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È morto Alexander Solgenitsyn

Solgenitsyn al suo arrivo alla stazione di Zurigo, nel febbraio 1974 Keystone

Lo scrittore russo Alexander Solgenitsyn, esponente del dissenso nei confronti del regime sovietico, è deceduto domenica sera all'età di 89 anni, colpito da un infarto nella sua abitazione moscovita.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 agosto 2008 - 10:01

Solgenitsyn – che ha vissuto in Svizzera per due anni durante il periodo dell'esilio – fu insignito nel 1970 del Premio Nobel per la letteratura: tra i sui titoli più noti figurano «Una giornata di Ivan Denisovic» (1962) e «Arcipelago Gulag» (a partire dal 1973).

Attraverso queste due opere, Solgenitsyn ha fatto conoscere al mondo la realtà della vita quotidiana nei campi di concentramento staliniani, in cui lo scrittore fu detenuto per un decennio a partire dal 1945, con l'accusa di aver criticato Stalin in una lettera inviata a un amico.

Oltre alla propria esperienza personale, in «Arcipelago Gulag» Solgenitsyn sfruttò le testimonianze di altri ex prigionieri ed effettuò ricerche sulla storia del sistema penale sovietico.

A causa della popolarità conquistata in occidente, Solgenitsyn diventò inviso al regime sovietico: il 13 febbraio del 1974 fu espulso dall'Unione Sovietica e privato della cittadinanza russa.

Dalla Svizzera,,,

Due giorni più tardi, passando per la Germania, Alexander Solgenitsyn giunse nella Confederazione. Il suo arrivo fu accolto con grande entusiasmo per il fatto che un personaggio della sua levatura aveva scelto la Svizzera quale patria d'adozione (anche perché il suo avvocato vi risiedeva).

Alla stazione di Zurigo, il celebre dissidente venne salutato dagli applausi della folla accorsa per rendergli omaggio. Alcune settimane più tardi, Solgenitsyn fu raggiunto dal resto della sua famiglia: moglie, suocera e quattro figli.

Lo scrittore, che conosceva la lingua tedesca, affermò in un'intervista di apprezzare assai la democrazia elvetica e il suo ruolo discreto sulla scena internazionale. Egli restò inoltre favorevolmente impressionato dalla «Landsgemeinde», a cui ebbe l'occasione di assistere.

In Svizzera, Solgenitsyn - racconta a swissinfo Georges Nivat, professore di letteratura russa all'Università di Ginevra e suo traduttore - fu però sorvegliato strettamente dal KGB.

Inoltre, lo scrittore ebbe un contenzioso con il fisco elvetico in merito a una fondazione creata a Zurigo per sostenere finanziariamente le vittime dei gulag.

...agli Stati Uniti

Nel 1976, Solgenitsyn e i famigliari decisero quindi di trasferirsi negli Stati Uniti, a Cavendisch (Vermont), accogliendo un invito dell'università di Stanford. L'8 giugno 1978 gli venne conferita una laurea ad honorem in letteratura dalla Harvard University.

Nei successivi diciassette anni – oltre a portare in tutto il mondo la sua testimonianza di dissidente – Solgenitsyn ha lavorato al suo ciclo di romanzi storici «La ruota rossa» completati nel 1992; egli portò inoltre a termine numerosi lavori più brevi.

Ritorno in patria

Alla fine dell'Unione Sovietica, il presidente Boris Eltsin restituì a Solgenitsyn la nazionalità russa. Egli ritornò però in patria soltanto nel 1994, insieme alla moglie. Nelle sue ultime opere, lo scrittore ha criticato il potere dei nuovi oligarchi e la decadenza della Russia, appoggiando senza remore la chiesa ortodossa.

In particolare, in opposizione al nazionalismo estremo, egli ha difeso un patriottismo moderato e autocritico: «Era un nazionalista moderato ma intransigente sugli aspetti essenziali, favorevole all'indipendenza di tutti i territori che non volevano essere russi», ha spiegato Georges Nivat.

«Ha avuto una vita splendida, poiché completamente decisa da lui stesso. Egli era uno scrittore-lottatore che ha scelto fin dall'adolescenza che cosa intendeva fare durante la propria esistenza», ha concluso il professore.

swissinfo e agenzie

Solgenitsyn e il comunismo

«Quel che mi è toccato in sorte nel Gulag ebbe un grande effetto sulle mie convinzioni e sui miei punti di vista nel corso degli anni. Mi fornì una chiara visione dettagliata su tutto ciò che il bolscevismo significava e sul comunismo sovietico e fu questo, in conclusione, a permettermi di penetrare in maniera approfondita nelle condizioni della nostra esistenza».

Alexander Solgenitsyn, intervista a Repubblica, 10 novembre 2006

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Principali opere tradotte

Divisione cancro (1967);
Il primo cerchio (1969);
Reparto C (1969);
Una candela al vento (1970);
Agosto 1914 (1971);
Arcipelago Gulag (1973-1978);
Lettera ai leaders sovietici (1974);
Vivere senza menzogna (1974);
La quercia e il vitello: saggi di vita letteraria (1975);
Discorsi americani (1976);
Lenin a Zurigo (1976);
Tutto il teatro (1976);
Tre storie (1986);
Come ricostruire la nostra Russia? (1990);
La questione russa alla fine del secolo XX (1995);
Ego (1995);
Duecento anni insieme, vol. 1 «Ebrei e russi prima della rivoluzione» (2003);
Miniature (2006);
Duecento anni insieme, vol. 2 «Ebrei e russi durante il periodo sovietico» (2007).

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