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5,3 miliardi per l'aiuto allo sviluppo, né più né meno

Per il momento, il parlamento non vuole aumentare la parte del suo reddito nazionale lordo per i progetti di cooperazione allo sviluppo LATINPHOTO.org

Il Consiglio nazionale (camera del popolo) ha approvato il credito quadro destinato all'aiuto allo sviluppo per gli anni 2009-2013. Dopo un'animata discussione ha invece respinto le proposte di aumento avanzate dalla sinistra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 giugno 2008 - 11:03

Com'era prevedibile, il credito per la cooperazione svizzera allo sviluppo – 4,5 miliardi per la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e 800 milioni per la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) - ha fornito l'occasione al Consiglio nazionale per un lungo e controverso dibattito, incentrato soprattutto sull'opportunità di portare gradualmente il credito allo 0,7% del reddito nazionale lordo.

La proposta, avanzata dalla sinistra e sostenuta anche da una parte del Partito popolare democratico, riprende le raccomandazioni delle Nazioni Unite nell'ambito degli Obiettivi di sviluppo per il millennio (a cui la Svizzera ha aderito) ed è sostenuta dalle ONG attive nella cooperazione, che all'inizio della sessione del parlamento hanno consegnato alle camere una petizione in tal senso firmata da 200'000 persone.

Piuttosto a sorpresa, prima della sessione una maggioranza della commissione degli affari esteri del Consiglio nazionale si era espressa a favore dell'aumento.

«Segnale politico forte»

Il socialista Mario Fehr, relatore della commissione, ha affermato lunedì che una maggioranza della commissione desiderava «dare un segnale politico forte», ritenendo che «la Confederazione dovrebbe aspirare ad un budget per lo sviluppo all'altezza di una Svizzera che esce vincente dalla globalizzazione».

La maggioranza di destra del Consiglio nazionale, composta dai deputati dell'Unione democratica di centro (UDC) e del Partito liberale radicale (PLR), si è però opposta con successo ad ogni tentativo di aumentare il credito per la cooperazione.

E non si è lasciata impressionare da dichiarazioni come quella dell'ecologista Josef Lang, che ha definito «uno scandalo» il fatto che il governo non sostenesse una proposta destinata a permettere la realizzazione degli Obiettivi dell'ONU per il millennio.

«Non si tratta (...) di opporsi ad ogni possibilità di un ulteriore aumento», ha argomentato la deputata liberale Martine Brunschwig Graf. «Si tratta di ricordare che se si vuole rafforzare la politica di aiuto allo sviluppo bisogna dotarsi dei progetti necessari (...) Bisogna avere una vera strategia».

Critiche alla DSC

Brunschwig Graf, come la maggior parte dei deputati contrari all'aumento, si è riallacciata alle critiche mosse tempo fa alla DSC dalla commissione di gestione del Consiglio degli Stati (camera dei cantoni), che aveva rimproverato in particolare all'agenzia svizzera di aiuto allo sviluppo l'assenza di una strategia chiara.

Secondo la destra, la DSC non avrebbe ancora intrapreso con la necessaria determinazione i passi necessari ad una riorganizzazione che autorizzi un eventuale aumento dei crediti. Un'opinione non condivisa dalla sinistra, che ha invece sottolineato a più riprese la buona qualità dell'aiuto pubblico allo sviluppo elvetico.

«La nostra politica coerente e di qualità, così come la nostra assenza di un passato coloniale, ci vale la riconoscenza unanime dei paesi dove la DSC o la Seco intervengono», ha detto per esempio la deputata ecologista Francine John-Calame.

Anche la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha respinto le accuse di immobilismo, pure riconoscendo la necessità di ulteriori riforme della DSC (una ristrutturazione profonda dell'agenzia è stata annunciata in questi giorni) ed esprimendosi contro l'obiettivo dello 0,7% del RNL perché «non realistico» dal punto di vista finanziario (la misura costerebbe 2,2 miliardi supplementari alla Confederazione), .

«Abbiamo lavorato molto e bene per andare nella direzione indicata dal Parlamento e per adattarci ad un contesto internazionale in mutazione», ha detto. «Certo, possiamo ancora fare meglio, ma dire che non abbiamo fatto niente non corrisponde alla realtà.

Tutti in favore della cooperazione

Nonostante le critiche e i momenti di polemica, dal dibattito alle camere è comunque sortita l'immagine di un ampio consenso attorno al principio della cooperazione, principio che del resto ha le sue radici nella costituzione, come ha ricordato il socialista Hans-Jürg Fehr.

Se la maggioranza di destra si è opposta con successo ad ogni proposta di aumento del credito – anche a quella di compromesso del Partito popolare democratico (PPD), che prevedeva un aumento allo 0,5% del RNL entro il 2015 – non ha tuttavia messo in discussione la necessità e l'opportunità dell'aiuto allo sviluppo.

Certo, l'UDC ha proposto di rinviare il messaggio al governo. «Manca una strategia unitaria dell'aiuto allo sviluppo pubblico. Ed è necessario averla. Finché non ci sarà e finche le riforme non saranno concluse, non ci sembra opportuno votare un credito di tali dimensioni», ha detto Christoph Mörgeli, dopo una dura requisitoria contro la DSC.

Ma in questa proposta è il partito nazional-conservatore è rimasto solo. E anche un deputato dell'UDC come Luzi Stamm si è lasciato trascinare a dire: «Fondamentalmente sono a favore di un aumento degli aiuti, anche se prima di dare luce verde devo sapere a chi vanno questi aiuti».

Alla fine dei conti, il Nazionale ha approvato un credito che mette a disposizione della DSC 300 milioni in più rispetto al passato quadriennio. E ha anche adottato una mozione che rende vincolante fin dal 2009 l'obiettivo, dichiarato dal governo, di raggiungere una quota dello 0,4% del RNL. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati, che ne discuterà in autunno.

swissinfo, Andrea Tognina

L'aiuto pubblico allo sviluppo della Svizzera comprende le attività della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) e della Segreteria svizzera dell'economia (Seco), oltre a quella – più ridotta – di altri uffici della Confederazione, dei cantoni e dei comuni.

Nel 2007 le spese per questo settore hanno raggiunto lo 0,37% del reddito nazionale lordo. Si tratta di un po' più di 2 miliardi l'anno. Solo nel 2004 e nel 2005 hanno superato la soglia dello 0,4%. Negli stessi hanno la Svizzera ha incluso le spese per le attività di promozione della pace e per i costi dell'accoglienza ai richiedenti l'asilo nel computo della cooperazione allo sviluppo.

Nel 2005 i membri dell'Unione europea si sono impegnati a raggiungere lo 0,7% del RNL entro il 2015.

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Tetto massimo per gli aiuti multilaterali

Attualmente il 43% dell'aiuto pubblico allo sviluppo della Svizzera è destinato all'aiuto multilaterale. I soldi sono destinati ai progetti di agenzie delle Nazioni Unite, della Banca mondiale o di altri organismi internazionali di cui la Svizzera fa parte.

Su proposta della commissione degli affari esteri, il Consiglio nazionale ha deciso di porre un limite a questo impegno multilaterale, fissandolo al 40% del credito totale per l'aiuto allo sviluppo.

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