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"Il Sud è la passione di tutta la mia vita"

Jean-François Giovannini, una vita spesa per la solidarietà e il Sud. Jean-François Giovannini

Presidente del Festival internazionale del film di Friburgo, l’ambasciatore Jean-François Giovannini pensa al suo impegno come se fosse innato. Intervista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 marzo 2005 - 17:00

Già vice direttore dell’aiuto svizzero allo sviluppo, Giovannini guarda alle sfide del mondo contemporaneo con una certa inquietudine.

Ambasciatore e stratega di un festival quasi esclusivamente consacrato alla produzione cinematografica dei paesi del Sud, Jean-François Giovannini ha, in particolare, rappresentato la Svizzera al primo Vertice della Terra a Rio de Janeiro nel 1992.

Membro degli organi dirigenti della Croce Rossa, della Fondazione Hirondelle e dell’Azione quaresimale, il friburghese ha lasciato la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) nel 2001. Ma la sua è una pensione decisamente attiva.

swissinfo: Vede dei parallelismi tra la sua attività alla DSC e il suo attuale impegno al Festival di Friburgo?

Jean-François Giovannini: La DSC ha un mandato fissato dalla legge sulla cooperazione e lo sviluppo che le chiede di spiegare al pubblico svizzero i paesi in via di sviluppo, i loro problemi, le loro culture.

L’aiuto allo sviluppo non è concepito come un gesto di carità, ma come un atto di scambio e di conoscenza. E il film è sempre stato uno strumento particolarmente adeguato. Non il film di svizzeri partiti alla scoperta del Sud, bensì quello che esprime il punto di vista dei cineasti del Sud.

Alla DSC ero anche responsabile dell’informazione. Conoscevo il festival in qualità di rappresentante di una delle sue principali fonti di finanziamento. Ecco perché sono stato scelto. Conoscevano il mio interesse per il festival e le mie conoscenze in questo campo. Non sarei mai stato avvicinato, e neppure avrei accettato di dirigere il Festival di Soletta o di Locarno. La mia passione sono le relazioni Nord-Sud.

swissinfo: Alla sua età molte persone si ritirano per darsi al giardinaggio o viaggiare. Che cosa la spinge ad impegnarsi in una nuova causa?

J-F.G.: Il Sud è la passione di tutta la mia vita. All’età di 12 o 13 anni leggevo libri sull’America Latina, divoravo letteralmente la letteratura del Terzo mondo.

All’inizio, a Berna, non c’erano attività di cooperazione e di aiuto allo sviluppo. Non appena sono state avviate, mi sono annunciato.

Secondo il medesimo ordine di idee, è chiaro che se mi si offre la possibilità di lavorare per "Infanzia del mondo", per il Festival di Friburgo o per la Croce Rossa, colgo la palla al balzo. Direi di più: queste attività mi mantengono in vita. Non ho per nulla voglia di andare in pensione.

swissinfo: Lei è credente. La fede ha influenzato il suo cammino nel campo della solidarietà?

J-F.G.: Non saprei. Ma credo che sarei stato interessato alle tematiche Nord-Sud in ogni caso. Non per dovere. No. Ma per sincera e pura passione. Al di là dello sviluppo sostenibile, la grande sfida del nostro tempo è la giustizia nel mondo.

swissinfo: Che cosa rappresenta per lei il Sud? La cattiva coscienza del Nord?

J-F.G.: No, affatto. Osserviamo relazioni disuguali tra Nord e Sud. E una certa forma di sfruttamento. Ma il Nord non è diventato ricco sulle spalle del Sud. La cattiva coscienza non c’entra. Io parlerei piuttosto di senso di responsabilità. Penso che noi siamo cittadini del mondo. Apparteniamo tutti, nel destino, ad una medesima comunità.

Quando una parte del mondo vive una situazione di catastrofe, le conseguenze raggiungono anche i nostri lidi. Degradazione del clima, implosione delle società, impossibilità di viaggiare: non possiamo escluderci dal mondo!

swissinfo: Su scala internazionale, la Svizzera si è sempre profilata attraverso questo tipo di problematiche. Come giudica il lavoro svolto oggi?

J-F.G.: La nostra non appartenenza all’Unione europea ci conferisce una piccola voce supplementare, che resta tuttavia molto vicina al pensiero degli altri paesi europei. Pensiamo ad una società mondiale che rispetti i diritti dell’essere umano, compresi i diritti economici, sociali e la parità tra donne e uomini.

Il nostro approccio è prevalentemente politico. Si tratta di permettere lo sviluppo delle società dove si sta bene. E, in questo contesto, c’è ancora molto da fare. Questo tipo di approccio si spiega attraverso l’esperienza stessa della Svizzera, del suo federalismo, della sua democrazia in costante progresso.

La consigliera federale Micheline Calmy-Rey è inoltre portatrice di visioni molto umaniste. La voce della Svizzera, oggi, è la voce della coscienza, non soltanto di interessi a corto termine. La Svizzera è un buon cittadino del mondo, così almeno credo. Occupa il suo spazio nella città mondiale.

swissinfo: Alle sue spalle una vita di impegni. Di fronte al mondo come si presenta attualmente, non si sente mai scoraggiato?

J-F.G.: Ho cominciato la mia vita professionale in India. La povertà era e resta tuttora immensa. I problemi non si contano. E sin dall’inizio vi ho visto un impegno per almeno duecento anni. Non si costruisce una società sul modello scandinavo o svizzero in due mesi. Se consideriamo il mondo in questa ottica, da cinquant’anni a questa parte i risultati cominciano a vedersi.

Molte, troppe vite scompaiono a causa dei conflitti militari. E’ il principale motivo di dolore. Ma il mondo ha comunque compiuti passi avanti importanti. Specialmente nel campo dell’educazione, della presa a carico autonoma delle persone. Rispetto a vent’anni fa, i poveri si organizzano.

Restano tuttavia enormi problemi irrisolti. A cominciare dal limite fisico del pianeta. La capacità del globo ad assorbire CO2 è praticamente esaurita. E in questo campo i paesi ricchi dovrebbero fare molto di più. Sono molto preoccupato. Stiamo risolvendo un vecchio problema. Ed eccone già dei nuovi.

intervista swissinfo, Pierre-François Besson
(traduzione e adattamento Françoise Gehring)

Fatti e cifre

La 19esima edizione del Festival internazionale del Film di Friburgo si terrà dal 6 al 13 marzo.
I vincitori saranno proclamati la mattina del 13 marzo.
In programma: 189 sedute e circa 100 proiezioni, esposizioni fotografiche, seminari e dibattiti.
Il budget del Festival, sostenuto anche dalla DSC, è di 1,6 milioni di franchi.

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In breve

Jean-François Giovannini è nato a Brunnen nel 1936. Sposato, padre di due figli, studia scienze economiche e politiche a Friburgo, Milano e Londra.

Entra nella DSC nel 1968 e dal 1992 al 2001 ne è il direttore supplente. Nel 2001 è consigliere della delegazione svizzera alla Conferenza di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Nel 2005 presiede la sua seconda edizione del Festival del film di Friburgo.

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