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Bouteflika in Svizzera Il futuro dell’Algeria si decide (in parte) in un ospedale di Ginevra

Maggio 2017, durante una delle rare apparizioni pubbliche di Abdelaziz Bouteflika: il presidente algerino è in un pessimo stato di salute dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2013.

(Copyright 2019 The Associated Press. All Rights Reserved.)

Gravemente malato, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika è ricoverato a Ginevra. Nel frattempo, migliaia di suoi compatrioti manifestano da una settimana per opporsi a un “quinto mandato della vergogna”.

Un velo di mistero avvolge la presenza di Abdelaziz Bouteflika a Ginevra. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale algerina, il presidente si trova al momento in Svizzera per un “breve” soggiorno al fine di “effettuare dei controlli medici periodici”, come fa regolarmente da sei anni.

Numerosi media elvetici affermano dal canto loro che Abdelaziz Bouteflika è curato nella sezione privata degli Ospedali universitari di GinevraLink esterno (HUG). L’unica informazione confermata è che l’aereo presidenziale algerino è atterrato domenica sera alle 20:14 all’aeroporto di Ginevra-Cointrin, da dove non è più ripartito.

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Nessun bollettino medico è stato pubblicato dalla presidenza algerina e dagli HUG, che trincerandosi dietro al segreto medico rifiutano di confermare la presenza del capo di Stato nel loro ospedale. “Se si trova agli HUG, vuol dire che il suo stato di salute è davvero problematico”, afferma Hasni Abidi, direttore del Centro di studi e di ricerca sul mondo arabo e mediterraneo, contattato giovedì dal quotidiano romando Le TempsLink esterno. I suoi medici curanti abituali si trovano in effetti nella Clinica di Genolier, specializzata in oncologia, nei pressi di Ginevra.

Al potere dal 1999, Abdelaziz Bouteflika (81 anni) è stato vittima di un grave ictus nel 2013. Da allora, non è praticamente più apparso in pubblico, incapace di rivolgersi direttamente agli algerini, ciò che ha suscitato le voci più disparate sul suo stato di salute. Un presidente così indebolito e assente fisicamente che si fa rappresentare da un suo ritratto davanti al quale i suoi visitatori sono chiamati ad inchinarsi.

Entro domenica 3 marzo, Abdelaziz Bouteflika deve però presentare la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 18 aprile. Teoricamente, il dossier deve essere depositato dal candidato in persona, il quale è pure chiamato a esprimersi. In occasione delle precedenti elezioni presidenziali del 2014, Abdelaziz Bouteflika aveva pronunciato soltanto alcune parole a malapena udibili, ciò che non aveva impedito al Consiglio costituzionale di validare la sua candidatura.

Cinque anni dopo, la situazione è però cambiata. Da una settimana, migliaia di persone stanno manifestando nelle principali città del paese per protestare contro la prospettiva di vedere il loro presidente riproporsi per un quinto mandato. È la prima volta in vent’anni che il regno di Abdelaziz Bouteflika è confrontato con un tale movimento di rivolta.

“Insurrezione pacifica”

“La contestazione si sta generalizzando, libera territori finora sottomessi e assume la forma di un’insurrezione pacifica decisa a scongiurare lo scenario di un quinto mandato presidenziale per Abdelaziz Bouteflika. Attraverso il rifiuto di questa candidatura, quantomeno assurda, viene intimato a tutto il sistema politico al potere di cedere il posto a un nuovo ordine democratico”, commenta il quotidiano francofono algerino El WatanLink esterno.

Risparmiata dalla Primavera araba, l'Algeria è oggi confrontata con una serie di manifestazioni senza precedenti.

(Copyright 2019 The Associated Press. All Rights Reserved.)

Ma quali solo le ragioni che spingono questo vecchietto, in pessime condizioni di salute, ad aggrapparsi al potere costi quel che costi? Figura dell’indipendenza algerina (1962), garanzia di sicurezza dopo il decennio nero del terrorismo islamico (1991-2002), Abdelaziz Bouteflika ha potuto consolidare il suo potere grazie all’aumento del prezzo del petrolio: tra il 2002 e il 2013, l’Algeria ha incassato quasi 1000 miliardi di dollari grazie all’oro nero.

Una manna di cui hanno ampiamente beneficiato le reti di corruzione composte di capi militari e dei loro uomini d’affari. “Questi dirigenti e i loro faccendieri civili, costituiti in gruppi di interesse, mantengono Abdelaziz Bouteflika al potere a qualunque costo per conservare il loro accesso a una rendita che, sebbene si sia contratta, rimane un’importante e continua fonte di arricchimento”, afferma Omar Benderra dell’organizzazione di difesa dei diritti umani Algeria-WatchLink esterno.

Un sostituto candidato?

Secondo l’ex ministro Ali Benaouri, residente a Ginevra, in questo momento sarebbero in corso delle trattative in Svizzera per trovare un sostituto del presidente che alcuni descrivono in fin di vita. “Di fronte a questa rivolta inedita contro il potere, penso che lo stesso Bouteflika, nei suoi rari momenti di lucidità, non abbia voglia di un penoso quinto mandato. È troppo umiliante per lui”, ha affermato Ali Benaouri al settimanale francese Le PointLink esterno.

Resta ancora da vedere se un eventuale candidato di rimpiazzo calmerà gli ardori nelle strade algerine. Una nuova ondata di proteste è attesa per venerdì ad Algeri e nelle città di provincia e nel fine settimana nelle principali capitali europee.

Autocrati curati a Ginevra

Abdelaziz Bouteflika non è l’unico capo di Stato a beneficiare della qualità e della discrezione dei servizi sanitari ginevrini. Re dell’Arabia saudita dal 1982 al 2005, oggi deceduto, Fahd ben Abdelaziz Al Saud era stato ricoverato agli Ospedali universitari di Ginevra nel 2002 per un’operazione alla cataratta. Innamorato di Ginevra e dei suoi palace, il presidente camerunense Paul Biya è un cliente abituale delle cliniche private della città. Il bollettino medico dell’autocrate di 86 anni, alla testa del Camerun dal 1982, è mantenuto sotto segreto, sottolinea la Tribune de Genève.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non vede alcuna necessità di agire in merito a queste visite a Ginevra, che potrebbero comportare dei rischi per l’immagine della Svizzera. “I capi di Stato stranieri possono, a titolo privato, soggiornare in Svizzera senza che le autorità federali siano ufficialmente informate o partecipino alla visita”, ha affermato di recente un portavoce del DFAE a swissinfo.ch.

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Potete contattare l'autore dell'articolo via Twitter: @samueljabergLink esterno


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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