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A macchia di leopardo in Svizzera il calo del consumo di carne di manzo

L'effetto "mucca pazza" si fa sentire anche sul mercato svizzero della carne. In particolare il consumo della carne di manzo si è ridotto tra i dieci ed il venti percento nelle regioni confinanti con l'Italia, la Francia, la Germania e l'Austria. Il consumo di carne è invece stabile nella Svizzera centrale, anche se le statistiche di dicembre e gennaio non sono ancora state elaborate.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 gennaio 2001 - 18:16

Consumo di carne in calo e prezzi di verdura e frutta alle stelle. Tanto per dare un'idea del rincaro di alcuni generi alimentari basta aggiungere che martedì in un supermercato del Mendrisiotto un chilo di insalata è stato posto in vendita al prezzo di 9 franchi e 80 centesimi.

Questo lo scenario che si registra in questi ultimi giorni soprattutto nella Svizzera Italiana dove l'onda dello scandalo della mucca pazza scoppiato in Italia sta avendo ripercussioni tangibili. Una situazione che conosce bene chi, come Annalisa Francini, proprietaria a Balerna assieme al marito Federico dell'omonima macelleria all'ingrosso, è quotidianamente confrontata con il mercato alimentare della carne.

Della crisi della carne di manzo ne approfittano inoltre i commercianti delle cosiddette carni esotiche, come quella di struzzo. L'aumento della domanda non è al momento però quantificabile, poiché trattandosi di carne per la maggior parte di produzione estera, si devono attendere i dati elaborati dall'Amministrazione federale delle dogane relative alle importazione.

Secondo le statistiche rese note da Pro Carne (la cooperativa svizzera che riunisce produttori, commercianti e consumatori con l'obiettivo di immettere sul mercato carne di qualità) e confermate a swissinfo dalla sua portavoce Regula Kennel, oltre alla Svizzera Italiana la regione più toccata dalla diminuzione del consumo di carne è la Romandia. Le cifre provvisorie relative al mese di novembre dello scorso anno (in concomitanza quindi con lo scoppio degli scandali legati alla mucca pazza in Francia ed in Germania), indicano che in Svizzera sono stati abbattuti 7 mila manzi (pari al 24,5 percento in meno rispetto allo stesso periodo del 1999 che aveva però due giorni di macellazione in più del novembre 2000), 9.200 tori (il 14,2 percento in meno del novembre 1999), 16.700 mucche (il 20,8 percento in meno dell'analogo periodo del precedente anno) e 21.100 vitelli (il 3,1 percento in meno del novembre 1999).

Da sole, queste cifre evidenziano la crisi del settore carneo elvetico dove gli unici abbattimenti in crescita del 6,2 percento, nel periodo tra il gennaio del 1999 ed il novembre 2000, sono stati quelli dei buoi che però, in assoluto, rappresentano, con 9.800 unità abbattute, una quota minima della produzione indigena di grossi bovini macellati che è stata pari ad oltre 330 mila capi.

Un mercato in flessione, quello elvetico, dove le cifre sono comunque sempre molto lontane da quelle dell'Unione europea, confrontata negli ultimi tre mesi con una caduta media del 27 percento dei consumi di carne di manzo. In alcuni Paesi dei Quindici la diminuzione ha assunto la forma di un vero e proprio tracollo: 50 percento in meno in Germania e 40 percento in Italia, Spagna e Grecia.

Per poter interpretare correttamente i dati relativi al consumo di carne in questi ultimi tempi non va inoltre dimenticato -come ha ci ha dichiarato Andreas Wollmer dell'Unione svizzera dei macellai- che "gennaio è tradizionalmente un mese con consumi ridotti non solo nel settore delle macellerie ma nel commercio al dettaglio in generale":

Per il rappresentante dell'associazione di categoria dei macellai svizzeri il consumatore deve essere consapevole che, benché nessuna altra epizootia abbia avuto negli ultimi anni un impatto così grande sull'opinione pubblica come la malattia della mucca pazza o encefalopatia spongiforme bovina (BSE), la Svizzera è stata fin dal 1990 uno dei primi Paesi a reagire. E lo ha fatto effettuando specifiche indagini epidemiologiche sulle cause dell'infezione ed adottando misure preventive per proteggere la salute dell'uomo e degli animali. Inoltre nel luglio 1999 la Svizzera è stato il primo Paese al mondo in assoluto ad introdurre il cosiddetto test della Prionics, un esame sistematico degli animali che fanno parte di gruppi a rischio ben determinati, esami che consentono una sorveglianza attiva della BSE.

Il consumatore svizzero dovrebbe quindi stare tranquillo poiché -come ci ha confermato Andreas Wollmer dell'Unione svizzera dei macellai- "la carne in commercio è controllata al cento per cento ed è quindi un alimento sicuro, così come il latte e gli altri prodotti di origine animale ad eccezione degli alimenti a rischio che sono il cervello, gli occhi, il midollo spinale, il timo, la milza e gli intestini dei bovini di oltre sei mesi d'età, alimenti a rischio che vengono eliminati durante la macellazione".

La dimostrazione di quanto sostenuto dal rappresentante della categoria dei macellai svizzera è anche data dal fatto che nella Confederazione non sono finora stati registrati casi della nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (nvCJD). Una malattia che si trasmette all'uomo con il consumo di organi contaminati dalla BSE, infezione caratterizzata da un'alterazione del tessuto cerebrale ed il cui esito è letale sia per l'uomo che per l'animale. In Gran Bretagna, il Paese nel quale nel 1986 si è generata e sviluppata questa malattia infettiva dei bovini, quasi una novantina di persone sono già decedute dopo essere state contaminate.

E che in Svizzera, a differenza di altri Paesi europei, i controlli siano una cosa seria lo dimostra anche l'inchiesta realizzata congiuntamente dalla trasmissione della Televisione svizzera tedesca DRS "Kassensturz" e da quella della Televisione romanda "A bon entendeur" sugli alimenti a base di carne di manzo in commercio nella Confederazione ed i cui risultati sono stati resi noti martedì. In nessuno degli insaccati e dei paté analizzati nel corso dell'indagine, che ha coinvolto decine di macellerie in tutta la Svizzera, sono state rinvenute tracce di tessuti nervosi o cervello di bovino, i cosiddetti alimenti a rischio di BSE. Una dimostrazione in più che le misure precauzionali, pionieristicamente introdotte dalla Confederazione fin dal 1990, vengono rispettate a salvaguardia della catena alimentare e del consumatore. Non ci resta che concludere con l'augurio di rito: Buon Appetito.

Sergio Regazzoni

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