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Emissioni di CO2 della Svizzera: un piccolo Paese dalla grande impronta

Allacciate le cinture: le emissioni dell’aviazione sono di nuovo pronte al decollo

Svizzere e svizzeri volano in media per 9'000 km all'anno. Alessandro Della Bella/Keystone

Dopo due anni di restrizioni dovute alla pandemia, nel settore aereo la domanda è in forte crescita. Molte svizzere e molti svizzeri, assidui frequentatori degli aeroporti, quest’estate voleranno in vacanza. Una domanda sorge spontanea: le emissioni di CO2 metteranno in pericolo il raggiungimento degli obiettivi climatici del Paese?

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 luglio 2022 - 08:15

Per buona parte dell’emergenza Covid-19, l’aeroporto di Ginevra è rimasto stranamente vuoto: ai banchi del check-in e ai caroselli dei bagagli nemmeno un’anima viva; gli aeromobili costretti a terra, parcheggiati sulla pista. Ora che le restrizioni di viaggio sono state revocate, però, improvvisamente i passeggeri sono riapparsi a frotte.

Le vacanze estive devono ancora entrare nel pieno, ma in questo soleggiato martedì mattina di giugno il terminal principale di Ginevra è in fermento: carrelli carichi di valige colorate sfilano da una parte all’altra dell’aeroporto, mentre viaggiatrici e viaggiatori annoiati cercano di ingannare il tempo con lo sguardo incollato sul telefono in attesa di imbarcarsi per Lisbona, Atene o Dubai. All’esterno c’è chi fuma velocemente un’ultima sigaretta prima del decollo.

“Tutti quelli che conosco sono in viaggio. Questo è il mio terzo volo dal ‘ritorno alla normalità’”, afferma Amella tra un tiro di sigaretta e l’altro.

La giovane ingegnera di Losanna è in partenza per Istanbul con il marito, la figlia e la madre per festeggiare il cinquantesimo compleanno di quest’ultima. “Durante il Covid abbiamo dovuto lavorare da casa, ma appena è stato possibile ho ripreso a viaggiare”, racconta.

SecondoLink esterno l’Associazione del trasporto aereo internazionale (IATA), dopo due anni segnati dalla Covid – in cui la domanda ha subito un crollo – la revoca delle restrizioni di viaggio sulla maggior parte dei mercati e i risparmi personali accumulati stanno rilanciando la ripresa.

L’organizzazione mondiale di categoria minimizza le difficoltà fronteggiate attualmente da compagnie aeree e aeroporti del vecchio continente, colti in contropiede dal rapido ritorno dei passeggeri: la carenza di personale causata dalla pandemia e gli scioperi per stipendi e condizioni di lavoro, infatti, stanno mettendo a dura prova l’intero settore.

Nonostante i possibili disagi, l’aeroporto di Ginevra prevedeLink esterno che quest’estate il traffico aereo tornerà al 90 % del livello del 2019. Le stime per l’aeroporto di Zurigo non sono molto diverse. La ripresa più forte delle attese e la nuova traiettoria di crescita però hanno fatto riaffiorare una domanda ingombrante: cosa fare per ridurre le emissioni provenienti dal settore dell’aviazione, così da tenere fede all’obiettivo della Svizzera di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050?

Che gli svizzeri adorino volare molto più di altri europei è risaputo. Secondo quanto stimatoLink esterno nel 2015 dall’Ufficio federale di statistica, ogni cittadino svizzero vola in media per 9'000 km all’anno.

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Amella prende l’aereo circa sei volte all’anno, per lo più in Europa; di solito, però, due di questi voli sono lunghe tratte intercontinentali. A febbraio è andata a Zanzibar, isola sulle coste della Tanzania, per fare immersioni. Tuttavia, la giovane donna ammette la sua preoccupazione per i danni causati al pianeta ogni volta che si imbarca per un volo di lunga durata. “So che non fa bene all’ambiente, ma continuo a prendere l’aereo. Voglio esplorare il mondo”, chiosa Amella.

Una ripresa che non promette nulla di buono

Amella non è l’unica ad allarmarsi per le emissioni provocate dal settore dell’aviazione. Il WWFLink esterno e Greenpeace, gruppi ambientalisti, recentemente hanno messo in guardia dall’impatto della ripresa del comparto aereo.

“Temo che tutto ciò ci si ritorcerà contro e che torneremo persino alle dinamiche passate. Sento dire molto più spesso ‘finalmente posso viaggiare di nuovo’ anziché ‘la pandemia mi ha fatto riflettere sul funzionamento dell’intero sistema’”, afferma George Klingler, esperto climatico presso Greenpeace Svizzera.

I viaggi aerei sono cresciuti rapidamente negli ultimi decenni e continueranno su questi ritmi, perché l’essere umano non può farne a meno, replica Hansjörg Bürgi, caporedattore di Skynews.chLink esterno, rivista svizzera di aviazione.

“In America del Sud, Africa e Asia per la prima volta molte persone guadagnano o guadagneranno abbastanza per viaggiare e visitare amici e familiari. Questo è il principale elemento trainante del traffico aereo”.

Il settore dell’aviazione produce una quota crescente di emissioni

Oggigiorno gli aerei provocano il 2-3 % delle emissioni di anidride carbonica (CO2) a livello mondiale, ma prima della pandemia tale quota era in rapida crescita. Rispetto al 2019 le emissioni globali di CO2 potrebbero raddoppiare entro il 2050 considerato che sempre più persone prendono l’aereo, come mostrano i dati dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO)Link esterno riportati in basso.

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In Svizzera, la quota di CO2 emessa dal settore dell’aviazione è già più alta. Nel 2019 il Paese ha fatto registrare 59 milioni di viaggiatori aerei, il doppio dal 2005. Nello stesso periodo (2005-2019), le emissioni di CO2 provenienti dal traffico aereo hanno continuato ad aumentare in media del 3% all’anno.

Stando alle cifre svizzere più recenti per il 2019, i voli nazionali e internazionali (civili e militari) hanno rappresentato l’11% della totalità delle emissioni di CO2. Ma scienziate, scienziatiLink esterno e il GovernoLink esterno riconoscono che alle emissioni dirette di CO2 generate dai voli andrebbe applicato un fattore di ponderazione pari a tre, per rispecchiare l’impatto reale dei voli sul clima (cioè le emissioni aggiuntive di ossidi di azoto, ossido di zolfo, fuliggine e vapore acqueo).

Con questa chiave di calcolo, in termini di impatto negativo generale sul clima gli aerei da e per la Svizzera superano (27% delle emissioni totali) il traffico stradale, seguiti da altri mezzi di trasporto (23%), edilizia (18%) e industria (18%).

Per il periodo post-Covid il Governo non ha azzardato previsioni per quanto riguarda le emissioni prodotte dal settore aereo. L’Ufficio federale dell’aviazione civile nel 2015 prevedeva una crescita annuale del 3,2 % dei passeggeri aerei e del 2,1 % del numero di voli tra il 2013 e il 2030.

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Rifornimenti che durino più a lungo

Il settore dell’aviazione resta una delle fonti di emissioni che cresce più rapidamente, tra le più difficili da gestire. Prima dei colloqui sul clima organizzati dall’ONU e tenutisi l’anno scorso in Scozia, l’industria aeronautica si era impegnata ad azzerare le emissioni entro il 2050, ma aveva ammesso che prima degli anni 2040 non vi sarebbe stato un numero significativo di aerei alimentati a idrogeno ed elettricità. Fino a quel momento bisognerà sostituire i classici carburanti fossili con carburanti sostenibili (SAF), che producono fino all’80 % in meno di emissioni di carbonio rispetto a quelli tradizionali e sono ricavati dalla biomassa (piante o rifiuti) oppure dal carbonio riciclato.

Gli sforzi internazionali per ridurre le emissioni aeree

Nel 2009, l’Associazione del trasporto aereo internazionale (IATA), che dichiara di rappresentare circa 290 compagnie (oltre l’83% del traffico aereo globale), si è posta l’obiettivo di dimezzare, rispetto ai livelli del 2005, le emissioni di CO2 provenienti dal trasporto aereo entro il 2050.

L’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), un’agenzia delle Nazioni Unite, nel 2016 ha adottato una strategia volta a migliorare del 2% ogni anno l’efficienza dei carburanti entro il 2050. Gli Stati membri dell’ICAO si riuniranno in settembre per discutere degli obiettivi climatici.

A inizio 2021, i rappresentanti delle compagnie aeree europee, degli aeroporti, dei costruttori del settore e degli enti di controllo del traffico aereo hanno annunciato una strategia chiamata “Destinazione 2050”, che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 per tutti i voli in partenza dall’Europa (UE, AELS, UK).

Fonte: Ufficio federale dell'aviazione civile (UFACLink esterno


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In Svizzera le correnti più critiche accusano il Governo e l’industria di non avere una chiara strategia per contenere le emissioni provocate dal settore dell’aviazione, ma le autorità sostengono di fare molto in questo senso.

Il Paese partecipa a CORSIA, il programma internazionale che persegue l’obiettivo di compensare le emissioni, sebbene i risultati siano modesti, come confermato in Parlamento a maggio dalla ministra dell’ambiente Simonetta Sommaruga. Più recentemente, nel quadro della revisione della legge sulla CO2, il Governo ha proposto vari provvedimenti con lo scopo di ridurre le emissioni entro il 2030. Le misure contemplate sono, per esempio, l’introduzione di quote per utilizzare i SAF assieme ai carburanti classici o un finanziamento per la ricerca sugli stessi SAF. Il settore svizzero dell’aviazione intende inoltre sfruttare più efficacemente, in termini energetici, i propri aerei in volo e a terra oltre che investire in progetti volti a compensare le emissioni di carbonio.

Philppe Thalmann, professore di economia ambientale presso la Scuola politecnica federale di Losanna, dubita che provvedimenti come la compensazione delle emissioni di carbonio o il ricorso ad aeromobili in grado di sfruttare con maggiore efficienza il carburante possano contenere le emissioni. Senza dimenticare, a suo avviso, che i carburanti alternativi prodotti dalla biomassa non fanno altro che creare altri problemi ambientali.

“Il settore dell’aviazione vuole ridurre l’impatto climatico senza ridurre la propria attività, e io non credo in nessun programma di mitigazione che non preveda di volare meno”, chiosa lo stesso Thalmann.

Voli più costosi

Torna d’attualità un’idea che potrebbe ridurre il numero di passeggeri, la tassa sui biglietti aerei. In principio la proposta faceva parte della legge sulla CO2 respinta in occasione della votazione popolare del giugno 2021Link esterno. Questa idea però è tuttora sul tavolo, come sostengono il gruppo ambientalista umverkehR e l’Associazione traffico e ambiente (ATA), che stanno pianificando di lanciare un’iniziativa popolare nella primavera dell’anno prossimo. Stando a un libro biancoLink esterno pubblicato lo scorso anno, una tassa sui biglietti aerei differenziata permetterebbe di ridurre il numero di passeggeri svizzeri del 21 % e di raccogliere un miliardo di franchi all’anno da investire in progetti legati al clima.

“Dovremmo correre il rischio di ammettere che volare costa troppo poco e che il settore dell’aviazione è ancora indirettamente sovvenzionato con l’IVA e l’imposta sul carburante. Uno dei passaggi principali consiste nel bloccare questi sussidi indiretti. Poi ci vorrebbe una tassa sui biglietti aerei”, afferma Klingler di Greenpeace.

"Se si applicasse una tassa sui voli svizzeri la gente non farebbe altro che partire da Milano o Monaco."

Hansjörg Bürgi, caporedattore di Skynews.ch


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Bürgi non crede che una tassa di questo tipo sortirebbe gli effetti auspicati: “Il problema ambientale va risolto a livello globale, o almeno europeo. Se si applicasse una tassa sui voli svizzeri la gente non farebbe altro che partire da Milano o Monaco”.

A quanto pare, alla popolazione l’idea non dispiace. Da un recente sondaggioLink esterno realizzato in Svizzera è emerso che il 72 % degli intervistati sarebbe favorevole all’aumento dei prezzi dei biglietti aerei per ragioni climatiche. Il 42% dei mille intervistati accetterebbe una tassa di 30 franchi per i voli di breve durata e di 120 franchi per quelli più lunghi; il 50 % sarebbe d’accordo di introdurre importi più elevati.

Se fosse oggetto di una votazione, la proposta avrebbe successo? Difficile rispondere. Da un precedente sondaggio commissionato dal gruppo editoriale Tamedia era emerso che la maggior parte degli svizzeri non era disposta a pagare di più per contrastare il cambiamento climaticoLink esterno.

Amella spegne la sigaretta e sventola passaporto e carta d’imbarco, quasi a voler dire che è ora di andare. Si dichiara favorevole all’introduzione di una tassa. “Credo sarebbe meglio se la gente volasse di meno”, afferma. “Se devo andare in Francia o in Paesi vicini alla Svizzera prendo il treno o condivido la macchina con altre persone. Cerco di fare attenzione, ma il problema è che viaggiare mi piace troppo”.

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