Delocalizzazioni Swissair, la Borsa e i conti in India

Venticinque anni fa, un lungo reportage della Radiotelevisione svizzera indagò le ragioni per cui molte grandi aziende elvetiche avevano deciso di delocalizzare la contabilità in India. Il risparmio? Certamente. Abbinato a competenze informatiche e una selezione del personale con le quali la Svizzera, per dimensioni, non poteva competere.

Primo piano di mani che battono alla tastiera di un computer; una regge anche una penna biro

Il gruppo indiano Tata era attivo fin al 1968 nella produzione di programmi per computer.

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In numero assoluto, nella sola Bombay si contavano all'epoca dieci volte più laureati che in tutta la Confederazione. In città arrivavano ogni giorno 500 nuove famiglie (350'000 persone all'anno). Le aziende all'avanguardia non faticavano a collocare giovani con una formazione accademica anche nelle posizioni più basse.

Vagoni ferroviari in movimento visti di traverso; da ogni porta fa capolino un gruppo di ragazze/i

La moltitudine di persone che ogni mattina raggiunge Bombay dalla campagna.

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A fare notizia per aver affidato all'India la gestione di contabilità, fatturazione, salari e pianificazione fu soprattutto l'allora compagnia aerea di bandiera elvetica Swissair. Insieme al gruppo Tata, attivo fin al 1968 anche nella produzione di programmi per computer, aveva fondato un'impresa che si occupò anzitutto di rendere i processi più razionali e sviluppare strumenti informatici ad hoc.

Un'azienda con 200 impiegati dove lavoravano anche i giovani Percival e Kshama. Laureati in economia e commercio (lui con una specializzazione informatica), vivevano entrambi ancora in campagna, dove la telecamera li seguì per tracciarne un ritratto nei rispettivi villaggi, "più freschi e tranquilli".

Un ragazzo e una ragazza dai lineamenti indiani chiacchierano e consumano un pasto seduti su uno sgabello, senza tavolo

Il documentario traccia anche il ritratto dei giovani Percival e Kshama.

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Nestlé, ABB, le allora Ciba-Geigy e Sandoz e altre aziende trovarono dunque in Asia il modo di risparmiare sull'amministrazione senza rinunciare ad affidabilità e rapidità. Ma anche un settore simbolo, quello delle banche, fece sviluppare da Tata e gestire in India il competitivo sistema per le transazioni di borsa cui facevano capo 150 istituti.

Baracche abitate nei pressi di una spiaggia di sassi in primo piano; palazzi a 20 piani sullo sfondo.

Il filmato restituisce anche, e soprattutto, l'immagine di un'India a due velocità.

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Il documentario, oltre a sondare il livello di istruzione nel Paese e cercare le ragioni di una presunta inclinazione per la matematica e le discipline affini, mostra soprattutto un'India "a due velocità", con un boom economico non ancora sfociato in redistribuzione della ricchezza.

Non emergono, per contro, disparità di genere: nelle aziende a partecipazione straniera delle zone economiche speciali lavoravano molte donne. Come l'analista programmatrice che -dopo aver completato la specializzazione post-universitaria grazie a un finanziamento del marito- creò il programma per Swissair, rendendo polivalenti i collaboratori e più veloci i processi.

'La Svizzera fa i conti in India', di Enzo Pelli e Mirto Storni, fu diffuso il 7 novembre 1994 nel magazine settimanale della RSILink esterno 'Rebus'.

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