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In Ticino la prostituzione è in crisi

Il settore è stato messo in ginocchio dalla crisi pandemica Keystone / Ennio Leanza

Non ci sono mai stati così pochi locali erotici in Ticino: 250 ragazze esercitano regolarmente la prostituzione in otto locali e 16 appartamenti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 aprile 2022 - 11:45
tvsvizzera.it/mrj

La diminuzione dei numeri della prostituzione legale in Ticino preoccupa ZonaprotettaLink esterno, secondo quanto dichiarato dall’operatrice Vincenza Guernaccia ai microfoni della RSI: “Rischia di creare un sottobosco e forme di sfruttamento. Le persone non sapendo dove lavorare possono affidarsi a individui o essere implicate in situazioni che possono esporle a rischi”.

Lo sfruttamento è un rischio che corrono maggiormente le persone più vulnerabili, come per esempio chi fugge da una guerra (oggi dall’Ucraina). “Ci sono diverse situazioni di sfruttamento. Una giovane donna che proviene da una situazione difficile può venire illusa da qualcuno che le promette un lavoro in Svizzera e poi si ritrova a prostituirsi è una di queste”, aggiunge Guernaccia.

Nessuna segnalazione, però, è ancora giunta alla sezione Teseu della Polizia cantonale, che si occupa anche di prostituzione. “La situazione, comunque, viene monitorata”, fa sapere il capo di Teseu, Gianluca Calà Lesina. “È finalizzata alla prevenzione affinché questi reati possano essere denunciati tempestivamente e eventualmente individuati da parte dell’attività di perseguimento penale”.

C’è un monitoraggio anche da parte di Zonaprotetta: “Allo stato attuale noi non abbiamo segnali di questo tipo però non è che se non le vediamo vuol dire che non esistono”.

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Il quadro attuale

Le nazionalità più rappresentate tra chi svolge il mestiere sono quella italiana e quella rumena. Questo perché da quando è entrata in vigore la legge cantonale sulla prostituzione nel 2020, “ha accesso a questa professione solo chi ha diritto di lavorare in Svizzera, quindi chi ha un permesso valido, chi risiede in Svizzera oppure chi richiede di poterlo fare con una notifica”, spiega Calà. Ad oggi, prosegue, non è stato ricevuto nessun annuncio da parte di chi possiede un permesso speciale S (attualmente accordato ai profughi ucraini), che fa parte dei documenti necessari previsti dalla legge per poter esercitare nell’ambito della prostituzione.

La storia della prostituzione in Ticino

L’esercizio di questo mestiere è legale nel cantone italofono dal 1941. Fino al 2001, quando è stata varata ed entrata in vigore una legge cantonale ad hoc, c’è stata una situazione di libertà quasi totale, molte lavoratrici del sesso operavano in maniera illegale e i disagi all’ordine pubblico erano frequenti. La normativa entrata in vigore nel 2001 vieta la prostituzione nei luoghi pubblici, ma la permette in posti espressamente designati a questo scopo.

Nei primi anni del 2000 il fatturato della prostituzione in Ticino era stimato a 150 milioni di franchi annui. Il settore ha poi risentito della crisi economica, passando ai 70 milioni nel 2009.  Se oggi il numero di locali è ai minimi storici, l’espansione è comunque stata forte negli ultimi 20 anni: nel 2001 si contavano 18 postriboli, diventati poi 35 nell’arco di soli 7 anni. Nel 2008 erano circa 70 gli appartamenti adibiti alla prostituzione e 26 gli esercizi pubblici.

Sempre i primi anni 2000 sono stati l’età dell’oro per questo mestiere a sud delle Alpi: centinaia di ragazze provenienti dall’est Europa (ex Jugoslavia, Moldavia, Romania, Lituania), hanno preso il posto delle sudamericane, che inizialmente rappresentavano la maggioranza delle professioniste.

Con gli anni l’esercizio del mestiere si è spostato sempre di più dai locali a luci rosse (che però non sono scomparsi del tutto) agli appartamenti. Anche in questo caso, il tutto è regolamentato dalla legge e va richiesta una licenza edilizia per adibire i locali a questo scopo. La maggioranza delle ragazze si autogestiscono e sono in regola.

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