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2009, una Svizzera più vulnerabile



Hans-Rudolf Merz, un presidente della Confederazione preso d'assalto dalla stampa durante tutto l'anno

Hans-Rudolf Merz, un presidente della Confederazione preso d'assalto dalla stampa durante tutto l'anno

(Keystone)

Concessioni sul segreto bancario, lista grigia, crisi con la Libia, votazione sui minareti, caso Polanski: il 2009 è stato un anno particolarmente difficile per la Svizzera e per la sua immagine all’estero. Al centro delle critiche il governo e in particolare il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz.

Un “annus horribilis”: così è apparso agli occhi di numerosi commentatori il 2009 in Svizzera. Un anno orribile per la sua immagine all’estero, per la sua economia, per il suo governo e in particolare per il suo presidente.

“Mi sono beccato un anno difficile. Finora mi è stata risparmiata soltanto una catastrofe naturale. Per il resto è successo tutto quanto poteva succedere. È stato il mio annus horribilis”, ha ammesso recentemente lo stesso Hans-Rudolf Merz, issato appena domenica scorsa dalla SonntagsZeitung in testa alla classifica dei grandi “perdenti” del 2009.

Presidente della Confederazione e nel contempo ministro delle finanze, Merz si è ritrovato in prima persona a dover gestire, o subire, i rovesci di un anno di crisi, caratterizzato da pesanti attacchi internazionali alla piazza finanziaria elvetica, che hanno fatto perfino vacillare il segreto bancario, uno dei pilastri istituzionali della Svizzera.

Crepe nel modello svizzero

Senza drammatizzare, nel 2009 il paese ha incassato i colpi più duri dal “grounding” della Swissair otto anni fa. Nel 2001, con il tracollo della compagnia aerea, uno degli emblemi di prestigio nazionale, la Svizzera era diventata per molti osservatori stranieri un paese un po’ più normale, in cui non tutto funziona necessariamente alla perfezione.

Quest’anno, invece, è affiorata soprattutto l’immagine di una nazione più vulnerabile. Per Le Monde, il modello elvetico ha mostrato quest’anno delle “crepe”. “Votazione anti-minareti, caso Polanski, soppressione parziale del segreto bancario: il paese considerato un paradiso si ritrova in preda i dubbi”, scrive in dicembre il quotidiano francese. Ancora più duro Le Figaro: “L’Elvezia assomiglia ormai ad un coniglio cacciato da uno stormo di falchi”.

Le prime crepe al modello svizzero e in particolare al segreto bancario giungono già in febbraio, quando il governo svizzero si vede costretto ad approvare un accordo estragiudiziale concluso tra l’UBS e le autorità americane. La banca svizzera, accusata di aver aiutato attivamente migliaia di cittadini americani a frodare il fisco negli Stati uniti, accetta di rivelare i dati di oltre 250 clienti.

Breccia aperta

L’attacco della giustizia americana apre una storica breccia, nella quale s’infilano subito diversi vicini europei, principali partner economici della Svizzera. In prima fila la Germania, il cui ministro tedesco Peer Steinbrück paragona in marzo gli svizzeri agli indiani, “contro i quali non è sempre necessario mandare la cavalleria. Basta che sappiano che c’è”.

Non meno teneri gli attacchi giunti dalla Francia, dove l’offensiva contro il segreto bancario è guidata dallo stesso presidente Sarkozy. O dall’Italia, dove il terzo scudo fiscale orchestrato da Giulio Tremonti prende di mira la piazza finanziaria ticinese ed è accompagnato da pesanti misure, tra cui una retata senza precedenti presso le filiali delle banche svizzere nella Penisola.

“In meno di un mese, presa dalla morsa di Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati uniti, la Confederazione ha deciso di cedere alle pressioni. Suonano di venerdì 13 le campane a morto per il segreto bancario”, scrive La Repubblica il 13 marzo, giorno in cui Merz annuncia che il governo svizzero accetta gli standard imposti dall’OCSE, nel tentativo di sfuggire alla lista grigia dei paradisi fiscali.

Nervi a dura prova

“Il 2009, in politica estera, ha messo a dura prova i nostri nervi”, ha riconosciuto pochi giorni fa la ministra degli affari esteri Micheline-Calmy-Rey. “Abbiamo dovuto giocare continuamente ai pompieri. È stato un anno veramente difficile”.

A mettere a dura prova i nervi del governo elvetico vi è stata anche la lunga vertenza con la Libia sulla sorte dei due ostaggi svizzeri trattenuti dalle autorità di Tripoli. Chiedendo scusa al leader libico Muammar Gheddafi, per l’arresto di suo figlio Hannibal nel 2008 a Ginevra, e annunciando a più riprese l’imminente liberazione degli ostaggi, Merz si è giocato parte della sua credibilità e si è sottoposto per mesi ad enormi pressioni interne.

La Svizzera è stata inoltre al centro di pesanti critiche dall’estero per l’arresto del regista Roman Polanski, ricercato dalla giustizia americana, e per la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti, adottata a fine novembre dal popolo svizzero. Un voto che “viola la libertà di culto”, per il settimanale Der Spiegel, e che “deve far vergognare la Svizzera e preoccupare l’Europa”, secondo The Guardian.

Capacità di resistere

“Nel 2009 la Svizzera si è ritrovata così sulla difensiva”, osserva la Neue Zürcher Zeitung. Per 24 Heures, il governo “ha dato l’impressione di subire gli avvenimenti e di avere difficoltà a parlare con una sola voce” in situazioni di crisi.

Un’impressione condivisa da diversi altri commentatori, che evidenziano tuttavia anche una notevole capacità di resistenza da parte del Consiglio federale e dello stesso Merz. È stato un “annus horribilis”, ma la Svizzera “non cola a picco”, rileva il domenicale Sonntag.

“Dato da anni per morto, il modello elvetico ha mostrato la sua capacità di resistere proprio in tempi di crisi”, afferma anche Weltwoche, ricordando i punti forti che rimangono alla Svizzera: “In tutti gli ambiti più importanti ci posizioniamo ancora oggi meglio dei vicini europei. La disoccupazione è più bassa, l’indebitamento è contenuto e il calo della congiuntura è stato fronteggiato finora abbastanza bene”.

Armando Mombelli, swissinfo.ch

Cronologia

1° gennaio: Ueli Maurer dell’Unione democratica di centro entra a far parte del governo.

10 febbraio: UBS annuncia una perdita di quasi 20 miliardi di franchi nel 2008, la più alta della storia economica svizzera.

18 febbraio: accusata di aver aiutato migliaia di clienti americani a frodare il fisco, UBS versa una multa di oltre 900 milioni di franchi e consegna informazioni su 250 clienti alla giustizia americana.

13 marzo: il governo svizzero annuncia concessioni sul segreto bancario e accetta di adeguarsi agli standard dell'OCSE sull’assistenza amministrativa in materia fiscale.

2 aprile: annunciando la fine del segreto bancario, il G20 pone la Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali.

31 luglio: per evitare un procedimento giudiziario, UBS accetta di fornire i dati di 4'450 clienti americani alle autorità fiscali degli Stati uniti.

20 agosto: il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz porge le sue scuse alla Libia per l’arresto, nel luglio 2008 a Ginevra, di Hannibal Gheddafi, figlio del leader libico Muammar Gheddafi.

15 settembre: scatta in Italia il terzo scudo fiscale del ministro Giulio Tremonti.

16 settembre: Didier Burkhalter del Partito liberale radicale viene eletto in governo al posto del dimissionario Pascal Couchepin.

26 settembre: ricercato da oltre 30 anni dalla giustizia americana, il regista Roman Polanski viene arrestato a Zurigo.

27 ottobre: la guardia di finanza italiana perquisisce 76 filiali di banche svizzere in Italia.

29 novembre: l’iniziativa popolare che chiede di vietare la costruzione di nuovi minareti viene approvata dal 57% dei votanti.

1° dicembre: i due ostaggi svizzeri in Libia vengono condannati a 16 mesi di detenzione da un tribunale di Tripoli. Un secondo processo è in programma a inizio gennaio.

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