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Tra i primi in Europa per quanto riguarda il mercato del lavoro? Niente affatto!

Solo chi è iscritto presso un ufficio regionale di collocamento è considerato disoccupato. © Keystone / Christian Beutler

Il tasso di disoccupazione in Svizzera è aumentato solo leggermente in agosto. Tuttavia, non c'è motivo di rallegrarsi, come dimostra uno sguardo alla situazione nei Paesi vicini.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 settembre 2020 - 08:42

Il timore che la disoccupazione in Svizzera sarebbe esplosa a causa della crisi dovuta al coronavirus non si è per ora rivelato fondato. In agosto, il tasso di disoccupazione è aumentato solo leggermente rispetto al mese di luglio: dal 3,2 al 3,3%. Rispetto al resto d'Europa, la Svizzera si colloca quindi tra i Paesi con il più basso tasso di disoccupazione. O perlomeno, è quello che sembra a prima vista, anche perché il raffronto con l'Europa non è così semplice.

La Repubblica Ceca ha il più basso tasso di disoccupazione nell'Unione Europea (UE), secondo l'Ufficio statistico europeo Eurostat. A luglio, la disoccupazione era solo del 2,9%. Con il suo 3,2%, la Svizzera si colloca al terzo posto dietro alla Polonia.

Il confronto diretto è però fuorviante. In Svizzera, il tasso di disoccupazione viene rilevato in modo diverso rispetto all'UE. Nella Confederazione, sono considerate disoccupate soltanto le persone che sono iscritte presso un ufficio regionale di collocamento (URC). Chi non ha un lavoro, ma non è registrato presso un URC, è di fatto disoccupato. Ufficialmente, però, non è considerato dalle statistiche sulla disoccupazione in Svizzera.

Svizzera dietro a Bulgaria e Germania

La Svizzera rileva comunque un tasso di disoccupazione paragonabile a quello di altri Paesi. Si tratta della disoccupazione secondo le direttive dell'Organizzazione internazionale del lavoro, le quali considerano disoccupato chi non svolge un'attività lucrativa, è alla ricerca di un impiego ed è subito disponibile. Il dato più recente (4,6%) è del mese di giugno.

In questo contesto, la Svizzera scivola improvvisamente a metà graduatoria, finendo all'ottavo posto assieme alla Slovenia e dietro a Paesi quali Bulgaria, Germania e Paesi Bassi. Con un tasso del 9,2%, l'Italia è invece in fondo alla lista assieme a Svezia e Spagna.

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Il peggio deve ancora venire

Anche per altri aspetti in Svizzera ci sono pochi motivi per rallegrarsi. Mentre il numero di persone iscritte a un URC è rimasto pressoché costante tra luglio e agosto, esso è notevolmente aumentato se lo si rapporta allo scorso anno. Nell'agosto 2019, il tasso di disoccupazione era solo del 2,1%.

L'estate, periodo in cui la gente è impegnata a costruire e a viaggiare, è di solito la stagione con il più basso tasso di disoccupazione. Gli alberghi, i ristoranti e l'edilizia fanno in modo che la disoccupazione inizi ad aumentare solo in autunno, prima di calare di nuovo in primavera.

Quest'estate, tuttavia, il settore alberghiero e della ristorazione non ha contribuito alla creazione di nuovi posti di lavoro. Al contrario: le persone attualmente disoccupate sono quasi il doppio rispetto a un anno fa. E nell'immediato non c'è alcun miglioramento in vista.

Il peggio deve ancora venire. Gli esperti della Segreteria di Stato dell'economia (Seco) prevedono che l'anno prossimo il tasso di disoccupazione raggiungerà il 4,1%.

Lavoro ridotto dimezzato

Ad offrire un barlume di speranza sono soltanto le cifre relative al lavoro ridotto. Grazie a questo strumento, negli scorsi mesi il tasso di disoccupazione non è aumentato in modo ancor più marcato.

Secondo Boris Zürcher, capo della divisione lavoro della Seco, senza il lavoro ridotto la disoccupazione sarebbe salita - in base a una stima approssimativa - a più del 20% in aprile.

La riduzione temporanea dell'orario di lavoro può essere chiesta da un'azienda in caso di difficoltà. I dipendenti non vengono licenziati, ma lavorano a una percentuale inferiore.

La crisi dovuta al coronavirus, e in particolare il lockdown, hanno portato a un'ondata di richieste di lavoro ridotto in primavera. In giugno, quasi mezzo milione di lavoratori in oltre 50'000 aziende era attivo a tempo parziale. A titolo di paragone, l'anno scorso solo 1'500 persone lavoravano a orario ridotto.

La notizia positiva è che il ricorso al lavoro ridotto ha segnato una chiara diminuzione in giugno: rispetto a maggio, il numero dei dipendenti e delle aziende interessate si è dimezzato.

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