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Expo, Svizzera e Italia gastrodiplomazie a confronto

Le tradizioni culinarie agevolano le relazioni internazionali e sono il biglietto da visita di un paese

"Un uomo è ciò che mangia", diceva il filosofo Feuerbach. Parafrasando questa citazione, si potrebbe dire che un paese è ciò che produce. Tra gli addetti ai lavori un neologismo è infatti diventato di uso comune: gastrodiplomazia ovvero diplomazia culinaria. Con questa espressione si intende una forma di diplomazia pubblica che mette al centro il cibo come mezzo per comunicare l'identità e la cultura di una nazione al pubblico e/o per impostare rapporti con le altre nazioni. Expo 2015 sarà un banco di prova su larga scala per entrambe le forme di gastrodiplomazia, che saranno però declinate attraverso varie strategie.

Prendiamo l'Italia e la Svizzera: entrambi i paesi hanno scelto di puntare, a livello comunicativo, sul binomio tradizione/innovazione. Ma con alcune, importanti differenze, che è già possibile indovinare osservando i progetti dei rispettivi padiglioni. "La Svizzera – sintetizza l'ambasciatore Dante Martinelli, commissario generale di Svizzera a Expo 2015 – vuole comunicare l'immagine di un paese di alta qualità, ricerca e sostenibilità". L'Italia invece, avendo già un'immagine molto forte e riconosciuta in ambito enogastronomico, "punta – come spiega l'ambasciatore Ignazio Di Pace, consulente per i rapporti istituzionali del Padiglione Italia Expo 2015 – a dimostrare che siamo un paese proiettato verso il futuro e non vive solo di ricordi". Coerente con questo obiettivo la decisione di immaginare e progettare il Padiglione Italia come "un'incubatrice" di nuove idee e start up, dando spazio a giovani e donne (Ambra Murè).

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