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Dal caffè alla tratta delle bionde

Tra Svizzera e Italia si è contrabbandato (e si contrabbanda ancora) un po' di tutto, ma in particolare quelle merci che nella Penisola erano gravate da tributi elevati o sottoposte a monopolio, in particolare caffè, zucchero e soprattutto tabacco. Il flusso è praticamente sempre stato unidirezionale, ovvero dalla Svizzera all'Italia. Ad eccezione di un breve periodo: durante la Seconda guerra mondiale gli spalloni italiani hanno trasportato nella Confederazione enormi quantità di riso e accompagnato moltissimi profughi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 ottobre 2021 - 08:43
Guido Mariani e Vince Cammarata, The Italy Diaries

Quando un territorio è diviso da un confine, la circolazione delle merci viene sottoposta a una legge non scritta molto simile al principio dei vasi comunicanti. Così come i liquidi contenuti in contenitori collegati tra di loro tendono a riequilibrarsi e a trovare un livello unico, allo stesso modo accade anche con i prezzi delle merci a ridosso di un confine. Se in un paese il prezzo della merce è molto alto e nel paese vicino è più basso, si innescherà un meccanismo che tenderà ad abbassare il prezzo più alto. Se nel principio dei vasi comunicanti ad agire da equilibratore è la forza di gravità, nel caso delle aree di frontiera questo ruolo è, in alcuni casi, affidato a un’attività illegale, quasi inevitabile: il contrabbando.

È esattamente quello che è accaduto tra Italia e Svizzera. Alcune merci quali tabacco, caffè e zucchero, erano sottoposte in Italia a monopolio o gravate da dazi elevati. Ciò spinse molti cittadini italiani a intraprendere un traffico illecito tra le due nazioni. Nel dicembre 1877 il Corriere del Lario illustrava l’ampiezza del fenomeno citando la quantità di merce sequestrata dalle guardie di finanza nel mese precedente: "84 chilogrammi di sale, 1'760 chilogrammi di tabacco, 205 chilogrammi di olio minerale, 12 chilogrammi di manifatture e 100 orologi d’argento".

Il contrabbando non mancò di provocare attriti e incidenti diplomatici tra Italia e Svizzera. Le guardie di finanza all’inseguimento degli spalloni spesso sconfinavano o sparavano colpi di arma da fuoco verso il territorio svizzero, suscitando rabbia e preoccupazione nella popolazione locale. D’altra parte, le autorità italiane accusavano la Svizzera di favorire attivamente il contrabbando e tentarono in tutti in modo di obbligarla a cooperare per sradicare quella che per loro era una vera e propria piaga. Ma invano, perché i traffici danneggiavano soltanto l’erario italiano e per la Svizzera rappresentavano uno sbocco commerciale supplementare di grande rilevanza economica. La Svizzera con il contrabbando faceva buoni affari.  

Durante la Seconda guerra mondiale la direzione di marcia delle merci si invertì. Gli spalloni trasportavano grandi quantitativi di riso verso la Svizzera, dove, a causa del razionamento, questo bene scarseggiava. Inoltre, dietro pagamento, funsero da passatori per profughi ebrei, antifascisti e militari in fuga verso la Svizzera. Il grande dispiegamento di truppe lungo il confine non riuscì a impedire un intenso andirivieni di persone che trovarono nella Svizzera una risorsa per sbarcare il lunario oppure un rifugio dalle persecuzioni. Durante la guerra il confine fu tutt’altro che impermeabile.

La conclusione della guerra, si pensava, avrebbe messo fine alla borsa nera e ai traffici di frodo. Non fu così. Con il riassestarsi dell’economia, in breve tempo ritornò in auge il contrabbando classico dalla Svizzera verso l’Italia. La “tratta delle bionde” e i traffici di caffè furono esercitati su larga scala, oltre che con le classiche bricolle, anche con automobili, camion e addirittura con un elicottero. Questo stato di cose si conservò fino a che negli anni Settanta la lira iniziò a svalutarsi. Nel 1970 un franco svizzero valeva circa 145 lire, nell’agosto del 1973 il cambio era salito a 190 lire, nel 1978 venne superata la soglia delle 500 lire. Comprare merci in Svizzera divenne da vantaggioso a proibitivo. Per le aree di frontiera il contrabbando uscì dalla cronaca, ma nello stesso tempo entrò a far parte della storia e anche di una certa epica e mitologia locale. Il fenomeno non è però sparito. Ha semplicemente assunto forme diverse. Ma questa è un'altra storia che vi racconteremo in un ulteriore capitolo.


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