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Crisi idroelettrica

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Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2017 - 09:00
Marzio Pescia e Simon Brazzola, tvsvizzera.it con RSI (Falò del 07.11.2017)

L’elettricità svizzera per eccellenza, quella generata dall’acqua di bacini e fiumi alpini, è in piena crisi. Buona parte delle oltre 600 centrali idroelettriche sparse sul territorio producono ormai corrente troppo cara rispetto a quella disponibile sul mercato. 

Cosa sta succedendo? In futuro sfrutteremo ancora le dighe per produrre energia? E le fonti alternative disponibili saranno altrettanto pulite? Ancora oggi l’energia idroelettrica copre quasi il 60% della produzione di elettricità svizzera e rappresenta circa il 56% di quella consumata. 

 In tutto il paese vi sono 643 centrali (contando solo quelle con una potenza di almeno 300 kW). 

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Cosa potrebbe significare il ridimensionamento del settore per un territorio alpino come quello ticinese, dove dighe e sbarramenti sorti a partire dagli anni ’60 hanno creato benessere e posti di lavoro soprattutto nelle nostre valli?

Per cercare di rispondere a questi interrogativi, Falò vi propone un viaggio dentro e fuori le dighe. Tra i paradossi di un mercato esposto alle turbolenze internazionali e le preoccupazioni dei lavoratori e delle comunità che vivono all’ombra di questi affascinanti impianti.


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