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Ancora tre casi di mucca pazza nel mese di marzo

La malattia della mucca pazza può essere scoperta attraverso test effettuati nei macelli Keystone

I nuovi casi di encefalopatia spongiforme bovina (BSE) sono stati scoperti in Svizzera nella seconda metà del mese. Secondo quanto indicato dall'Ufficio federale di veterinaria (UFV) sul suo sito internet, sale così a 8 il numero complessivo dei casi di mucca pazza registrati nei primi tre mesi dell'anno nella confederazione,.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2001 - 14:00

Un «caso clinico», in cui cioè il sospetto di malattia è confermato dopo la morte con esami di laboratorio, è stato registrato nel distretto di Zugo. L'animale era nato nel 1995. Un altro caso è stato scoperto ad Aarwangen, nel canton Berna, e concerne una bestia nata nel 1995 e macellata d'urgenza, grazie al programma ufficiale di ricerca di prioni «UP», in corso dall'inizio del 1999. Il terzo caso, segnalato da Svitto, riguarda invece un animale nato nel 1994 e sottoposto ad esame volontario dopo la normale macellazione.

I casi clinici registrati quest'anno sono in tutto quattro (48 animali esaminati), e due sono quelli riguardanti animali macellati d'urgenza (1763 test). Si aggiungono un caso scoperto con il programma UP nel campione ufficiale di animali macellati normalmente (1416 test) e un caso individuato tramite esame volontario dopo macellazione normale (28'231 test). I 1831 esami UP su animali deceduti hanno dato tutti esito negativo.

Il programma UP consiste nel sottoporre al test Prionics-Check tutte le vacche morte per cause naturali, quelle macellate d'urgenza nonché un campione ufficiale di bovini macellati normalmente. È inoltre possibile l'esame volontario di bovini condotti normalmente al macello. Lo svolgimento del test è sottoposto alla supervisione dell'UFV.

Nel 2000, l'UFV aveva registrato in Svizzera 33 nuovi casi di mucca pazza: 17 bestie malate e 16 scoperte grazie al programma «UP». Nel 1999 le vacche pazze erano 50, metà «casi clinici» e metà scoperti grazie all'»UP».

swissinfo e agenzie

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