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Energia, negoziati con Roma fermi a causa delle elezioni

Sete di energia Keystone / Helmut Fohringer

Berna istituisce uno Stato maggiore per eventuali crisi di approvvigionamento energetico mentre le trattative con l'Italia sono bloccate in attesa dell'insediamento del nuovo esecutivo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 settembre 2022 - 18:35
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

L’imminente cambio di governo a Roma agita i sonni nella Confederazione. Ma non per vicinanza o meno dei governanti elvetici con la nuova maggioranza a propulsione Fratelli d’Italia ma per le negative ripercussioni in ambito energetico che si stanno profilando.

Si sa, la Svizzera possiede numerosi bacini idroelettrici che garantiscono una quota importante di elettricità rinnovabile e pulita ma il paese non è comunque autosufficiente. E l’annunciata crisi dei prossimi mesi - durante i quali aumenteranno i consumi e il Vecchio continente non potrà contare sull’afflusso del gas russo per i noti motivi – sta creando più di un problema sul fronte dell’approvvigionamento.

Proprio venerdì i leader europei ne hanno discusso al Consiglio UE, con non del tutto soddisfacenti, in particolare riguardo al famoso tetto del prezzo del gas.

La Confederazione conta anche sulla benevolenza dei paesi vicini, che hanno già accumulato ingenti scorte di gas: la Germania ha finora stoccato il 91,5% di metano, la Francia il 96,8% e l’Italia il 90,0%. Attualmente, infatti la quota di riempimento dei laghi artificiali in Svizzera (82,2%) si situa 3,5 punti percentuali sotto la media dello stesso periodo negli ultimi 20 anni. Con i bacini vengono prodotti 8’865 GWh, ovvero circa il 15% del fabbisogno totale (l'anno scorso la Svizzera ha consumato 58'113 Gigawattora di elettricità).

Per questi motivi da alcuni mesi Berna ha intessuto relazioni privilegiate con i vicini per garantirsi le forniture di energia in caso di bisogno, soprattutto nell’ipotesi in cui l’inverno sia particolarmente rigido.

Ma la tempistica necessariamente lunga per il passaggio di consegne a Palazzo Chigi sta bloccando i negoziati di solidarietà, secondo quanto ha dichiarato venerdì il direttore dell’Ufficio federale dell’energia Benoît Revaz. Con le dimissioni del governo Draghi, ha precisato il responsabile federale, i funzionari non sono autorizzati a far avanzare le trattative con la Svizzera in vista di un'intesa internazionale di solidarietà.

Benoît Revaz ha anche aggiunto che tale pausa ha conseguenze anche sui negoziati con la Germania. È infatti necessario avanzare nelle trattative con tutti e due i Paesi assieme, dal momento che il gasdotto che passa attraverso il nostro Paese è un elemento essenziale di questi accordi di solidarietà.

Intanto oggi il governo federale ha deciso la creazione di uno speciale "Stato maggiore di crisi Penuria di energia" - che entrerà in funzione in caso di carenza di energia (gas o elettricità) - e di un "Single Point of Contact" (SPOC) destinato a curare i rapporti con i cantoni e i settori economici e produttivi toccati dalle misure che verranno prese in questo contesto.

Le misure adottate finora - come la costituzione di una riserva di energia idroelettrica e di gas, la campagna per la riduzione dei consumi, cui si aggiungono negoziati di solidarietà in corso per la fornitura di energia con Germania, Francia e Italia - sono coordinate dall'organizzazione di crisi dei due dipartimenti coinvolti (Datec ed Economia).

Da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin ha ribadito "con forza" che non siamo ancora in situazione di penuria energetica e che si spera che tale eventualità non si presenterà mai. Il mercato funziona ancora, anche se la situazione è tesa, ha aggiunti: “Qualora però dovesse prospettarsi scarsità di corrente o gas dobbiamo poter reagire in fretta”.

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