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Dito puntato contro le mutilazioni genitali

Il movimento contro le mutilazioni genitali femminili si fa sentire anche in Africa Keystone

I risultati dell’inchiesta fra specialisti condotta dall’UNICEF fanno riflettere: il 29% di loro sono già stati confrontati con casi di mutilazioni genitali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 febbraio 2005 - 13:39

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia chiede siano presi provvedimenti sia a livello medico che giuridico. La segretaria generale dell'UNICEF Svizzera, Elsbeth Müller, ne parla a swissinfo.

Ogni anno, all’incirca due milioni di ragazze subiscono mutilazioni sessuali in Africa e in altre regioni del mondo. Si calcola che il fenomeno tocchi in totale oltre 130 milioni di donne e di adolescenti.

L’aumento della popolazione e la crescente immigrazione fanno sì che, anche in Europa, il personale specializzato si trovi sempre più confrontato con casi di questo genere.

Da uno studio condotto dalla sezione svizzera del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) risulta che 518 dei 1800 esperti intervistati hanno avuto a che fare, una volta almeno, con una donna mutilata sessualmente.

swissinfo: Numericamente, come si possono interpretare i risultati dell’inchiesta?

Elsbeth Müller: Ci permettono di presumere che in Svizzera vivono all’incirca 7000 donne che hanno subito una recisione genitale.

swissinfo: In che modo gli specialisti si trovano confrontati a questo problema?

E.M.: Ginecologi e ostetriche ci informano che sempre più persone chiedono loro dove è possibile fare operare i bambini agli organi genitali.

Molti degli intervistati sono a conoscenza di ragazze che hanno subito mutilazioni o tentativi di mutilazioni. Il loro numero è aumentato e questo ci stupisce parecchio.

swissinfo: Quali Stati e quali fasce d’età sono toccati particolarmente da questo problema?

E.M.: Le donne residenti in Svizzera che hanno subito una recisione agli organi sessuali sono soprattutto somale, etiopi o originarie dell’Eritrea. Da quei Paesi, infatti, provengono numerosi degli immigrati residenti nel nostro Paese.

La maggior parte dei casi conosciuti riguarda persone dai 19 ai 35 anni. Vengono alla luce, perché a quell’età le donne sono fertili e si sottopongono a visite ginecologiche.

swissinfo: Cosa significa la mutilazione per chi la subisce?

E.M.: Si tratta di un intervento molto doloroso, che lede l’integrità fisica e psichica dell’individuo.

Gli effetti sono permanenti: le donne mutilate soffrono tutta la vita di problemi mestruali o di infezioni alle vie urinarie.

Il taglio della clitoride fa inoltre calare il loro piacere sessuale. Spesso inoltre, la madre o il bambino muoiono durante il parto, perché questo dura particolarmente a lungo a causa della mutilazione.

swissinfo: In questo settore, dove si situa la Svizzera rispetto agli altri Paesi europei?

E.M.: Fare un paragone è difficile. I nostri colleghi germanici stanno valutando le proporzioni di questo fenomeno nel loro Paese, attraverso uno studio simile a quello effettuato in Svizzera.

Da circa cinque anni, il tema delle mutilazioni sessuali assume ovunque una particolare importanza. È un problema che tocca tutti gli Stati confrontati a casi di mutilazioni subite da donne immigrate. Il numero di donne provenienti da Paesi dove si praticano de recisioni sessuali è in continuo aumento.

swissinfo: Come reagisce concretamente l’UNICEF a questo fenomeno?

E.M.: L’UNICEF ha chiaramente espresso a livello internazionale la sua politica di «tolleranza 0» in questo ambito. Faremo di tutto affinché le recisioni agli organi genitali siano ovunque proibite e punite penalmente.

Attraverso una campagna informativa, è nostra intenzione spiegare in cosa consistono concretamente le mutilazioni sessuali e chiarirne gli effetti. Ci rendiamo conto che la gente è troppo poco informata in materia.

Vorremmo inoltre organizzare dei programmi che assicurino un reddito alle donne mutilate quando lasciano il loro lavoro.

Anche in Svizzera sono necessarie delle delucidazioni. Ad esempio, a livello giuridico, bisogna chiarire la situazione di chi permette o partecipa a una recisione degli organi sessuali.

swissinfo: Dal punto di vista medico, cosa ritiene sia necessario fare in Svizzera?

E.M.: Il personale medico dev’essere informato sulle mutilazioni sessuali e sulle loro conseguenze. È pure necessario conoscere le basi culturali sulle quali si basano queste pratiche.

Si devono emettere delle direttive che spieghino al personale medico la situazione dal punto di vista giuridico. In collaborazione con altre organizzazioni stiamo preparando delle chiare raccomandazioni in tal senso.

Intendiamo rispondere a domande del tipo: dove posso rivolgermi quando mi trovo confrontato a un caso di mutilazione sessuale? In quali casi il mio agire è illegale? Come posso aiutare la persona che ha subito o che sta per subire una recisione agli organi sessuali? Posso violare il segreto professionale? Sono tutte informazioni importanti per medici, ginecologi e ostetrici.

swissinfo: Com’è la situazione in Svizzera da un punto di vista giuridico?

E.M. la mutilazione genitale è punibile in Svizzera, così come chiunque se ne rende complice, come potrebbe essere il caso per i genitori.

Far eseguire l’intervento fuori dal paese è altresì punibile, se tale pratica non è ammessa dalla legge della nazione in cui viene effettuata.

swissinfo: Una famiglia che si reca in Somalia, non può dunque essere perseguita penalmente?

E.M.: Al momento attuale, non per quanto concerne la complicità nel reato. Ma naturalmente ciò andrebbe valutato accuratamente a seconda della situazione giuridica.

swissinfo: Dal momento che la mutilazione avviene prevalentemente in nome della religione, non si rischia di violare la libertà di culto?

E.M.: Desidero sottolineare che la mutilazione non è legata a nessuna religione, anche se viene spesso associata a una pratica religiosa, soprattutto da parte dei più fanatici. La mutilazione deriva piuttosto da una tradizione centenaria, legata a fattori sociali e igienici.

swissinfo: Come appare la questione, per quanto concerne l’aspetto dei diritti dell’uomo?

E.M.: La mutilazione è violazione dei diritti del bambino e di quelli umani in generale. Ogni bambino ha diritto alla propria integrità corporale. Quando il suo corpo è fatto oggetto di una mutilazione che potrebbe provocarne la morte, ciò non può assolutamente essere giustificato in nome della tradizione religiosa!

Eccezion fatta per la Somalia e gli Stati Uniti, quasi tutte le nazioni del mondo hanno sottoscritto la convenzione dell’ONU per i diritti del bambino. Ogni Paese ha il dovere di proteggere i bambini presenti sul proprio territorio dalle mutilazioni.

Intervista swissinfo: Christian Raaflaub
(traduzione: Anna Passera e Andrea Clementi)

In breve

Escissioni e infibulazioni sono problemi che non concernono la sola Africa. Anche la Svizzera è toccata dal problema, in quanto numerose donne immigrate hanno subito una mutilazione sessuale.

Rispetto alla circoncisione maschile, quella femminile comporta conseguenze particolarmente gravi. La mutilazione genitale femminile equivale infatti ad un’amputazione. L’intervento implica il taglio o l’esportazione della clitoride e di parte delle piccole labbra.

Le popolazioni che mutilazioni genitali si rifanno spesso a motivi culturali. Non esiste tuttavia alcuna prescrizione religiosa in tal senso.

In Francia, numerosi genitori sono stati condannati alla prigione una recisione sessuale sui figli. Per lo stesso motivo, una madre si è vista privare dell’autorità parentale. Per il momento, in Svizzera la giustizia non è ancora intervenuta.

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Fatti e cifre

1799 persone hanno risposto al sondaggio sulle mutilazioni sessuali. Fra loro: ginecologi, ostetrici, pediatri e assistenti sociali.
518 di loro hanno avuto a che fare con donne che hanno subito una recisione degli organi genitali.
6 febbraio: giornata internazionale della «tolleranza 0» contro le mutilazioni sessuali.

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