Simbolo di Istanbul Santa Sofia può tornare ad essere una moschea

Il complesso di Santa Sofia a Istanbul visto dall alto.

Monumento simbolo di Istanbul, per quasi un millennio basilica cristiana prima di diventare moschea con la conquista ottomana nel 1453 ed essere poi trasformata in museo da Mustafa Kemal Ataturk nel 1935.

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Il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto del 24 novembre 1934 dell'allora presidente Mustafa Kemal Ataturk, fondatore dello stato turco moderno, che trasformava Santa Sofia in un museo. La storica decisione apre la strada alla riconversione in moschea del monumento simbolo di Istanbul.

Santa Sofia tornerà a essere una moschea. Dopo 85 anni, Recep Tayyip Erdogan realizza il sogno dell'islam politico in Turchia. Il Consiglio di Stato ha votato all'unanimità l'annullamento del decreto di Mustafa Kemal Ataturk che aveva trasformato in museo il monumento simbolo di Istanbul per "offrirlo all'umanità", dopo quasi 1.500 anni trascorsi come luogo di culto cristiano e poi musulmano.

Una decisione storica che il presidente ha subito tradotto in legge, firmando il decreto che trasferisce l'amministrazione dell'edificio dal ministero del Turismo alla Diyanet, l'autorità statale per gli affari religiosi, che amministra le 80 mila moschee turche. E da oggi una in più.

Vittoria di Erdogan

Per Erdogan, spesso accusato di minare la laicità delle istituzioni di Ankara, è il passo simbolicamente più importante dopo oltre 17 anni al potere, che gli permette di ricompattare la sua base politica in un momento di difficoltà, tra crisi economica ed emergenza coronavirus. Una mossa che lo riafferma anche come leader nel mondo islamico, ma che rischia di costargli caro nei rapporti con il resto della comunità internazionale.

Reazioni negative dal mondo

La decisione ha subito scatenato proteste e indignazione. Per la Grecia, si tratta di una "aperta provocazione al mondo civilizzato". Secondo la ministra della Cultura, Lina Mendoni, "il nazionalismo mostrato da Erdogan riporta il suo Paese indietro di sei secoli". Immediata è giunta anche la reazione della Chiesa ortodossa russa, che parla di una decisione che ignora "milioni di cristiani". Già alla vigilia, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, primus inter partes tra le guide spirituali dei 300 milioni di fedeli ortodossi, aveva lanciato l'allarme sui rischi di una reazione "dei cristiani nel mondo contro l'Islam".

Da Washington a Mosca, da Bruxelles ad Atene, in tanti avevano tentato di fermare lo strappo. Invano. Il leader di Ankara ha invocato la "sovranità nazionale" sulla decisione. Inascoltati sono rimasti anche gli appelli al dialogo dell'Unesco, che aveva espresso "preoccupazione" e ricordato che "ogni modifica" a un sito inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità "richiede una notifica in anticipo da parte dello Stato interessato e successivamente, se il caso lo richiede, un esame del Comitato del Patrimonio mondiale.

Ricorso vinto

Per quasi un millennio la chiesa più grande della cristianità, a lungo sede del patriarcato di Costantinopoli, trasformata in moschea dal sultano Maometto II nel 1453 dopo la conquista ottomana, Santa Sofia torna ora luogo di preghiera per i musulmani. I giudici della 10ecima sezione del Consiglio di stato hanno accolto il ricorso presentato nel 2016 da un piccolo gruppo islamista locale, l'Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell'ambiente. 

Secondo le motivazioni del massimo tribunale amministrativo, l'edificio appartiene a una fondazione che l'avrebbe eredito da Maometto II e sarebbe quindi illegittimo destinarlo ad un uso diverso da quello previsto dal sultano.

Immediati sono stati i festeggiamenti di gruppi islamisti e nazionalisti, oltre che di ministri e deputati. Poco prima della decisione, il monumento era stato appositamente transennato per evitare assembramenti a ridosso dell'edificio. 

Sventolando bandiere turche, i manifestanti si sono comunque riuniti nella piazza antistante di Sultanahmet. "Rompiamo le catene di Santa Sofia", era stato lo slogan dei fautori della riconversione in moschea. Per una riapertura preliminare alla preghiera potrebbero bastare pochi giorni.

Toccherà a Erdogan decidere se vorrà farlo già il 15 luglio, rendendo così indimenticabili le commemorazioni del quarto anniversario del fallito colpo di stato.

Il servizio del Tg:



tvsvizzera-it/fra con RSI

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