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Le parole dell'emergenza coronavirus

La pandemia ha avuto conseguenze anche sul modo in cui parliamo, e viceversa. Il corrispondente della Radiotelevisione svizzera ne ha discusso con un linguista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 giugno 2020 - 21:19
Secondo Giuseppe Antonelli, utilizzare termini inglesi non è un problema. L'importante è che le parole scelte abbiano un significato univoco. Anziché "distanziamento sociale" sarebbe stato più opportuno parlare dal principio di "distanza di sicurezza", ritiene il linguista. RSI-SWI

Con l'arrivo di una nuova ed eccezionale situazione, sono entrate nel vocabolario degli italofoni nuovi termini per descriverla. Come spiega il linguista Giuseppe Antonelli, le parole hanno un grande potere e possono a loro volta avere delle pesanti conseguenze sul mondo.

"Ad esempio, per diverso tempo si è parlato di 'influenza cinese'", ricorda Antonelli, "Questo ha avuto un doppio effetto negativo: ci ha fatto percepire quello che stava succedendo come qualcosa di lontano e ci ha fatto immaginare che ciò che sarebbe potuto arrivare era qualcosa di tutto sommato innocuo, un'influenza."

In situazione di emergenza chi comunica ha una responsabilità ancora più grande, sottolinea il linguista.  "Le parole possono e probabilmente avrebbero potuto salvare vite umane".

L'intervista completa qui sotto:

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