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Disdire l'accordo sui frontalieri? Non se ne parla

© Keystone / Gaetan Bally

Anche se la ratifica dell'intesa da parte italiana dovesse slittare al 2023, il Governo federale non intende rinunciarvi e risponde picche al deputato leghista Lorenzo Quadri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2022 - 16:55
tvsvizzera.it/MaMi con Keystone-ATS

Benché la ratifica da parte italiana dell'accordo sui frontalieriLink esterno sia ancora tecnicamente possibile entro la fine di quest'anno, il Consiglio federale si attende, anche in caso contrario, che ciò possa comunque avvenire nel 2023Link esterno. Ad ogni modo, non si parla di una disdetta unilaterale da parte elvetica della Convenzione del 1974 con l'ItaliaLink esterno che regola la questione.

È quanto risponde il Consiglio federale a una mozione del deputato ticinese Lorenzo Quadri (Lega-UDC), l'ennesima, in cui il consigliere nazionale chiede che la Svizzera rinunci all'intesa a causa delle "lungaggini" di Roma circa il accordo sull'imposizione dei frontalieri.

Per il deputato leghista, è innegabile che la Svizzera, nella procedura relativa all'adeguamento della fiscalità dei frontalieri, sia già stata estremamente accondiscendente con l'Italia. Tuttavia, dopo vari anni di infruttuosa attesa, la data di entrata in vigore del nuovo accordo, ossia il primo gennaio del 2023, va ritenuta vincolante secondo Quadri. Non è accettabile che sia ancora una volta la Svizzera, e segnatamente il Canton Ticino, a fare le spese di contingenze politiche italiane - in particolare le nuove elezioni che hanno fatto slittare la data della ratifica - nel caso concreto le recenti elezioni. Il numero di frontalieriLink esterno è intanto in aumento.

Per questo, secondo il consigliere nazionale, la Svizzera deve disdire unilateralmente la Convenzione del 1974 sulle doppie imposizioni (CDI-I), di cui la fiscalità dei frontalieri è parte integrante, per il 31 dicembre 2022. Per tutto il tempo in cui l'Italia non avrà ratificato un nuovo trattato, non sarà in vigore alcun accordo e di conseguenza non saranno dovuti ristorni, secondo Quadri.

Seppur consapevole degli effetti delle recenti elezioni e del cambio di Governo in Italia sui tempi del processo di ratifica da parte italiana, e quindi anche dei possibili ritardi sull'entrata in vigore della nuova intesa, il Consiglio federale crede che il nuovo Accordo sui frontalieri, negoziato in stretta collaborazione con le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, non debba essere messo a repentaglio da una denuncia dell'Accordo del 3 ottobre 1974 tra la Svizzera e l'Italia relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine.

Tra l'altro, una disposizione sulla denuncia contenuta nella CDI-I prevede che la CDI-I e l'Accordo del 1974 - parte integrante della Convenzione - possano essere denunciati soltanto con un preavviso minimo di sei mesi, prima della fine di ciascun anno solare. Una denuncia per la fine dell'anno in corso non sarebbe quindi formalmente possibile.
 

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