aufrère.

Debiti di oltre 50'000 franchi

Istituito nel 2001, il CJE risponde ai bisogni di salute pubblica in materia di prevenzione e trattamento del gioco eccessivo. Oltre ad offrire una formazione specializzata ai professionisti del settore, partecipa anche a diversi progetti di ricerca.

Nel suo rapporto di attività 2003-2004, l’unità del Centro ospedaliero universitario vodese rileva che gran parte dei pazienti seguiti, per lo più uomini, si sono ritrovati in grosse difficoltà finanziarie. Una persona su due aveva accumulato debiti superiori ai 50'000 franchi.

I giocatori che avevano l’abitudine di frequentare i casinò rappresentavano il 28%, contro il 38% di quelli che invece preferivano recarsi esclusivamente in bar e ristoranti per dedicarsi a giochi di lotteria.

Il 17% delle persone rivoltesi al CJE era inoltre stato colpito da un divieto d’accesso alle case da gioco svizzere.

Alla fine del 2004, quasi 10'000 persone figuravano sulla lista nera dei casinò, il 40% in più rispetto all’anno precedente.

«Siamo molto chiari con i giocatori a rischio: o chiedono volontariamente una diffida o rilasciamo noi un divieto d’accesso», afferma Adriano Censi, presidente della Federazione svizzera dei casinò.

Più si gioca e più si perde

«La malattia può toccare tutti coloro che giocano d’azzardo», osserva la terapeuta del CJE, precisando che tuttavia non si conoscono ancora tutti i meccanismi che portano ad uno stato patologico.

Per chi riesce a riconoscere la propria malattia, il centro di Losanna propone terapie individuali o di gruppo, oltre a fornire un sostegno ai famigliari.

«Durante le terapie specializzate, lavoriamo in particolare sulle emozioni e sui pensieri, in modo che il paziente si renda conto di cosa succede effettivamente in lui quando gioca», spiega lo psichiatra del CJE Olivier Simon.

L’aspetto fondamentale del trattamento è la rimozione delle credenze ossessionali del giocatore, il quale è convinto che «prima o poi vincerò».

Una Las Vegas nel cuore dell’Europa

Accanto alle terapie, il centro vodese si dedica anche alla prevenzione. Una missione fondamentale, visto che i casi di malati da gioco sono in crescita.

«L’aumento delle consultazioni registrate dipende sicuramente dal fatto che le nostre attività sono più conosciute dalla gente, ma anche dall’aumento dell’offerta di gioco», rileva Laurence Aufrère.

Negli ultimi anni, il mercato dei giochi d’azzardo si è infatti fortemente sviluppato, soprattutto sotto l’effetto delle deregolamentazioni prese dallo Stato e dai cantoni.

Con le sue 19 case da gioco, le innumerevoli lotterie, gratta-e-vinci, scommesse e le migliaia di macchinette "mangia soldi", la Svizzera è tra i paesi che vantano la più vasta offerta di giochi d'azzardo al mondo.

Promuovere il gioco responsabile

Di fronte ai danni che possono provocare slot machines e affini (indebitamento, turbe psichiche,…), viene spontaneo puntare il dito contro i gestori e il loro presunto sfruttamento delle vulnerabilità individuali.

Un’accusa tuttavia non pienamente giustificata, siccome anche i casinò si impegnano a favore di un gioco responsabile.

«Facciamo della prevenzione primaria, informando sui rischi del gioco e sulle possibilità di aiuto in caso di eccessi», sottolinea Anna Maria Sani, psicologa presso il Casinò di Lugano.

L’ordinanza federale sul gioco d’azzardo e sulle case da gioco obbliga d’altronde gli esercizi interessati ad elaborare una concezione sociale e a prendere i provvedimenti necessari per evitare le situazioni estreme.

Cifre record per i casinò

Mentre la collaborazione tra responsabili del settore, centri di prevenzione e istituti terapeutici lentamente si consolida – tramite incontri, conferenze e scambio di informazioni – gli studi e il monitoraggio dei casi patologici sono ancora insufficienti.

Anna Maria Sani ci segnala a questo proposito che «bisogna assolutamente intensificare la ricerca per valutare se quello che si sta applicando in questo momento sia veramente efficace».

Nell’attesa di ulteriori dati, le case da gioco vanno a gonfie vele. Nel 2004 hanno realizzato un fatturato di 769 milioni di franchi, un aumento di oltre il 35% rispetto all’anno precedente.

swissinfo, Luigi Jorio

In breve

Per prevenire e lottare efficacemente contro la dipendenza dal gioco, le autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni e le autorità di vigilanza devono sottostare ad alcuni obblighi.

Tra questi figurano una particolare attenzione ai rischi di dipendenza dal gioco e l’applicazione di eventuali restrizioni per i "malati del gioco".

Anche agli organizzatori, quali Swisslos e Lotteria romanda, sono imposti obblighi: devono versare lo 0,5% dei loro benefici lordi nel fondo per la lotta alla dipendenza dal gioco.

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Fatti e cifre

19 i casinò in Svizzera.
769 milioni di franchi il fatturato complessivo nel 2004.
9'732 le persone alle quali è stata vietata l’entrata nelle case da gioco nel 2004.
La cifra rappresenta un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

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