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Migrazione italiana I ricordi della tragedia di Robiei nel libro "Cielo di stelle"

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La sera del 15 febbraio 1966 si consumò sul cantiere della centrale idroelettrica di Robiei la più grave tragedia sul lavoro nel Canton Ticino.

Il maggiore tributo di sangue fu pagato dagli operai italiani impiegati nella costruzione dell’imponente infrastruttura a 2'000 metri di altitudine tra l’Alta Valle Maggia (Bavona) e la Val Bedretto: morirono 17 persone, tra cui due pompieri di Locarno, a causa delle esalazioni di gas che ristagnava in un cunicolo d’adduzione dell’impianto idroelettrico lungo 13 chilometri tra Robiei (Val Bavona) e Stabiascio (Bedretto). 

Ma a uccidere fu anche la concatenazione fatale degli eventi e l’imperizia di tecnici e responsabili, come evidenziò il processo che si celebrò sei anni dopo a Cevio, in cui furono inflitte due condanne a 9 e 6 mesi sospesi con la condizionale per omicidio colposo a due dirigenti.

Una tragedia che fu preceduta l’anno prima, il 30 agosto del 1965, dalla sciagura di Mattmark (Vallese) in cui 88 operai, in gran parte italiani (56), addetti alla costruzione della diga, morirono sotto la valanga che si abbatté sulle baracche del cantiere. E, soprattutto, dal disastro di Marcinelle 10 anni prima, in cui le vittime italiane nella miniera belga furono 136 su un totale di 262.

Tutti tragici fatti che contribuirono a modificare la percezione in alcuni Paesi ricchi dell’Europa nei confronti degli immigrati del Belpaese, che con il loro lavoro contribuivano al loro benessere.

Ma nel libro “Cielo di Stelle, Robiei 15 febbraio 1966” di Erminio Ferrari, appena pubblicato da Edizioni Casagrande di Bellinzona, il dramma avvenuto nell’Alto Ticino costituisce quasi solo un pretesto per dare libero sfogo ai suoi ricordi, quelli di giovane cronista che dopo 25 anni dalla tragedia curò un servizio speciale per un giornale locale sentendo i protagonisti sopravvissuti a quei fatti, tra cui Angelo Da Dalto che riuscì miracolosamente a salvarsi dopo essere svenuto all’interno della galleria. E dalle memorie dei testimoni viene ricostruita l'evoluzione dei sentimenti della gente comune rispetto al fenomeno dell'immigrazione degli italiani.