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"Il sangue di Zugo non deve avvelenare la cultura politica del paese"

La solidarietà con le vittime di Zugo davanti al Palazzo del Parlamento Keystone

Davanti all'edificio governativo di Zugo, un flusso ininterrotto di persone è venuto ad esprimere sostegno ai famigliari delle vittime, deponendo fiori e accendendo candele. Il Consiglio federale ha espresso il suo cordoglio, ma ha anche riaffermato che il gesto del folle omicida non deve mettere in discussione i valori fondamentali della democrazia elvetica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 settembre 2001 - 18:16

Persone di ogni età, gruppi di adolescenti, mamme con i loro bambini, si fermano in raccoglimento, alcuni con le lacrime agli occhi. Centinaia di mazzi di fiori e candele ricoprono il suolo. Numerosi i messaggi, su uno dei quali c'é scritto «non si può capire, si può solo accettare».

«Questa ondata di solidarietà mi dà il coraggio e la forza di continuare a fare il mio lavoro», ha detto Bisig. Comunque, ancora sconvolto, ha affermato di avere difficoltà a svolgere la sua funzione. «Sono come paralizzato», ha dichiarato Bisig, ringraziando nel contempo tutti i governi svizzeri e stranieri per le numerose testimonianze di solidarietà.

La reazione del Consiglio federale

La strage, compiuta ieri nel parlamento di Zugo, non deve mettere in questione le istituzioni democratiche svizzere e i contatti diretti fra popolazione e autorità. Ne è convinto il Consiglio federale che oggi ha deciso di non adottare misure di protezione supplementari per garantire la propria sicurezza. Il governo opta invece per un maggior ascolto del prossimo. In altre parole dà la priorità alla prevenzione delle cause invece che agli effetti di simili azioni.

Il gesto estremo di un individuo animato da una collera incredibilmente violenta nei confronti dello Stato non deve separare le autorità e i politici dai cittadini. Al contrario un simile avvenimento deve avvicinarli maggiormente, ha dichiarato oggi ai giornalisti il portavoce del Consiglio federale Achille Casanova.

«La tragedia di Zugo dovrebbe incitarci tutti a dare maggior prova di solidarietà verso il prossimo e ad accordare più attenzione alle preoccupazioni e alle difficoltà degli altri», ha proseguito Casanova. La democrazia diretta e il sistema di milizia devono continuare a garantire l'integrazione dei cittadini. Paura e insicurezza non devono avere alcuna chance.

La sicurezza per i politici

I dispositivi di protezione dei consiglieri federali sono regolarmente valutati e adattati in funzione dei pericoli vigenti, ha spiegato la portavoce dell'Ufficio federale di polizia Danièle Bersier. Per evidenti motivi, i servizi incaricati della sicurezza non forniscono nessuna informazione sui provvedimenti che vengono adottati.

I servizi di sicurezza possono comunque solo formulare raccomandazioni: ogni membro del governo rimane libero di accettare o rifiutare le proposte. Gli esperti ritengono d'altro canto che per escludere qualsiasi rischio di un'aggressione dovuta a un raptus di follia bisognerebbe adottare misure disproporzionate.

Quanto ai deputati federali, hanno diritto a una protezione personale soltanto nell'ambito delle attività parlamentari, non nel quadro della vita di privati cittadini. Solo in casi particolari, ad esempio se un parlamentare è gravemente minacciato, i servizi di sicurezza emettono raccomandazioni. Affinché queste siano efficaci, è indispensabile la collaborazione del parlamentare in questione.

La Svizzera finora si è sempre distinta per una facilità di contatto diretto con i politici e le autorità in generale. I ministri elvetici si incontrano ovunque - in strada, nei ristoranti, sui mezzi pubblici di trasporto, nei grandi magazzini - senza scorta. In genere i dispositivi di sicurezza per le autorità elvetiche sono peraltro molto discreti.

swissinfo e agenzie

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