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Apoteosi del surrealismo

"L'enigma del desiderio" di Salvador Dalì è una delle 300 opere del surrealismo in mostra alla Fondazione Beyeler

(© 2011, Fundació Gala-Salvador Dalí / ProLitteris, Zürich)

È la più grande mostra di arte surrealista finora mai realizzata in Svizzera. Comprende opere di Dalì, Max Ernst, Picasso, Margritte e Mirò, provenienti da prestigiosi musei e collezioni private sparsi nel mondo ed è proposta dalla Fondazione Beyeler, vicino a Basilea.

Visita guidata con il direttore, Sam Keller, in esclusiva per swissinfo.ch.

Sbalorditivo. È la prima parola che viene in mente entrando nell'edificio, progettato da Renzo Piano, che ospita l'esposizione Surrealismo a Parigi e dove Capricorno, l'enorme scultura di Max Ernst, dà il benvenuto ai visitatori.

Una volta all'interno, nelle sale battezzate con il nome di vie parigine, si possono vedere opere mitiche, dal leggendario film Un cane andaluso di Luis Buñuel e Salvador Dalí, passando per capolavori di Magritte, Duchamp, fino a Paul Klee e De Chirico.

Omaggio a Parigi

"La prima cosa che occorre capire è che il surrealismo è il movimento creativo più importante dell'arte moderna", commenta il direttore della Fondazione Beyeler. "Iniziò a Parigi, ma molto rapidamente si diffuse in tutto il mondo. Gli effetti di questo movimento sono ancora visibili e influenti oggigiorno. Non solo nelle arti visive, ma nel cinema, nella letteratura, nella poesia, nei fumetti, nel design".

Effettivamente, ad ogni passo il visitatore riconosce opere che sono vere e proprie icone del XX secolo e che hanno forgiato la nostra idea di arte. "Infatti, la nostra visione del mondo e il nostro modo di pensare sono fortemente influenzati dal surrealismo. La prova è che 'surreale' è l'unico termine del vocabolario artistico sulla bocca di tutti".

"I surrealisti sono così interessanti perché non solo hanno cercato di cambiare l'arte, ma hanno voluto cambiare la società. Erano rivoluzionari. Non hanno potuto cambiare il mondo, ma hanno cambiato per sempre il modo di vedere e capire l'arte".

I surrealisti, fortemente influenzati dalla psicanalisi di Sigmund Freud, "hanno capito che gli esseri umani hanno non solo una parte razionale, ma sono fatti anche di sogni e di subconscio. Una novità che hanno utilizzato come fonte di creatività", precisa Sam Keller.

Il surrealismo è celebrato e molto noto. Eppure in Svizzera era dal 1966 che non si organizzava una mostra completa di questo movimento.

"Desideravamo dare al pubblico la possibilità di vedere capolavori di artisti leggendari, come anche l'opportunità di scoprire artisti non molto famosi e opere che sono state riprodotte, ma che solitamente non si possono vedere perché fanno parte di collezioni private. Infatti, più della metà di queste opere appartiene a privati", dice Keller.

"L'intera mostra è un omaggio a Parigi, la grande capitale dell'arte dei tempi moderni. Ed è anche un omaggio a questo gruppo di artisti di incredibile talento che hanno cercato di cambiare il mondo con immagini e fantasia".

Delle quasi 300 opere esposte, solo una dozzina sono di proprietà della Fondazione Beyeler. Il resto sono prestiti die più prestigiosi musei e collezioni private di tutto il mondo. Un'operazione da capogiro che, sicuramente, ha richiesto anni di sforzi e di logistica complicata.

Sam Keller sospira, inarca le sopracciglia e sorride, prima di rispondere: "Ci sono voluti più di tre anni per preparare questa mostra. Ma abbiamo la fortuna di poter contare su curatori e specialisti che avevano lavorato con questo materiale. Ciò è stato di prezioso aiuto per tessere contatti e aprire porte".

"Un museo vivo"

Dopo aver portato Art Basel, la più grande fiera d'arte del mondo, all'apice e creato la sua gemella negli Stati Uniti, Art Basel Miami Beach, Keller trionfa ora con la Fondazione Beyeler, che si conferma come un 'must' per gli amanti dell'arte. Qual è il segreto del suo successo?

"Non credo che ci sia una ricetta per il successo. Almeno non che io sappia. Credo che il segreto, se esiste, sia quello di fare le cose che si amano e in cui si crede. Un amore che si vede nell'esempio dato da Ernst e Hildy Beyeler durante 60 anni di lavoro di galleristi e collezionisti. Loro sono riusciti a creare un piccolo angolo di paradiso qui a Basilea".

"Prendiamo il nostro passato come base e fonte di ispirazione, ma vogliamo anche un museo vivo. Non un mausoleo. Ernst Beyeler diceva sempre che l'unica costante nella vita è il cambiamento, ossia che per restare uguali siamo costretti a cambiare costantemente. Cerchiamo di rispettare i valori che ci hanno portato al punto in cui siamo, ma al contempo desideriamo collegarli al nostro tempo", dice Keller ricordando l'uomo che fu il suo mentore e lo mise alla testa di Art Basel e della Fondazione Beyeler.

Per potersi imporre nel mercato altamente competitivo di oggi, una proposta dev'essere basata sulla qualità, sostiene. "Quello che facciamo è proporre arte al massimo livello. Alla fine, la qualità è sempre redditizia. Se proponi qualità, vincerai a lungo termine. Anche le persone che non si intendono di arte contemporanea sono in grado di riconoscere opere di prima categoria", afferma.

"Il sogno di Ernst e Hildy Beyeler fu di far arrivare l'arte di qualità al maggior numero di persone possibile. Ed è quello che cerchiamo di continuare a fare. Crediamo fortemente che le opere d'arte parlino alla gente. E rivelino emozioni, ricordi e desideri. È per questo che la gente continua a venire: perché rendiamo l'arte accessibile a tutti".

la mostra

Influenzato dal lavoro di Sigmund Freud, il movimento surrealista è nato ufficialmente nel 1924 con la pubblicazione del primo manifesto, scritto integralmente da André Breton.

La Fondazione Beyeler propone la più grande mostra di capolavori del movimento surrealista finora mai organizzata in Svizzera.

È aperta al pubblico dal 2 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012.

L'esposizione, curata da Philippe Büttner, riunisce 290 opere di una quarantina di artisti, fra cui Salvador Dalì, Pablo Picasso, René Magritte, Joan Mirò, Max Ernst, Paul Klee e Marcel Duchamp. Fiori all'occhiello della mostra sono le collezioni private di Peggy Guggenheim e André Breton.

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Ernst Beyeler

Nato nel 1921 a Basilea, Ernst Beyeler è morto nel febbraio 2010.

Dopo aver studiato economia e storia dell'arte, nel 1945 aprì la sua prima galleria. Nel 1947, organizzò la prima mostra. Nel 1948 sposò Hildy.

A differenza di molti altri collezionisti, era di origini modeste.

Tuttavia, riuscì a riunire una delle principali collezioni d'arte post-impressionista, moderna e contemporanea al mondo e ad organizzare 300 mostre.

Beyeler fu responsabile della vendita di oltre 16mila opere, tra le quali diversi lavori di Picasso. Nel 1966 ebbe il raro privilegio di poter scegliere personalmente 26 tele nell'atelier di Malaga.

Fu un amico di Giacometti e Mirò.

Questo visionario svizzero ideò quella che oggi è definita come la madre di tutte le fiere d'arte: Art Basel, fondata nel 1969.

Nel 1997 inaugurò la Fondazione Beyeler a Riehen, vicino a Basilea. L'edificio che ospita il centro culturale fu progettato dall'architetto italiano Renzo Piano.

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(Traduzione dallo spagnolo: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch

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