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Disoccupazione giovanile, in Svizzera è la metà di quella europea

Cala la quota di occupati giovani in Svizzera ma pochi disoccupati tra gli under 30. Keystone / Martin Ruetschi

Negli ultimi trent'anni è sensibilmente diminuita, dal 29,9% al 20,2% la quota di giovani (dai 15 ai 29 anni) sull'insieme della popolazione attiva ma il tasso di disoccupazione per questa fascia di età resta assai inferiore a quello dei paesi vicini.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2022 - 17:29
tvsvizzera.it/spal

Lo evidenzia il rapporto "Le persone dai 15 ai 29 anni sul mercato del lavoro svizzero nel 2020Link esterno" pubblicato martedì dall'Ufficio federale di statistica (Ust) che certifica il forte calo di occupati tra le nuove generazioni.

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I disoccupati e le disoccupate under 30 erano 74'400 due anni fa, pari al 6,9% della popolazione attiva di questa fascia di età (secondo i criteri statistici adottati dall'Ufficio internazionale del lavoro-ILO), in particolare era del 10,6% tra coloro che seguivano una formazione e del 5,9% tra tutti gli altri.

Nel confronto internazionale la Confederazione è comunque messa piuttosto bene, se si considera che la media europea si attesta al 13,2% e solo Cechia (5,3%) e Germania (6,1%) possono vantare percentuali inferiori. In proposito c'è da sottolineare la performance non troppo brillante dei paesi mediterranei: l'Italia (22,1%), Spagna (29,2%) e Grecia (29,8%) chiudono infatti questa speciale classifica sulla disoccupazione giovanile.

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Occupati meno giovani

L'altro aspetto rilevante su cui si sofferma lo studio dell'Ust riguarda, come accennato sopra, la diminuzione della quota di giovani tra la popolazione attiva generale (passata dal 29,9% al 22,0% in trent'anni). Un fenomeno che gli analisti federali attribuiscono al relativo "invecchiamento" della generazione del baby boom (persone nate nel dopoguerra fino al 1964), che occupa ora fasce di età superiori. Altri fattori che incidono sul dato sono individuati nell'allungamento della durata della formazione e l'aumento della partecipazione delle donne di oltre 30 anni al mercato del lavoro.

Nel complesso il 75,4% degli under 30 era professionalmente attivo nel 2020 (tra di essi vengono contemplati anche gli apprendisti in formazione), percentuale leggermente inferiore a quella registrata nel 1991 (76,3%).

Questa evoluzione è spiegata con la contrazione del tasso di attività degli uomini (-3,7 punti, attestatosi al 76,1% nel 2020) a fronte della progressione di 1,9 punti registrata per quello delle donne (2020: 74,6%). Più in dettaglio, nel 2020 il tasso di attività dei giovani in formazione (tirocinanti esclusi) era del 42,9%, mentre quello dei giovani che non stavano seguendo alcuna formazione ammontava al 91,8%.

La stragrande maggioranza degli occupati e delle occupate al di sotto dei 30 anni erano dipendenti salariati (95,6%) e solo 2,8% di loro esercitavano un'attività autonoma o mentre solo l'1,6% è impiegato in un'impresa di famiglia. Inoltre, uno su quattro (26,2%) lavora a tempo parziale, una situazione assai frequente soprattutto tra le persone in formazione e le donne.

Diminuiscono gli inattivi

Buone notizie giungono dal rilevamento dei soggetti senza un'occupazione e che non seguono alcuna formazione. I cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) sono infatti calati in dieci anni (2010-2020) dall'8,1% al 6,3%.

Anche in questo caso il raffronto - al netto dei Neet alla ricerca di un lavoro, che non vengono inclusi in questo conteggio - con i paesi UE (e AELS) vede primeggiare la Confederazione, che vanta un tasso del 3,7%, che è meno della metà della media europea: solo il Lussemburgo si avvicina (3,7%) mentre all'estremo opposto si situa l'Italia con il 15,7% di giovani del tutto inattivi.

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