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«Mobilitare le ministre per i diritti delle donne»

Micheline Calmy-Rey rilancia la problematica della violenza sulle donne Keystone

È quanto auspica Micheline Calmy-Rey, che il prossimo 15 marzo riceve a Ginevra alcune colleghe straniere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2004 - 15:24

L'iniziativa della ministra degli esteri svizzera segna l'inizio della sessione annuale della Commissione dei diritti dell'uomo.

Dare visibilità e risonanza, nei programmi governativi, alla lotta contro le violenza sulle donne: è lo scopo della riunione indetta dalla ministra svizzera.

In quest'ottica, Micheline Calmy-Rey ha invitato le donne che, come lei, rivestono la carica di ministra degli affari esteri, in tutto una ventina, provenienti da tutte le parti del mondo.

L'incontro si svolge nell'ambito della Commissione dei diritti dell'uomo, che si riunisce per la sua sessione annuale a Ginevra dal 15 marzo al 23 aprile.

swissinfo: Le sue colleghe ministre hanno risposto all'invito?

Micheline Calmy-Rey: Finora, la metà delle ministre invitate hanno confermato la loro partecipazione. Un successo. E le ragioni sono molteplici.

La politica estera consiste anche nel creare intrecci e stabilire relazioni. Da questo punto di vista, ritengo sia molto importante che le ministre possano rafforzare le loro relazioni, parlarsi e capirsi.

Inoltre, in quanto donne, siamo particolarmente toccate dalla difesa dei diritti umani. Soprattutto per quanto concerne la promozione e il rispetto dei diritti della donna, che sono lungi dall'essere pratica corrente, nonostante la maggior parte dei paesi li abbiano integrati nella legge e nella costituzione.

È quindi molto importante che le ministre si mobilitino per questa causa.

swissinfo: Che tipo di misure o di appello scaturirà da questo incontro?

M. C.-R.: Quest'incontro informale serve innanzitutto a conoscerci meglio e ad imparare a lavorare insieme. Detto ciò, ci esprimeremo nel quadro della Commissione dei diritti dell'uomo e cercheremo di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei governi sulle violenze contro le donne.

Speriamo quindi che questa azione possa permettere di dare il via a misure effettive, a livello nazionale e internazionale.

In seguito al nostro incontro del 15 marzo, dovremmo pure adottare una dichiarazione comune, alla quale stiamo attualmente lavorando.

swissinfo: L'anno scorso lei si è battuta per una riforma della Commissione dei diritti dell'uomo. A che punto è ora?

M. C.-R.: L'idea ha seguito il suo corso e quest'anno sono stati compiuti progressi in questa direzione. La Svizzera, il Canada e la Norvegia hanno avanzato delle proposte in tal senso.

swissinfo: Lei ha in particolare proposto di riservare l'accesso alla Commissione ai soli stati che hanno ratificato i trattati di fondazione dei diritti umani. Non c'è il rischio di trasformare la Commissione in un club per paesi ricchi?

M. C.-R.: Io non ho proposto niente. Ho posto delle domande critiche, che hanno suscitato un'eco. Innanzitutto, anche nei paesi ricchi ci sono delle violazioni dei diritti umani. In questa problematica non c'è dunque alcuna divisione tra paesi innocenti del nord e paesi colpevoli del sud.

D'altronde, la Commissione dev'essere aperta a tutti i paesi. Ciò nonostante, non fa male valutare i progressi in materia di diritti umani compiuti dagli stati che vogliono entrare a far parte della Commissione.

Ricordo inoltre che i diritti della persona umana costituiscono pure un impegno fondamentale della politica estera della Svizzera. Si trovano al centro della sua azione in favore dello sviluppo e della promozione della pace.

Se non c'è rispetto per i diritti dell'uomo, non ci sono né sviluppo né pace duraturi.

swissinfo: Lei ha pure proposto , per la Svizzera, la creazione di una Commissione nazionale dei diritti dell'uomo. Un'idea che è andata avanti?

M. C.-R.: Il progetto si trova tuttora in fase di esame, e non è ancora stato sottoposto al governo.

swissinfo: L'insieme della politica estera della Svizzera integra concretamente la difesa dei diritti umani?

M. C.-R.: Spesso, la politica estera è una questione di coerenza e di coordinazione. Perché se la Svizzera vuole avere un impatto sulla scena internazionale, deve parlare con una sola voce.

Per questo, lavoriamo in continuazione per integrare i diritti dell'uomo nei nostri programmi e nell'azione dei nostri diplomatici. E non si tratta di uno dei compiti più facili.

swissinfo, Anne Nelson e Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione dal francese: Fabio Mariani)

Fatti e cifre

Nel mondo, secondo Amnesty International, ogni anno 2 milioni di ragazzine sono sottoposte a mutilazioni genitali.
Negli Stati Uniti, ogni anno vengono violentate 700'000 donne.
In Svizzera, ogni anno muoiono 40 donne per atti di violenza coniugale.

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