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Dono d'organi, la Svizzera ai piedi della scala

In Svizzera, ogni settimana muore in media un paziente per mancanza di donatori Keystone Archive

Swisstransplant, in occasione dei suoi vent'anni di attività, ricorda che la Svizzera è il paese europeo in cui si donano meno organi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 marzo 2005 - 16:45

Nonostante otto persone su dieci si dichiarino favorevoli, pochi cittadini possiedono effettivamente la carta di donatore.

La Fondazione Swisstranplant – la cui sede si trova a Ginevra – è stata creata nel 1985, allo scopo di coordinare le attività di trapianto in Svizzera e di informare adeguatamente in merito alla donazione di organi.

In concomitanza con il suo ventesimo anniversario, che ricorre venerdì, l'associazione ha lanciato un grido d'allarme: la Confederazione è il paese con il tasso di donazioni più basso di tutto il continente, vale a dire 13 doni per un milione di abitanti.

La penuria di donatori contrasta con gli importanti progressi compiuti dalla medicina in questo campo, che hanno reso la pratica efficace e riconosciuta. A titolo di esempio, sono correntemente effettuati trapianti di rene, fegato, polmoni, cuore e pancreas.

Una necessità effettiva

Vi sono talune malattie per le quali l'unica e ultima speranza è rappresentata dall'impianto di un organo sano, proveniente da un donatore vivo o morto. Swisstransplant ha ricordato che ogni settimana, in Svizzera, decede in media un paziente a causa della mancanza di donatori. Il primo gennaio 2005, 639 persone figuravano in lista d'attesa per un trapianto.

Questa situazione è paradossale, in quanto da sondaggi effettuati risulta che ben otto cittadini su dieci si dicono pronti a donare un organo, ma sulla medesima cifra, solo uno possiede effettivamente una carta di donatore.

Swisstransplant ha sottolineato l'importanza dell'opera di sensibilizzazione in questo ambito. Un importante sostegno dovrebbe provenire dalla nuova Legge sui trapianti, adottata dal Parlamento nell'ottobre 2004, che dovrebbe entrare in vigore all’ inizio del 2007. Essa prevede infatti un'informazione regolare ai cittadini da parte della Confederazione.

Legislazioni diverse

La sensibilizzazione della popolazione diventerà ancora più importante negli anni a venire, dal momento che il nuovo testo legislativo si basa essenzialmente sull'altruismo del donatore, a differenza di quanto avviene altrove.

«In diverse nazioni viene osservato il principio del consenso presunto, vale a dire che in assenza di esplicite disposizioni contrarie, ogni persona deceduta può essere considerata donatrice», spiega il dottor Roberto Malacrida, responsabile del servizio cure intense all'Ospedale Civico di Lugano e docente universitario, da anni attivo nell'opera di sensibilizzazione alla tematica della donazione d'organi.

La situazione in Svizzera è differente, dato che la questione è di competenza cantonale. Al momento attuale, sussistono tre diversi regimi: i cantoni in cui vale il consenso presunto con diritto d'opposizione da parte dei parenti o della persona ancora in vita, quelli in cui è richiesto un'esplicita autorizzazione e altri in cui non è stata emanata alcuna disposizione.

A questo riguardo, il futuro testo di legge permette di armonizzare la legislazione, applicando «la regola del consenso in senso lato, secondo cui l'ammissibilità giuridica di un prelievo è data solo se vi è il consenso del donatore o, qualora questi non abbia espresso la sua volontà al riguardo, dei suoi congiunti».

Impegno del personale curante

In assenza di strumenti legislativi che facilitano la pratica dell'espianto, una grossa responsabilità spetta a chi accompagna il paziente e la famiglia durante la malattia.

Secondo Malacrida, «se si vuole migliorare la situazione attuale, è necessario un grande impegno da parte del personale nelle cure intense. È indispensabile instaurare un clima di fiducia tra ammalati, famigliari e corpo medico».

Più concretamente, «medici ed infermieri devono discutere regolarmente con parenti e paziente, essere loro vicini e spiegare quanto potrebbe essere preziosa una donazione!», aggiunge Malacrida. Solo così si creano i presupposti per avanzare tale richiesta, altrimenti percepita come un affronto che si somma al dolore della malattia.

Un esempio in questo senso è costituito dagli ospedali del cantone Ticino, dove i responsabili di reparto hanno contatti intensi e quotidiani con degenti e famigliari ed i collaboratori ricevono un'apposita formazione. I risultati registrati sono ottimi, vicini a quelli della Spagna (primo paese a livello europeo per numero di donatori) e molto più elevati rispetto al resto della Svizzera.

Fattori culturali non decisivi

Vi sono pure convinzioni personali che possono essere indicate quali concause delle reticenze in materia di donazione. Ad esempio, talune credenze religiose o esoteriche, secondo le quali l'anima impiega diversi giorni per lasciare il corpo, durante i quali non è possibile intervenire.

Vi è inoltre la questione della sacralità del cadavere e dei riti che seguono il decesso, molto differenti da una cultura all'altra e spesso incompatibili con i tempi strettissimi imposti dal trapianto di organi vitali.

Tuttavia, conclude Malacrida, «non sono certamente queste le ragioni principali della penuria di donatori».

swissinfo, Andrea Clementi

In breve

Vi sono tre tipi di donatore: vivente, cerebralmente morto e a cuore fermo.

Il trapianto di organi da un donatore vivo riguarda solitamente i reni, ma è anche possibile con parte del fegato e dell'intestino.

Per morte cerebrale, si intende una distruzione completa e irreversibile del cervello, a seguito della quale l'attività cardiaca e la respirazione possono essere mantenute artificialmente per alcune ore.

Il donatore a cuore fermo è tale a seguito di un arresto cardio-respiratorio; solo i reni ed i tessuti possono essere prelevati.

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Fatti e cifre

Il primo trapianto di reni è stato eseguito in Svizzera nel 1964.
Tra il 1985 ed il 2005, più di 6'000 persone in Svizzera hanno ricevuto un organo proveniente da un donatore.
I trapianti sono praticati in sei centri: Basilea, Berna, Ginevra, San Gallo e Zurigo.
Nel 1990, vi erano circa 20'000 donatori registrati.

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