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Monica Bellucci, una "meraviglia"

Tre domande alla star italiana tanto amata dalla Croisette

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 maggio 2014 - 16:39

Non ha bisogno di presentazioni, non è nemmeno necessario specificarne il nome. Quando arriva lei per un attimo tutto si ferma. Eppure, accompagnando in sala "Le meraviglie", Monica Bellucci ha dato dimostrazione di grande delicatezza e eleganza, mettendosi quasi in disparte, al servizio di un piccolo film, di una giovane regista di talento, di un gruppo di bimbe-attrici emozionate fino alle lacrime (10 minuti di applausi da duemila persone non sono un'esperienza comune).

Aveva qualcosa di materno e sicuramente ha fatto un figurone, Monica, sottraendosi a un atteggiamento da primadonna che avrebbe oscurato il resto. Già promossa anche solo per questo. L'autoironia del personaggio che ha interpretato (la buffa diva da tv di provincia Milly Catena) fa il resto.

In pieno stile Cannes per incontrarla bisogna fare salti mortali e anche una volta ottenuta l'intervista ci si ritrova nel frullatore con decine di altre troupe. Tre domande: sul cinema al femminile, sul senso di appartenenza territoriale, sull'immaginario da sogno che ammanta il cinema italiano.

Marco Zucchi

Monica Bellucci in passerella con il cast del film

(foto Keystone)

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