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Berna trova la chiave della WTO per la Russia

La ministra elvetica degli affari esteri Micheline Calmy-Rey con il presidente russo Dimitri Medvedev all'inaugurazione del cementificio Holcim nei pressi di Mosca nel luglio 2011 AFP

Con la mediazione elvetica, Russia e Georgia hanno raggiunto un accordo che apre la porta a Mosca per entrare nell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Intervista a Eric Hoesli, profondo conoscitore della regione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2011 - 15:43
Andrea Ornelas, swissinfo.ch

Il giornalista e direttore editoriale delle pubblicazioni di Edipresse, autore in particolare del libro "Alla conquista del Caucaso", spiega risvolti e importanza dell'accordo per i due paesi interessati, per l'Occidente e per la Svizzera quale mediatrice.

swissinfo.ch: Mosca ha accettato le condizioni di Tbilisi per revocare il veto all'adesione della Russia alla WTO, che consentirà di formalizzare la sua adesione in dicembre. Qual è l'importanza di questo accordo e quali le implicazioni immediate?

Eric Hoesli: Dal punto di vista occidentale, questo accordo è molto importante perché la Russia è l'unica potenza economica che è fuori dalla WTO. La sua adesione comporterà un effetto positivo sull'integrazione commerciale mondiale, date le dimensioni di questa economia.

Inoltre, è un altro modo per far progredire la politica di avvicinamento tra la Russia e l'Occidente, in particolare, con paesi come gli Stati Uniti, con cui i rapporti si sono distanziati da quando è giunto al potere il presidente Barack Obama.

Va ricordato che la Russia e gli Stati Uniti hanno firmato, nel 2010, l'accordo che sostituisce il trattato di riduzione delle armi strategiche (START) – il quale comporta per entrambe le parti la riduzione dei propri arsenali nucleari a un terzo –, e che hanno già riallacciato il dialogo su questo tema. L'adesione della Russia alla WTO rafforza il riavvicinamento perché, senza nulla togliere alla mediazione svizzera, è un dato di fatto che questo risultato è in gran parte dovuto anche alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti sulla Georgia.

swissinfo.ch: La Georgia ha fatto una concessione alla Russia che era indispensabile per l'ingresso nella WTO. Ma anche la Georgia ha bisogno del sostegno di Mosca per un'eventuale adesione alla NATO. Uno scambio di favori? Come cambiano le relazioni bilaterali a partire da questo accordo?

E.H.: Penso che i rapporti non cambino perché il problema essenziale rimane.

Se dovessimo riassumere o addirittura caricaturarlo, dovremmo dire che la Russia deve fare un grosso sforzo per accettare che uno Stato vicino, la Georgia, eserciti la sovranità assoluta. Inoltre, che osi cercare protagonismo e tenti di partecipare ad un'alleanza militare (come la NATO).

D'altra parte, la Georgia fatica ad accettare di essere un piccolo stato che coesiste accanto a una superpotenza militare ed economica, per cui semplicemente non può permettersi una politica di aggressione permanente nei confronti della Russia. Questa è una premessa molto chiara per la Svizzera rispetto alla Germania.

Il conflitto difficilmente evolverà fino alla conciliazione, perché le due posizioni rimangono fondamentalmente le stesse. Ma l'ingresso della Russia nella WTO porterà anche grandi benefici alla Georgia. Non è solo un favore o una concessione che fa a Mosca.

A mio parere, non comporterà la richiesta di favori riguardo alla NATO, ciò che richiederebbe un negoziato completamente separato.

swissinfo.ch: Che vantaggi commerciali immediati avrà la Georgia?

E.H.: Sono due anni che la Russia boicotta la commercializzazione di prodotti georgiani – tra gli altri, acqua minerale e vino – nel suo territorio. Porre fine all'embargo sulla candidatura di Mosca alla WTO avrà un impatto commerciale positivo per Tbilisi, il cui principale mercato di vendita è proprio la Russia.

swissinfo.ch: Maxim Medvedkov, capo negoziatore russo, ha rivelato giovedì le richieste del governo georgiano. In sostanza, si prevede che una società privata indipendente controlli l'entrata e l'uscita delle merci tra i due paesi; una sorta di 'mediatore doganale' tra russi e georgiani. Quali possibilità di successo ha questa nuova figura?

E.H.: Dovremmo parlare prima della disputa bilaterale a margine dell'ingresso alla WTO. Le due regioni della Georgia, Abkhazia e Ossezia del Sud, hanno dichiarato l'indipendenza. La Russia l'ha riconosciuta, ma non la Georgia. Pertanto, il confine per i due governi in conflitto non si trova nello stesso posto.

Come fare in modo che il commercio prosegua correttamente se i doganieri sono georgiani o russi? È difficile.

Un mediatore è una buona soluzione perché avrebbe un carattere neutro. Assegnare tale compito ad uno stato terzo sarebbe delicato. Così, lasciando questo compito ad una società privata, si semplificano le cose. Una struttura come la Société Générale de Surveillance potrebbe essere una buona opzione.

swissinfo.ch: Quale sarà la gratifica della Svizzera, in campo politico e diplomatico, per questa mediazione?

E.H.: Ammiro  la capacità dimostrata dai diplomatici svizzeri in questa occasione. Il risultato è innovativo ed efficace, dimostra l'immaginazione e la capacità della Svizzera di mediare in conflitti internazionali.

In sintesi, torniamo sul mercato dei negoziati internazionali, un campo dove avevamo perso terreno rispetto a paesi come la Norvegia.

swissinfo.ch: Quali sono i vantaggi per la Russia e la Georgia che a mediare vi fosse la Svizzera e non un altro paese?

E.H.: Che la Svizzera mantiene la sua neutralità. Per i russi, in particolare, è molto utile che Berna non faccia parte di alcuna alleanza militare o politica, come l'Unione europea (UE), perché ciò facilita il dialogo e la conciliazione.

Intesa mediata da Berna

Con l'accettazione da parte di Mosca e di Tbilisi della proposta di compromesso formulata dalla Svizzera, scompare l'ultimo ostacolo all'adesione della Russia all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Dopo 18 anni di trattative, il processo per l'ingresso della Russia potrebbe concludersi entro la fine di quest'anno.

La Russia diventerebbe così il più esteso tra i 153 stati membri della WTO.

La ministra elvetica degli affari esteri e attuale presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey si era incontrata il 30 ottobre a Mosca con il presidente russo Dimitri Medvedev e l'indomani a Batumi l'omologo georgiano Mikhail Saakachvili. Il 1° novembre aveva informato a Ginevra il direttore generale della WTO Pascal Lamy e i diplomatici dei risultati dei colloqui.

Dopo l'approvazione dell'accordo da parte di Tbilisi, nella notte dal 2 al 3 novembre è giunto il nullaosta anche da Mosca. Secondo quanto riferito dall'agenzia Ria Novosti, il viceministro degli affari esteri russo Serguei Riabkov ha tuttavia precisato che l'annuncio ufficiale sarà fatto solo "la settimana prossima". Egli ha aggiunto che la questione dell'ingresso della Russia nella WTO sarà discussa nella conferenza ministeriale dell'organizzazione il 15 dicembre.

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Relazioni turbolente

L'ex repubblica sovietica della Georgia è ridiventata indipendente nel 1991, in seguito al crollo dell'Unione sovietica. L'indipendenza è stata però accompagnata da numerosi conflitti interni, legati alle aspirazioni di autonomia e di secessione dei territori dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia.

L’Ossezia del Sud, che mira a ricongiungersi con l’Ossezia del Nord, appartenente alla Federazione russa, ha proclamato a più riprese la propria indipendenza già dal 1989. 

Per tenere sotto controllo i ribelli sudosseti, sostenuti dalla Russia, le autorità georgiane sono intervenute più volte con le forze armate.

Le tensioni si sono nuovamente acuite nel 2006, in seguito ad un referendum tenuto nell’Ossezia del Sud, in cui il 99% della popolazione ha votato per l’indipendenza dalla Georgia.

Nel 2008, per riprendere il controllo della regione secessionista, la Georgia ha inviato nuovamente l’esercito nell’Ossezia del Sud.

L’intervento delle forze armate russe ha però costretto il governo georgiano a ritirare le proprie truppe dopo pochi giorni di scontri. Tbilisi ha quindi accettato di firmare un accordo di cessate il fuoco elaborato dall’Unione europea.

I due paesi hanno poi avviato colloqui per risolvere la lunga vertenza di matrice territoriale e nazionalista, sotto l’egida dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Dal marzo 2009, la Svizzera rappresenta gli interessi di Mosca in Georgia e quelli di Tbilisi in Russia.

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