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Calmy-Rey critica le leggi sugli stranieri e l'asilo

Per Micheline-Calmy Rey la Svizzera deve svolgere un ruolo attivo per difendere la pace e la sicurezza Keystone Archive

La ministra svizzera degli affari esteri ritiene che l'inasprimento delle leggi sugli stranieri e sull'asilo rischia di compromettere la reputazione della Svizzera all'estero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2006 - 16:47

In un discorso tenuto a Ginevra, Micheline Calmy-Rey ha inoltre difeso il principio di "neutralità attiva" della Confederazione.

Nel corso di una tavola rotonda, organizzata dal Museo degli svizzeri dell'estero a Ginevra, la numero uno della diplomazia elvetica ha affermato che le nuove disposizioni legali relative agli stranieri e all'asilo minacciano l'immagine della Svizzera nel mondo.

Approvate entrambe dal parlamento nel dicembre scorso, le nuove leggi contengono una serie di regolamentazioni che limitano i diritti degli stranieri e in particolare dei richiedenti l'asilo.

Le revisioni legali, combattute da un referendum lanciato dai partiti di sinistra e da organizzazioni umanitarie, saranno sottoposte in settembre a votazione federale.

Leggi inasprite

In base alla nuova legge sugli stranieri l'immigrazione diventerà molto più difficile per le persone che non provengono da paesi dell'Unione europea o dell'Associazione europea di libero scambio.

Altre disposizioni restringono le possibilità di ottenere dei permessi di residenza e di lavoro, come pure il ricongiungimento familiare. Infrazioni e abusi saranno puniti in modo più severo.

Ancora più criticata la nuova legge sull'asilo, che prevede tra l'altro la soppressione dell'aiuto sociale per i richiedenti, la cui domanda è stata respinta. La procedura di asilo potrà essere rifiutata per le persone che non dispongono di documenti validi.

In futuro verrà inoltre esclusa l'ammissione di una persona per motivi unicamente umanitari. Sarà infine estesa la durata del periodo di detenzione previsto per coloro che rifiutano di cooperare con le autorità o si oppongono ad un rinvio forzato.

Immagine compromessa

"La Svizzera è sempre stata considerata un paese in cui tutte le persone residenti beneficiano di libertà e di diritti garantiti dalle leggi e dai trattati internazionali", ha ricordato Micheline Camy-Rey.

"Non posso quindi nascondere i miei timori in merito alle conseguenze che questi cambiamenti legali potrebbero comportare per quanto concerne la credibilità della Svizzera, sia all'estero che all'interno del paese".

Un timore condiviso anche da Cornelio Sommaruga, ex presidente del Comitato internazionale della Croce rossa, secondo il quale l'immagine umanitaria di un paese non deriva soltanto dalle sue attività all'estero, ma anche da quanto avviene all'interno dei suoi confini.

La responsabile della diplomazia elvetica ha inoltre criticato gli schieramenti politici di destra, per i quali la Confederazione non dovrebbe svolgere un ruolo attivo in ambito di politica estera.

"In un mondo globalizzato, come il nostro, anche conflitti molto lontani possono avere ripercussioni dirette sulla Svizzera", ha affermato Micheline Calmy-Rey. "Povertà, distruzione dell'ambiente, ingiustizia sociale, terrorismo e proliferazione degli arsenali militari sono dei problemi che non conoscono frontiere".

"Possiamo vivere nella pace e nella sicurezza solo se la pace regna attorno di noi", ha aggiunto la ministra degli affari esteri.

Ruolo di leadership

A detta di Micheline Calmy-Rey la Svizzera non è un peso piuma a livello internazionale: le sue tradizioni democratiche ed umanitarie permettono alla Confederazione di svolgere un ruolo attivo per la promozione della pace, la mediazione di conflitti e la lotta contro la povertà.

La consigliera federale ha menzionato a tale proposito le attività intraprese dalla Svizzera in seno alle Nazioni unite, a cominciare dal ruolo svolto da Berna per la creazione del nuovo Consiglio dei diritti umani.

Parole di lode nei confronti della politica estera seguita dalla Svizzera sono state espresse anche da Sergei Ordzhonikidze, direttore generale delle Nazioni unite a Ginevra.

A suo avviso, "la Svizzera ha assunto un ruolo di leadership all'interno dell'ONU. La neutralità non significa mancare di posizioni politiche di fronte ai problemi della pace, della sicurezza o dei diritti umani":

swissinfo, Adam Beaumont, Ginevra
(traduzione Armando Mombelli)

In breve

A inizio aprile, il comitato "2 x no", formato da rappresentanti del Partito socialista, del Partito ecologista e di una trentina di organizzazioni politiche e umanitarie, ha depositato un referendum contro la revisione, adottata dal parlamento, della legge sull'asilo e della legge sugli stranieri.

Le nuove disposizioni legali, criticate tra l'altro dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, saranno sottoposte a votazione federale il prossimo 24 settembre.

La nuova legge federale sugli stranieri privilegia i cittadini provenienti dall'Unione europea, mentre limita l'immigrazione degli extracomunitari ai soli lavoratori qualificati. Le disposizioni per la concessione dei permessi di lavoro e per il ricongiungimento familiare sono state inasprite.

La nuova legge sull'asilo sopprime l'aiuto sociale ai richiedenti respinti e raddoppia il periodo di detenzione in attesa di un rinvio forzato (2 anni). L'ammissione per motivi umanitari è stata esclusa. Più facili invece il ricongiungimento famigliare e l'accesso al mercato del lavoro in caso di ammissione provvisoria.

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Fatti e cifre

La Fondazione per la storia degli svizzeri dell'estero organizza ogni anno giornate di dibattiti su temi relativi ai rapporti tra la Svizzera e il mondo.
Quest'anno il tema era "L'immagine della Svizzera nel mondo".
La Fondazione conserva al Museo degli svizzeri dell'estero le tracce storiche più importanti dell'emigrazione svizzera.

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