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In Svizzera sostenitori e avversari di Putin si accapigliano prima dei Mondiali

A causa delle sue ripetute critiche a Putin, Michail Šiškin non torna in Russia da quattro anni.. Keystone

Scrittore russo esiliato in Svizzera, Michail Šiškin ha lanciato su vari media svizzeri un appello a boicottare la Coppa del mondo di calcio organizzata nel suo paese d'origine. L'ambasciatore russo in Svizzera ha replicato con veemenza alle critiche.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 giugno 2018 - 16:00

"Penso che occorra mandare un segnale. Se non lo facciamo, significa che siamo complici, che stiamo zitti e che ancora una volta diamo carta bianca a un dittatore". È in questi termini che a fine maggio Michail Šiškin ha esortato sulle onde della Televisione pubblica svizzera SRF a boicottare la Coppa del mondo in Russia.

"Il dittatore [Vladimir Putin] vuole utilizzare la Coppa del mondo per mostrare al mondo intero che è accettato, che appartiene alla comunità internazionale. Bisogna fargli vedere che non è così", ha affermato lo scrittore.

"C'è la guerra calda, c'è la guerra fredda e c'è lo sport. Nella coscienza russa è il terzo livello di combattimento."

Michail Šiškin, scrittore

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La settimana scorsa, il più svizzero degli scrittori russi – vive a Zurigo dal 1995 – ha ribadito il suo pensiero in una grande intervista sulle colonne del quotidiano zurighese Tages Anzeiger. "C'è la guerra calda, c'è la guerra fredda e c'è lo sport. Nella coscienza russa è il terzo livello di combattimento."

Appello inascoltato

Per contrastare le ambizioni del presidente russo, Michail Šiškin spera in un'eliminazione la più rapida possibile della "Sbornaja", la squadra di calcio nazionale russa.  Si augura anche che i rappresentanti politici di altri paesi non partecipino all'evento. "Chiedo al Consiglio federale e ai governi di altri paesi democratici di boicottare la Coppa del mondo in Russia", ha ribadito.

Un appello che francamente è rimasto inascoltato. Finora solo due paesi hanno rinunciato a inviare i loro dirigenti in Russia per motivi politici: la Gran Bretagna e l'Islanda.

Come annunciato la scorsa settimana dalla SonntagsZeitung, il presidente della Confederazione Alain Berset dovrebbe sedere in tribuna in occasione della prima partita della Svizzera, che giocherà contro il Brasile (17 giugno), mentre il ministro dello sport Guy Parmelin assisterà al secondo incontro della nazionale contro la Serbia (22 giugno). Quanto al ministro delle finanze, Ueli Maurer si è detto interessato a recarsi in Russia per il terzo incontro della selezione elvetica il 27 giugno contro il Costa Rica.

La Coppa del mondo è per Vladimir Putin uno strumento geopolitico (qui in compagnia del presidente della FIFA Gianni Infantino). Keystone

Doping? Quale doping?

"Mi spiace che un giornale noto e che gode di buona reputazione [il Tages Anzeiger] ceda alla moda di demonizzare la Russia."

Sergei Garmonin, ambasciatore russo in Svizzera

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Sia come sia, i propositi di Michail Šiškin sono malvisti dalla diplomazia russa. In una presa di posizione inviata a swissinfo.ch, l'ambasciatore russo in Svizzera deplora "che un giornale noto e che gode di buona reputazione [il Tages Anzeiger] ceda alla moda di demonizzare la Russia e presti le sue pagine agli attacchi avvelenati e francamente menzogneri contro un paese che vuole mantenere relazioni amichevoli con la Svizzera".

Prendendosela con veemenza con Michail Šiškin, che accusa di essere "assorbito dal suo delirio propagandista" e di "non pubblicare altro che pamphlet molti insultanti sulla Russia", Sergei Garmonin rimprovera in particolare lo scrittore di trarre in inganno i lettori svizzeri sul "cosiddetto sistema di doping" all'interno dello sport russo.

"In realtà, secondo le statistiche dell'Agenzia mondiale antidoping, la totalità dei casi di doping scoperti in Russia raggiunge la stessa percentuale (1-2%) del resto del mondo, benché i russi siano sottoposti 6,5 volte più spesso a test antidoping rispetto a sportivi di altri paesi", afferma Garmonin.

Per concludere l'ambasciatore si rallegra "del fatto che voci come quella di Šiškin siano molto rare se non marginali". In Russia i libri di Šiškin sono tuttavia dei bestseller. A causa delle sue critiche ricorrenti al regime, lo scrittore non è comunque più tornato al suo paese da quattro anni.

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