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Riaprono i ristoranti ma mancano i camerieri

Ristoranti presi d'assalto a Ginevra (e non solo) ma scarseggiano i camerieri. Keystone / Annette Riedl

A Ginevra tornano i clienti ai tavoli ma non si trova il personale di sala che nel frattempo ha trovato altre occupazione meglio remunerate e meno gravose.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2021 - 09:34
tvsvizzera/spal

Ristoratori e albergatori stanno penando per assumere le persone necessarie a far andare avanti le loro attività che, da quando sono finite le restrizione del settore, stanno conoscendo un ripresa significativa. 

C'è infatti grande voglia tra la popolazione di tornare a degustare piatti e intrattenersi con amici e conoscenti nel tempo libero, come testimonia la pioggia di prenotazioni di questi giorni, soprattutto nei fine settimana che registrano spesso il tutto esaurito. 

"Cerco qualcuno che lavori in sala, un capo sala, una cameriera o un cameriere, e un lavapiatti", spiega Stefano Fanari, proprietario del ristorante Giardino Romano. Ma gli annunci su internet e all'ufficio del lavoro non hanno ancora prodotto risultati. "Non capiamo il perché, visto che ci sono molte persone senza lavoro. È vero che dall’ufficio disoccupazione riceviamo molti dossier, ma ci vuole parecchio tempo per selezionarli e per organizzare i colloqui. E questo è per noi molto difficile".

La maggioranza dei candidati, inoltre, non possiede le qualifiche necessarie e questo complica il reclutamento, senza contare che i ristoranti si sono ritrovati a riaprire tutti nello stesso momento.

Le agenzie devono far fronte a una montagna di richiese di personale per alberghi e ristoranti, ma mancano i candidati, anche perché la pandemia ha spinto molti lavoratori del ramo a cambiare mestiere.

"Ci sono persone che si sono fatte assumere, ad esempio, nei settori della distribuzione e della logistica, dove si è meno legati agli orari di chiusura e non si lavora nel fine settimana. Chi può, insomma, si orienta verso altre professioni”, dice Lionel Fontaine, direttore Hotelis SA.

L’associazione ginevrina dei ristoratori e degli albergatori però non si preoccupa. "Penso che sia un fenomeno molto locale e molto passeggero, anche perché ci saranno ristoranti che chiuderanno e si creeranno nuovi equilibri", sottolinea Daniele Carugati, vice-presidente della società ristoratori e albergatori Ginevra.

Chi ha riaperto, però, cerca personale in fretta, anche per evitare di dover ridurre il menu.

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La vita dei pesci in "lockdown"

Tornano ad avere compagnia i numerosi e variegati ospiti dell'acquario di Genova. Keystone / Nic Bothma

A pinguini e delfini dell'Acquario di Genova sono mancati i visitatori durante la pandemia ma c'è comunque chi ha provveduto alla cura delle 400 specie ospitate. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2021 - 09:05
rsinews/sdr

La legge italiana che regolava le chiusure in tempo di Covid-19 lo ha equiparato ad un museo ma qui, a differenza degli Uffizi o della Pinacoteca di Brera, vi sono custoditi esseri viventi: è l'acquario di Genova che, in circa 30 anni di vita, ha chiuso davvero poche volte.

I numeri di questa struttura fanno capire da soli quali siano i suoi costi (coperti in minima parte con i cosiddetti ristori italiani): 1 milione di visitatori l’anno dal 1992, 70 vasche espositive, 200 quelle di ambientamento e cura, 12’000 gli animali ospitati per oltre 400 specie.

Ben 27 tonnellate è la quantità di cibo consumata in un anno dagli animali, 835 Kg di verdura fresca viene consumata solo dai lamantini ogni settimana. Il numero sul quale ruota tutto ciò è 250: queste sono le persone che lavorano nella struttura ligure, di cui 45 dedicati alla cura, alla gestione e al benessere degli animali.

Il loro sacrificio in questo anno senza visitatori ha significato “vita” per tutti questi animali a cui sono mancata molto le visita e l’interazione con l’uomo.

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Vaccinazione a 12 anni, chi deve dare il consenso?

Keystone / Georgios Kefalas

In Svizzera il vaccino di Pfizer può ora essere somministrato a partire dai 12 anni di età. Al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, secondo l'ufficio federale della sanità pubblica (UFPS) il consenso dei genitori non è una condizione sempre necessaria.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 giugno 2021 - 20:55
tvsvizzera.it/Zz

Come l'Agenzia europea del farmaco ha fatto a fine maggio, la scorsa settimana anche Swissmedic, l'istituto incaricato della sorveglianza dei prodotti terapeutici nella Confederazione, ha approvato  l'uso del vaccino di Pfizer/BioNTech anche per i ragazzi dai 12 ai 15 anni di età in Svizzera.

Di primo acchito, molti svizzeri avranno pensato che, affinché un 12nne sia vaccinato, ci voglia il consenso dei genitori. Ma non è proprio così.  In una circolare diffusa dall''Ufsp destinata alle autorità cantonali e al personale sanitario, viene precisato i ragazzi di fatto possono decidere da soli a partire dai 10 anni. Unica condizione è che siano "capaci di discernimento".

Secondo la Società svizzera di pediatria (SSP), che interpellata dalla Radiotelevisione svizzera ha preso posizione sul documento, per il vaccino Covid vale la prassi che si segue per tutte le altre vaccinazioni.

In primo luogo, quindi, si cerca di avere il consenso sia dei genitori che del bambino. Tuttavia, "in situazioni molto particolari, dove il ragazzo vuole assolutamente farsi vaccinare ed ha la capacità di scelta, potrà essere vaccinato senza il consenso dei genitori proprio perché gli studi finora hanno dimostrato che c'è un'efficacità e non ci sono problemi particolari", ha dichiarato il presidente dell'SSP, sottolineando comunque che questi casi sono "estremamente rari".

Più dettagli saranno forse noti a metà giugno quando la commissione federale per le vaccinazioni presenterà le raccomandazioni destinate a chi ha tra i 12 e i 16 anni di età.

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