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Edna Adan Ismail: la forza di chi vuole aiutare

Edna Adan Ismail con le infermiere neo-diplomate ednahospital.org

Se una persona anziana riesce ancora a costruire un ospedale, allora chiunque ha il potenziale per svolgere un'azione umanitaria: basta volerlo. Ne è convinta la 74enne somala Edna Adan Ismail, ospite a Ginevra in occasione dell'evento "TEDxRC²".

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 dicembre 2011 - 14:36
swissinfo.ch

Oltre a essere la fondatrice del primo ospedale e centro di formazione medico del suo paese, Edna Adan Ismail è un ex primo ministro del Somaliland, uno Stato dell'Africa orientale autoproclamatosi indipendente nel 1991 ma non riconosciuto internazionalmente.

Swissinfo.ch l'ha intervistata a Ginevra a fine novembre 2011, dopo il suo intervento a TEDxRC², una conferenza globale organizzata dal movimento TED (Technology Entertainment and Design) in coincidenza con l'incontro internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa concernente le sfide umanitarie nei conflitti armati contemporanei e nei disastri naturali.

swissinfo.ch: Perché ha deciso, a 60 anni, di costruire un ospedale ad Hargeisa nel Somaliland utilizzando i suoi risparmi e la sua pensione?

Edna Adan Ismail: La salute e gli ospedali hanno rappresentato la mia attività principale per tutta la vita. La motivazione più grande viene comunque da mio padre, il primo dottore nonché fondatore della sanità nel mio paese – una sorta di Albert Schweitzer africano. Fin dall'infanzia ho voluto costruire quel tipo di ospedale in cui mio padre avrebbe voluto lavorare.

A 60 anni una persona è generalmente ancora energica, in salute e con gran parte della vita e della carriera alle spalle. Contemporaneamente, intorno a noi c'è tanta sofferenza, tante necessità. Ho quindi deciso di rimboccarmi le maniche e di vedere cosa posso fare.

Ovviamente ho sottovalutato la sfida. Non si tratta soltanto di costruire un ospedale, ma di farlo funzionare, equipaggiarlo, sostituire ciò che è rotto, formare il personale sanitario e definire degli standard di qualità.

Ciononostante adoro quello che faccio: se dovessi ricominciare, non esiterei un attimo. Ciò che ricevo in cambio a livello immateriale – ad esempio una vita salvata – è infinitamente più grande del mio impegno concreto.

swissinfo.ch: Quale è stato l'impatto dell'ospedale da lei fondato?

E.A.I.: Nel mese di marzo festeggeremo i primi dieci anni di esistenza di una struttura che – si può ben dire – ha fatto nascere un intero paese; ogni ostetrica del Somaliland ha infatti dovuto frequentare un corso di perfezionamento presso il nosocomio.

Inoltre, abbiamo sviluppato un sistema di formazione per il personale infermieristico e le ostetriche che è utilizzato a livello nazionale e viene impiegato pure in Somalia. L'ospedale sembra essere diventato una sorta di attrazione: la gente viene per vedere cosa è riuscita a fare una vecchia signora.

swissinfo.ch: Alle conferenze "TED" vengono presentate idee per migliorare il mondo in modo pacifico. Quali sono i suoi prossimi progetti?

E.A.I.: Ho due grandi progetti: il primo è quello di aumentare a circa 1'000 unità il numero di ostetriche che operano nel Somaliland. Ovviamente ci servono anche dottori, ma non possiamo attendere un decennio; senza contare che i medici non vanno volentieri a lavorare nei villaggi.

Il secondo progetto è l'avvio di un programma di educazione sanitaria: 250'000 bambini vanno a scuola, ma manca una proposta di questo genere. Diciamo che se avessi dieci braccia, ne userei sei per il primo progetto e quattro per il secondo…

swissinfo.ch: Quanto è importante l'educazione?

E.A.I.: L'ospedale potrebbe anche avere dei problemi, qualche finestra potrebbe cadere, ma in fin dei conti ciò che resterà per sempre è il patrimonio di conoscenze tramandato attraverso le ostetriche, i tecnici di laboratorio, i farmacisti, gli studenti universitari.

A 16 anni e mezzo ho ricevuto una borsa di studio in Inghilterra [come infermiera]: quello che imparato allora mi aiuta ancora oggigiorno nella mia attività. Senza quell'esperienza, sarei soltanto un'altra donna nomade, incapace di incoraggiare o ispirare altre donne.

swissinfo.ch: Nel suo discorso lei ha affermato che «se io posso costruire un ospedale a 60 anno, potete farlo anche voi». È davvero realistico?

E.A.I.: Ci sono persone che vengono da me e mi dicono che vorrebbero aiutare, ma non possono costruire un ospedale. Io rispondo che la dimensione dell'intervento non è importante e dico loro: «Andate nel villaggio dei vostri nonni e riparate il tetto della scuola, se necessario. Oppure costruite i gabinetti per ragazze, se la scuola ne è sprovvista».

Sono piccoli gesti che ci permettono di capire il nostro potenziale; poi – in futuro – sarà forse possibile fare qualcosa di più grande. Lo ribadisco: non tutti dobbiamo cominciare a fare del bene costruendo ospedali. Non occorre spostare le montagne: basta renderle un po' più piccole.

Edna Adan Ismail

Edna Adan Ismail è infermiera, ostetrica, diplomatica, ex primo ministro del Somaliland nonché fondatrice della Mezzaluna rossa somala nel 1963. Per la sua attività ha ricevuto, tra l'altro, la Legione d'onore francese.

A metà degli anni Ottanta Edna Adan Ismail ha iniziato la costruzione di un ospedale a Mogadiscio, ma ha dovuto abbandonare il paese a causa della guerra civile. In seguito è stata attiva con vari compiti in seno all'Organizzazione mondiale della sanità fino al 1997

Il 9 marzo 2002 è stato inaugurato a Hargeisa – capitale della regione autonoma del Somaliland – l'Edna Adan University Hospital. Nel Somaliland il tasso di mortalità infantile è uno dei più elevati al mondo, anche a causa della partenza di quasi tutto il personale sanitario dopo la guerra civile.

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