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Aids: gli obiettivi dell'ONU «non saranno raggiunti»

Un paziente malato di Aids in un centro di cura in Uganda Reuters

Per Thomas Zeltner, direttore dell'ufficio federale della sanità, ci sono stati dei progressi nella lotta all'HIV/Aids, ma gli obiettivi fissati nel 2001 per il 2010 non saranno raggiunti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 giugno 2008 - 17:07

Zeltner, che ha partecipato ad un incontro ad alto livello nella sede dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, ha detto mercoledì a swissinfo che bisogna lavorare di più sulla prevenzione.

All'incontro nuovayorchese di due giorni, dedicato ad una verifica dei progressi nell'ambito della dichiarazione d'intenti dell'ONU sull'Aids del 2001 e della dichiarazione politica del 2006, erano presenti il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, capi di Stato e oltre 80 fra ministri, alti funzionari, rappresentanti di organizzazioni internazionali e della società civile.

Per l'occasione Ban Ki-moon ha presentato il suo rapporto sulle risposte a livello globale al problema dell'Aids. Il rapporto è basato su 147 rapporti nazionali inviati nel gennaio 2008 a UNAids, il programma delle Nazioni Unite sulla malattia.

swissinfo: Quali sono state le questioni principali discusse a New York?

Thomas Zeltner: Abbiamo fatto progressi sostanziali in alcuni degli obiettivi fissati nel 2001, ma oggi è chiaro che non saranno tutti raggiunti entro il 2010. Dovremo probabilmente mantenere gli obiettivi, ma cambiare le date.

swissinfo: Perché non sarà possibile raggiungere gli obiettivi?

T.Z.: Prima di tutto per mancanza di risorse finanziarie. In secondo luogo, in molti paesi le infrastrutture non erano ancora pronte.

Il postulato centrale del piano, vale a dire che ogni paese dovrebbe avere un programma, un'infrastruttura nazionale e un sistema di monitoraggio dei progressi, non è ancora stato raggiunto.

Finché non c'è questa infrastruttura di base, è impossibile lavorare in un paese.

swissinfo: L'ONU dice che nonostante gli sforzi crescenti nella lotta contro l'Aids a livello internazionale, il numero di persone che contraggono il virus HIV supera ancora ampiamente quello delle persone che iniziano una terapia antiretrovirale. Ci sono stati dei progressi?

T.Z.: Sì, non ci sono dubbi. Come ha spiegato il segretario generale in questo rapporto, un terzo di tutte le persone che hanno contratto il virus e che potrebbe optare per un trattamento è ora in cura – è un grande passo avanti. In secondo luogo, la trasmissione madre-bambino è stata ridotta in misura sostanziale in molti paesi.

È nell'ambito della prevenzione che riteniamo ci siano ancora delle lacune.

swissinfo: In che misura l'Aids è un problema scientifico – come sviluppare di nuove cure – e in che misura è un problema politico – come far arrivare le cure a chi ne ha bisogno?

T.Z.: È tutte due le cose. C'è il fatto che al momento si infettano più donne che uomini, quindi è diventato anche un problema di genere. Continuiamo tutti a sperare che prima o poi si trovi un vaccino contro la malattia. In questo senso si tratta di un problema medico, ancora irrisolto.

Al momento si discute di un gel per donne che uccide i virus – è una nuova opzione e potenzialmente potrebbe rappresentare una svolta importante per la comunità eterosessuale.

swissinfo: L'aumento del prezzo di cibo e petrolio, per non parlare degli effetti del cambiamento climatico, ha delle conseguenze per le vittime dell'Aids. Nell'elenco delle priorità dell'ONU e dei governi, in che posizione si trova l'Aids?

T.Z.: Ci rendiamo conto che l'HIV/Aids in molti paesi non ha più la priorità che aveva cinque o dieci anni fa – e questo vale sia per i paesi in via di sviluppo, sia per i paesi donatori. Ciò ha a che fare con l'avvento di nuove crisi.

Peter Piot (il direttore di UNAids, che si ritirerà dopo 13 anni) lo ha detto molto chiaramente ieri, quando ha fatto notare che l'epidemia dell'Aids è una crisi sanitaria. E in qualche misura rimane una crisi sanitaria, ma parallelamente sta diventando una malattia cronica, che necessita investimenti per i prossimi 30-40 anni.

swissinfo: Qual è il contributo della Svizzera al dibattito a New York sulla lotta all'Aids in generale?

T.Z.: Il nostro contributo non è tanto finanziario. Siamo nei comitati direttivi di UNAids e del Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria. Pensiamo che è davvero importante essere lì e porre le priorità in queste due istituzioni.

La Svizzera è stata molto attiva nell'ambito della proprietà intellettuale e dell'accesso alle medicine. In maggio a Ginevra siamo riusciti a fare sedere i rappresentanti dei due interessi contrapposti attorno ad un tavolo. E credo che sia siano fatti dei progressi reali.

swissinfo, Thomas Stephens
(traduzione dall'inglese: Andrea Tognina)

Dati ONU sull'Aids

Circa 2,1 milioni di persone sono morte di Aids lo scorso anno e almeno 33 milioni di persone in tutto il mondo sono portatrici del virus.

L'anno scorso 2,5 persone si sono infettate con il virus HIV, mentre 1 milione di persone ha cominciato ad usare medicinali antiretrovirali.

Il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria ha fatto sapere lunedì di aver aiutato in totale 1,75 milioni di persone ad ottenere un trattamento antiretrovirale, una crescita del 59% rispetto allo scorso anno.

Più di due terzi di tutte le persone con il virus HIV al mondo non ricevono però questo tipo di trattamento.

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Dichiarazione d'intenti ONU 2001 (estratti)

Ridurre entro il 2005 la prevalenza del virus HIV presso i giovani (uomini e donne) in età compresa tra il 15 e i 24 anni nei paesi più colpiti del 25% e del 25% globalmente entro il 2010.

Assicurare che entro il 2005 almeno il 90%, entro il 2010 il 95% dei giovani in età compresa tra il 15 e i 24 anni abbiano accesso all'informazione, all'educazione e ai servizi necessari per sviluppare attitudini necessarie a ridurre la loro vulnerabilità all'infezione da HIV, in collaborazione con i giovani, i genitori, le famiglie, gli educatori e gli operatori sanitari.

Ridurre entro il 2005 la proporzione di bambini che contraggono il virus HIV del 20% e del 50% entro il 2010, assicurando che l'80% delle donne incinte che hanno accesso a cure prenatali riceva informazioni, consulenza e altri servizi di prevenzione contro il virus HIV.

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