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Divisi non solo dalla Manica Negoziati sulla Brexit, Ue e Regno Unito ai ferri corti

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Non stanno procedendo sotto i migliori auspici le trattative tra Unione europea e Regno Unito sulla Brexit e lo scontro sembra salire di tono in vista del secondo round negoziale in agenda la prossima settimana.

Numerosi i temi su cui le posizioni restano distanti, in particolare riguardo alla reciprocità di trattamento dei cittadini Ue in Gran Bretagna e le compensazioni finanziarie avanzate da Bruxelles a Londra. Proprio su questo punto il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson ha parlato di “estorsione” e ha elegantemente aggiunto, riferendosi alla Commissione Ue, “puoi andare a fischiare”.

Se Londra non riconoscerà i suoi obblighi finanziari verso l'Ue, Bruxelles non negozierà su tutto il resto, ha implicitamente risposto il capo negoziatore europeo Michel Barnier. "Non chiediamo alla Gran Bretagna un solo pound in più di quel che si è impegnata" a mettere, ha aggiunto il capo negoziatore Ue.

E quanto alle parole di Boris Johnson che ha invitato l'Ue ad andare a "fischiare" per convincerla a pagare il conto, l’ex commissario europeo ha ribattuto: "Non sento nessun fischio, ma solo l'orologio che ticchetta", con sempre meno tempo a disposizione per arrivare a un accordo entro il 29 marzo 2019.

Ma a incrinare i rapporti ha contribuito anche la proposta britannica indirizzata ai cittadini Ue residenti, ritenuta insufficiente e discriminatoria da Bruxelles, che preme in particolare, ha continuato Michel Barnier, affinché “la Corte di giustizia dell’Unione europea sia la garante ultima di questi diritti”.

tvsvizzera/spal con RSI (TG del 12.7.2017)

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