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"Il peggior nemico dell'essere umano sono le sue tasche"

Jorge Mario Bergoglio, il primo argentino a sedere sul trono di Pietro. RSI-SWI

Il denaro o meglio il suo uso sbagliato: è questo che allontana l'essere umano da Dio e lo spinge, tra le altre cose, a fare la guerra, afferma Papa Francesco in una lunga intervista alla Radiotelevisione svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2023
Paolo Rodari, RSI

Dalla guerra in Ucraina e le guerre in generale all'omosessualità, passando per il clima e gli abusi sessuali: è un'intervista a tutto campo quella concessa da Papa Francesco alla Radiotelevisione svizzera RSI in occasione dei dieci anni della sua ascesa al soglio pontificio.

Un'intervista in cui non mancano anche accenni alla Svizzera – un Paese "che ha una personalità propria" ma nello stesso tempo "universale" – e di cui vi proponiamo alcuni estratti.

+ Potete ritrovare qui l'intervista integrale a Papa FrancescoLink esterno

Più volte ha fatto appelli per la pace nel mondo. Le guerre sono tante. Ma perché si fa così fatica a capire il dramma della guerra? Sennò ci si fermerebbe, no?

Papa Francesco: Per me la guerra è un crimine, è una cosa che non va. In poco di più di cent’anni ci sono state tre guerre mondiali: ’14-’18, ’39-’45, e questa che è una guerra mondiale. È cominciata a pezzetti e adesso nessuno può dire che non è mondiale. Perché le grandi potenze sono tutte invischiate. E il campo di battaglia è l’Ucraina. Lì lottano tutti.

Anche questo fa pensare all’industria delle armi, no? La grande industria. Un tecnico mi diceva: se per un anno non si producessero le armi si risolverebbe il problema della fame nel mondo. È un mercato. Si fa la guerra, si vendono le armi vecchie, si provano quelle nuove… Due mesi fa si parlava di qualche drone strano, stavano provando armi nuove. Stanno provando. Le guerre servono per questo, per provare gli armamenti. Se provassero altre cose di promozione umana, penso all’educazione, all’alimentazione e alle medicine, sarebbe bello.

A proposito della guerra nei giorni scorsi a Sanremo Roberto Benigni ha citato un articolo della Costituzione italiana che dice che l’Italia ripudia la guerra. E ha detto che se tutti avessero questo articolo nella loro Costituzione non ci sarebbe più la guerra. Però è difficile…

È difficile, ci sono gli interessi. Il peggiore nemico dell’essere umano sono le sue tasche. Il diavolo entra dalle tasche. A me ha sempre colpito quando Gesù dice che non si può servire due Signori. "O tu servi Dio…". Io mi aspettavo che dicesse "o servi il diavolo", ma non dice il diavolo. Dice "o tu servi Dio o servi il denaro". È curioso. Gesù demonizza l’uso sbagliato del denaro. Quando una persona non sa usare bene il denaro per l’educazione, per la famiglia, per aiutare gli altri e lo usa egoisticamente, finisce male, finisce senza Dio, lontano da Dio, con un Dio che sono le tasche.

Anche il conflitto mondiale in corso adesso viene da questo secondo lei?

Sì, c'è sempre qualcosa da mettere dentro [in tasca].

Papa Francesco e Vladimir Putin durante un incontro al Vaticano il 4 luglio 2019. Keystone / Alessandro Di Meo / Pool

Prima del conflitto ha incontrato più volte Vladimir Putin. Se lo incontrasse oggi cosa gli direbbe?

Gli parlerei chiaramente come parlo in pubblico. È un uomo colto. Mi sono offerto di andare da lui. Il secondo giorno della guerra sono stato all’ambasciata di Russia presso la Santa Sede a dire che ero disposto ad andare a Mosca a patto che Putin mi lasciasse una finestrina per negoziare. Mi scrisse Serghei Lavrov [il ministro degli esteri, ndr] dicendo "bene, grazie tante, ma non è il momento".

So che Putin ha sentito questo, sa che io sono a disposizione, ma lì ci sono interessi imperiali, non solo dell’impero russo, che è imperiale dal tempo di Pietro I, Caterina II, ma degli imperi di altre parti. Ci sono degli imperi. E il proprio dell’impero è mettere al secondo posto le nazioni.

E con il patriarca Kirill che rapporti ha?

Ho parlato con lui al telefono… Avevo pianificato un anno fa un secondo incontro con Kirill. Ma con la guerra abbiamo sospeso e lo abbiamo rimandato a dopo la guerra. L’altro giorno è venuto il metropolita Antonij, che è il secondo di Kirill, un bravo ragazzo, è stato parroco a Roma, è venuto con una lettera di Kirill. Teniamo sempre il contatto con loro, con i patriarchi ortodossi. Con Bartolomeo siamo fratelli. Uno bravo è quello dei copti Teodoro II, un uomo di Dio. Ma io ho un buon contatto con tutti.

Quali altre guerre lei sente più vicine a lei?

Il conflitto dello Yemen, che dura da più di dieci anni. La Siria, anche da più di dieci anni. I poveri Rohingya del Myanmar che soffrono. Perché queste sofferenze, quando la pace è così bella e ti fa andare avanti bene? Le guerre fanno male. Non è lo spirito di Dio che guida una guerra. Io non credo nelle guerre sante.

Anche se in passato c’è chi ci ha creduto.

Sì, ma è un'altra epoca storica. 

Benedetto ha iniziato e lei ha continuato questo percorso rispetto agli abusi sessuali commessi dai preti sui minori. Tanti passi in avanti ma perché il problema comunque rimane?

Siamo umani. Conosce le statistiche? Sono terribili. Il 40% degli abusi avviene nella famiglia e nei quartieri. E questo ancora oggi. Poi il mondo dello sport, poi le scuole… Il 3% è commesso da preti cattolici. È poco? No, è troppo! Anche se fosse uno solo sarebbe una brutalità perché il prete è per far crescere, per santificare e non per rovinare una vita con l’abuso. E per questo Benedetto ha avuto il coraggio di dire: No, avanti.

Non è facile. A volte ti vengono comunicate false accuse e devi discernere. Delle volte sono vere e bisogna andare avanti. Abbiamo preso decisioni anche con qualche vescovo. Quando un abuso va avanti si fa l’indagine. Dallo scandalo di Boston, dove è iniziato tutto, ad oggi la Chiesa è andata avanti. Tre mesi fa ho avuto una riunione con persone di un gruppo che lavora in Brasile. Hanno detto: nel mondo della famiglia è il 46%. Si copre. Oggi nel mondo delle famiglie o nei quartieri fanno lo stesso di quello che noi facevamo prima. Adesso noi non copriamo, ma ci sono accuse e miserie umane, tante, dei peccati dei preti e dei vescovi, ma dobbiamo andare avanti, Dio è più grande di questo. Dio non ci perdonerà se non andiamo avanti.

Lei ha ricevuto più volte anche le vittime. Cosa dice loro?

Io le ascolto. Una volta è stato bello, in Irlanda. Erano sei o sette adulti, ognuno con la sua storia. Da ragazzi sono stati abusati. Dovevo chiedere perdono nell’omelia del giorno dopo. E ho detto: perché non facciamo insieme l’omelia del giorno dopo? È stato bellissimo quell’incontro perché mi hanno aiutato a capire il mistero di questo. Sono bravi con la sofferenza che portano avanti.

Anche un’altra volta è venuto un gruppo di uomini inglesi che erano stati abusati in un collegio. Adesso sono vecchi, vennero abusati da bambini. A quel tempo si copriva tutto. È una miseria umana. Ma una delle cose che non riesco a capire è la pedopornografia virtuale. Si filmano dal vivo. Sai in quale Paese si fa, in quale città? Nessuno lo sa. I servizi segreti non possono capire dove succede? Dal tuo cellulare puoi guardarlo e ti semina il male dentro. Tu vedi come è abusato un bambino, con le cose più sporche. Questa è un appello rivolto a tutti: quando sapete che succede questo denunciate. È importante.

Papa Francesco accolto dall'allora presidente della Confederazione Alain Berset durante la sua visita in Svizzera nel giugno 2018. © Keystone / Peter Klaunzer

Che idea si è fatto della Svizzera?

La Svizzera ha personalità propria ma è universale. Quando nelle guerre la Svizzera rimane neutrale non è acqua distillata, non è lavarsene le mani, è una vocazione di equilibrio, di unità. Io voglio bene agli svizzeri. È curioso: ogni provincia ha la propria personalità. Lo vedo qui nelle guardie. Quelli che vengono dal Ticino sono più vicini a noi, quelli di Ginevra sono più francesi, e quelli della parte tedesca hanno un’altra personalità, ma sono bravi. Gli svizzeri hanno una bella umanità.

La Svizzera è stato anche terreno fertile per la riforma. Lutero, Calvino, originariamente volevano riformare la Chiesa, purificarla. Anche oggi il protestantesimo ha nel suo Dna questa vocazione. Cosa pensa?

Credo che la Chiesa vada sempre riformata. Quel detto, Ecclesia sempre reformanda est… I santi fanno lo stesso. Lutero e Calvino erano uomini di buona volontà. Ma erano momenti brutti quando è avvenuto questo distacco delle Chiese. Adesso col dialogo ecumenico stiamo ricucendo, come fratelli. Grazie a Dio possiamo pregare insieme, possiamo fare la carità insieme, viaggiare insieme e fare lentamente… 

E poi i teologi studiano per mettere l’unità. C’è un grande teologo ortodosso morto nei giorni scorsi, Ioannis Zizioulas, che ha presentato la Laudato si’ qui. Questo grande teologo specialista in escatologia diceva "noi facciamo il bene, preghiamo e andiamo insieme, ma che i teologi studino". Davanti alla domanda: quando sarà il momento in cui si metteranno d’accordo? Rispondeva: "Forse nell’escatologia". Aveva il senso dell’umorismo. Ma l’importante è camminare insieme, come fratelli. Non lottiamo ma per favore facciamo del bene insieme e preghiamo insieme.

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