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L'artico russo lancia un appello alle banche svizzere


Le comunità indigene dell'Artico russo sostengono che il loro modo di vivere sia in pericolo. La caccia e l'allevamento delle renne sono attività economiche cruciali per queste comunità. Ma l'inquinamento ambientale sta allontanando le renne. AFP

Le banche svizzere potrebbero non essere gli alleati naturali delle comunità indigene che lottano per la sopravvivenza nell'estremo nord della Russia. Ma il loro peso finanziario potrebbe spingere le multinazionali a modificare le loro pratiche commerciali, sostengono le comunità colpite da un grande disastro ambientale l'anno scorso. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 giugno 2021 - 08:08
Dominique Soguel-dit-Picard con il supporto di Igor Petrov

Una delegazione dell'Artico russo ha percorso più di 4’800 chilometri fino alla Svizzera questo mese. In cima alla loro agenda, c'era richiamare l’attenzione sulle conseguenze durature di uno dei più grandi sversamenti di petrolio nella storia del loro Paese. La delegazione chiede che le banche svizzere usino la loro influenza per spingere la compagnia responsabile a proteggere l'ambiente e a consultare adeguatamente le comunità indigene.

Il 29 maggio 2020, un serbatoio di stoccaggio del carburante ha ceduto, riversando in due fiumi locali circa 21’000 tonnellate di diesel vicino alla città siberiana di Norilsk. L'azienda dietro il disastro ambientale è la società russa Norilsk Nickel, o Nornickel, il principale produttore mondiale di nichel raffinato e palladio.

Una diga galleggiante viene installata per limitare i danni dell'inquinamento da petrolio dopo un massiccio sversamento di carburante nel fiume Ambarnaya alle porte di Norilsk il 10 giugno 2020. AFP

"Questa fuoriuscita è la punta dell'iceberg", dice Rodion Sulyandziga, direttore del Centro indipendente per il sostegno ai popoli indigeni del Nord. "L'inquinamento e il depauperamento delle località abitate dagli indigeni non sono iniziati un anno fa. È una lunga storia".   

La fuoriuscita di gasolio del 2020 è stata una "catastrofe sociale" tanto quanto un disastro ambientale, ha detto l'attivista per i diritti a SWI swissinfo.ch. Ha avuto conseguenze paralizzanti per le comunità indigene che cercano di guadagnarsi da vivere in un habitat difficile attraverso la pesca, l'allevamento di renne e la caccia. Ha anche danneggiato la loro possibilità di commercio.

"Devono andare lontano nella tundra per trovare nuovi posti per la pesca, per la caccia", ha detto Sulyandziga. "Non hanno molto pesce o carne a causa dello sversamento. E anche se ne hanno [un po'], non possono venderlo, perché ha un odore particolare... il profitto sta scendendo".

Gli investimenti di Credit Suisse e UBS 

Nornickel ha registrato un fatturato di 14 miliardi di dollari (12,5 miliardi di franchi) e un utile di 6 miliardi di dollari nel 2019. I metalli che produce sono essenziali per il boom dell'industria delle auto elettriche. Le più grandi banche svizzere, Credit Suisse e UBS, rientrano tra i dieci maggiori investitori di Nornickel, secondo la ONG Society for Threatened Peoples. Sono anche i principali finanziatori.

Ad aprile 2021, UBS deteneva azioni e obbligazioni di Nornickel per un valore di 45 milioni di dollari, secondo i dati compilati da Profundo, un gruppo di ricerca olandese. Credit Suisse ha un patrimonio netto corrispondente a 27 milioni di dollari in azioni e obbligazioni. Ha anche emesso 268 milioni di dollari in prestiti.   

Entrambe le banche hanno detto che non commentano le relazioni esistenti o potenziali con i clienti. "Non facciamo affari che siano associati a gravi danni ambientali o sociali alle popolazioni indigene o al loro sfruttamento, tra le altre violazioni", ha detto il portavoce di UBS Samuel Brandner, indicando il rapporto di sostenibilità della banca.

Il portavoce di Credit Suisse Yannick Orto ha fatto presente che le transazioni commerciali con aziende di settori e industrie sensibili sono soggette a un processo di revisione del rischio reputazionale, che considera i diritti delle comunità locali e le implicazioni ambientali. "Credit Suisse si impegna regolarmente a dialogare con le ONG e le altre parti interessate a questo proposito", ha detto.

Kola Mining and Metallurgical Company, è un'unità della compagnia russa di metalli e miniere Nornickel. Opera nella città di Monchegorsk sulla penisola di Kola, sopra il Circolo Polare. AFP

Incontri svizzeri sull'inquinamento 

Mentre erano in Svizzera, tre attivisti russi per i diritti degli indigeni hanno incontrato i rappresentanti di Credit Suisse e UBS con l'aiuto della filiale di Berna di STP. Ma le porte della società affiliata alla Nornickel, la Metal Trade Overseas AG che si trova a Zugo, Cantone svizzero popolare tra i commercianti di materie prime per la bassa tassazione, sono rimaste chiuse. Gli attivisti speravano che queste compagnie si assumessero la responsabilità e spingessero la Nornickel a cambiare rotta.

"Se si investe in un'azienda che fa affari loschi e viola i diritti umani e i diritti della terra, si dovrebbe essere pronti a condividere la responsabilità di ciò che sta accadendo a livello locale", ha detto Sulyandziga.

Circa 10’000 indigeni vivono nella penisola di Taymyr, dove si trova Norilsk. Nornickel ha anche un sito di produzione nella penisola orientale di Kola in Russia, dove vive il popolo Saami. In entrambe le regioni, l'inquinamento della compagnia è visto come una minaccia diretta allo stile di vita indigeno.

"Non vogliono collaborare con noi", dice Andrey Danilov, direttore del Fondo per il patrimonio e lo sviluppo dei Saami, che ha partecipato a una tavola rotonda organizzata da STP a Berna, la capitale svizzera. "Questa società fornisce informazioni non veritiere ai suoi investitori e alla comunità globale. Così siamo venuti di persona a informare i suoi partner in Svizzera".

Il complesso della fonderia russa di Norilsk, nel Circolo Polare Artico, ha le più alte emissioni di anidride solforosa (SO2) del mondo, secondo i dati satellitari dell'agenzia spaziale americana NASA commissionati da Greenpeace. Le fonderie sono responsabili di più del 50% di tutte le emissioni di SO2 in Russia.

Tra gli incidenti ambientali nella regione, ci sono la perdita di ossidi di ferro dall'impianto Nadeja di Norilsk che "ha fatto diventare rosso il fiume Daldykan", secondo STP.

Un incidente industriale in un impianto di lavorazione della Nornickel a Norilsk ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre tre nel febbraio di quest'anno.

"La natura è avvelenata, una parte dell'anima Saami è avvelenata", ha detto Danilov, che descrive il paesaggio lunare con acqua e terra contaminata in un raggio di 30 chilometri dalla città di Monchegorsk, sede di un centro di raffinazione Nornickel. "Siamo già ai confini della Terra. Non c'è altro posto dove andare. Vogliamo salvare il nostro popolo e tramandare ciò che i nostri antenati hanno tramandato".

swissinfo.ch

Gesti vuoti?

In una lettera del 21 marzo al Business and Human Rights Resource Center, l'azienda ha riconosciuto l’esistenza di “problemi pregressi” e si è assunta la "piena responsabilità" per la fuoriuscita di diesel. La società afferma di aver raccolto oltre il 90% del carburante fuoriuscito. 

"I cambiamenti richiedono tempo, ma siamo pienamente decisi a vederli realizzati e a fare in modo che sia i nostri dipendenti che le comunità locali si sentano sicuri e pienamente sostenuti", ha dichiarato l'azienda nella lettera. Nornickel ha anche pagato una multa record di circa 1,8 miliardi di franchi (146,2 miliardi di rubli) di danni al governo russo.

Nella stessa lettera, la multinazionale menziona il pagamento di un risarcimento diretto di 174 milioni di rubli a 699 persone il cui sostentamento dipende dalla pesca nel lago Pyasino e nel fiume Pyasina (un salario medio in Russia è di circa 50’000 rubli). E indica gli accordi di cooperazione firmati con tre associazioni indigene. 

"Nornickel rispetta i diritti, le tradizioni, i vecchi valori e gli interessi delle minoranze indigene del nord che abitano nelle regioni in cui opera l'azienda", ha indicato la società a SWI swissinfo.ch. "Sosteniamo da molto tempo queste comunità indigene, e siamo felici della stretta collaborazione con le organizzazioni che rappresentano i loro interessi, assicurando la trasparenza nel processo decisionale e che i progetti comuni siano realizzati nel modo più efficiente possibile".

Rodion Sulyandziga, direttore del Centro indipendente per il sostegno ai popoli indigeni del Nord. swissinfo.ch

Sorveglianza internazionale

"L'aeroporto e ogni tipo di infrastruttura sono controllati dalla Nornickel", dice Sulyandziga. "Non è così facile combattere con una grande compagnia come la Nornickel [che] è molto vicina a Mosca".

Gli attivisti hanno anche incontrato i funzionari del governo svizzero durante la loro visita. Hanno trovato comprensione da parte dell’ambasciatore Stefan Estermann, che rappresenta la Svizzera come nazione osservatrice nel Consiglio Artico, un organismo intergovernativo che riunisce otto governi e i rappresentanti indigeni dell'Artico. 

"È importante che i popoli dell'Artico siano pienamente consultati riguardo a qualsiasi attività estrattiva o mineraria", ha detto l'ambasciatore, indicando una dichiarazione delle Nazioni Unite del 2007.

Ha sottolineato la necessità per le aziende svizzere che operano nella regione di effettuare le dovute verifiche sui diritti umani, esaminando "gli effetti negativi che possono contribuire a causare attraverso le loro attività, o che possono essere direttamente collegati alle loro operazioni, prodotti o servizi o alle loro relazioni commerciali".

Quando la Russia ha assunto la presidenza del Consiglio Artico a maggio, ha posto lo sviluppo sostenibile come priorità assoluta - che dovrà trovare un equilibrio con gli ambiziosi obiettivi di estrazione delle risorse. L'anno scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha rilasciato 300 miliardi di dollari di incentivi per nuovi progetti di petrolio e gas a nord del Circolo Polare Artico.

"Il disastro industriale e ambientale della Nornickel ha messo in luce diverse sfide che riguardano la regione artica", ha detto Estermann. 

"L'attività economica sta crescendo nella regione, in particolare perché sono in corso rapidi cambiamenti nell'Artico. Di conseguenza, il rischio di disastro sta aumentando e, se una catastrofe si verifica, l’impatto e i costi si alzano rapidamente per l'industria responsabile, le popolazioni colpite e i fragili ecosistemi."

Il Consiglio Artico 

Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti sono gli stati membri del Consiglio Artico. L'organismo intergovernativo si concentra su questioni di sviluppo sostenibile e di protezione ambientale.

La Svizzera fa parte delle nazioni osservatrici e, secondo l'ambasciatore, cerca di far avanzare la cooperazione scientifica e di limitare l'impatto ambientale e socio-economico dei cambiamenti nell'Artico. I ricercatori svizzeri conducono ricerche in loco in Siberia e sono attivi nel gruppo di lavoro Conservation of Arctic Flora and Fauna.

Partecipanti speciali 

Nel Nord, in Siberia e nell'Estremo Oriente della Russia sono decine i gruppi indigeni, per un totale di circa 270’000 persone. Queste comunità rappresentano una parte molto piccola della popolazione russa. Vivono in aree a bassa densità di popolazione e si collocano agli ultimi posti della scala sociale per reddito e aspettativa di vita.  

Il Consiglio Artico è stato il primo (e finora unico) forum intergovernativo a dare alle organizzazioni dei popoli indigeni uno status che garantisca loro la piena partecipazione a tutte le questioni e deliberazioni del Consiglio. 

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Il 24 giugno 2021 abbiamo tolto dall'articolo il riferimento a "un incendio del 2020 in uno dei siti di rifiuti industriali dell'azienda" siccome il sito non era gestito da Nornickel. Il testo è inoltre stato completato il 25 giugno 2021 con l'aggiunta di una risposta di Nornickel a SWI swissinfo.ch

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